Errata segnalazione alla centrale rischi: niente risarcimento se l'azienda era gia' in crisi

| 31/08/2020

Commento a cura dell'avv. Vittorio Provera
Partner - Trifirò & Partners Avvocati

Con pronuncia del 1 luglio 2020 n. 13264 la Corte di Cassazione ha statuito che, in caso di erronea segnalazione alla Centrale rischi della Banca d'Italia di una posizione debitoria, la stessa non determina un diritto al risarcimento del danno patrimoniale e/o extrapatrimoniale , qualora l'Azienda interessata aveva difficoltà economiche e finanziarie da anni .

La vicenda trae origine da un'azione avviata da una società ( indicheremo come FF) la quale aveva convenuto avanti il Tribunale di Latina una Banca ( che chiameremo Alfa), lamentando che questa avrebbe segnalato erroneamente alla Banca d'Italia un'esposizione di FF verso altri Istituti di Credito. Per tale motivo, secondo l'attrice, altre banche avrebbero revocato e ridotto gli affidamenti richiedendo il rientro; con un discredito anche commerciale.

Si costituiva la Banca contestando le domande e facendo presente di aver rettificato dopo soli due mesi la segnalazione senza alcun danno di immagine; in ogni caso si negava il nesso causale tra la segnalazione ed i pregiudizi lamentati.

Il Tribunale di Latina, con sentenza 19/02/2008, accoglieva le domande, condannando Alfa al pagamento di un risarcimento danni di 1.641.000,00 euro. La Corte di Appello di Roma; con pronuncia n. 897 del 10/02/2017 confermava la decisione. La Banca proponeva ricorso avanti alla Corte di Cassazione, formulando diversi motivi di censura. In particolare rilevava che la riduzione e chiusura dei crediti ed affidamenti non erano correlati alla erronea segnalazione alla Centrale Rischi.

In sede di merito, infatti, si era trascurato di considerare che FF era in difficoltà finanziaria già da anni; la redditività del capitale investito era pressoché nulla; i flussi di cassa erano limitati a cica 400 milioni di vecchie lire a fronte di una esposizione debitoria di oltre 8 miliardi e mezzo di lire; i crediti in sofferenza ammontavano a circa un miliardo e mezzo di lire e la società era sottocapitalizzata.

Tutte circostanze, documentate in CTU, che non erano state prese in esame. Tale doglianza è stata ritenuta fondata, per la Cassazione si era decisa la causa "come se la FF fosse una società florida ed in attivo". Così operando è stato omesso un necessario accertamento sull'esistenza di un duplice nesso causale:

a) un primo nesso tra la condotta illecita ( segnalazione alla centrale rischi) e la contrazione di finanziamenti o la perduta possibilità dell'accesso al credito;

b) un secondo nesso tra la contrazione di finanziamento e il peggioramento dell'andamento economico del soggetto danneggiato.

In motivazione si è sottolineato che "le pregresse condizioni economiche patrimoniali della Società che assume di essere stata danneggiata … costituiscono un fatto materiale rilevante e centrale per l'accertamento del danno in esame che la sentenza di appello ha effettivamente trascurato di esaminare: sia in sé, sia in relazione alla illegittima segnalazione alla centrale rischi". La sentenza è stata dunque cassata, con rinvio, per verificare se dette pregresse critiche condizioni abbiano causato o concausato o accelerato il danno di cui si è richiesto il risarcimento.

Sotto altro profilo, la Suprema Corte ha anche rilevato che il danno non patrimoniale o all'immagine in favore di persone giuridiche non può mai ritenersi come in re ipsa; al contrario vi è un obbligo di effettiva dimostrazione da parte di colui che ne pretenda il risarcimento. In capo alle società, inoltre, il pregiudizio deve superare una soglia minima di tollerabilità più elevata rispetto alle persone fisiche: il danno all'immagine è risarcibile solo se vi sia una tangibile gravità. Nella sentenza in esame mancava la necessaria indagine "sulla diffusione della notizia diffamatoria, sulla sua percepibilità da parte della collettività; sulla possibilità, per fornitori e clienti di connettere il declino societario a quella notizia, piuttosto che ad altri fattori ; sulla eccedenza del danno rispetto alla soglia della normale tollerabilità" ;anche sul punto la sentenza è stata cassata. La decisione è senz'altro condivisibile, identificando correttamente gli oneri probatori ed il perimetro di indagine che devono essere soddisfatti per affermare una responsabilità della Banca in caso di errata segnalazione di sofferenza, anche al fine di evitare abusi

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