Busta arancione e previdenza complementare per amministratori e professionisti

| 26/05/2016 08:57

di Angelo Paletta, Docente di management


In queste settimane l'INPS ha avviato le spedizioni delle buste arancioni, che dovrebbero raggiungere circa 7 milioni di italiani. I calcoli previsionali mostrano che, insieme ai precari, gli imprenditori ed i professionisti risulteranno tra quelli più penalizzati nella terza età. Questi, per evitare nel futuro di subire una forte decurtazione del loro potere di acquisto, devono fin da subito impiegare soluzioni di previdenza complementare. Il Trattamento di Fine Mandato (TFM), anche detto Indennità di Fine Mandato, è una delle soluzioni giuridiche e fiscali che si possono attuare in combinazione con adeguati strumenti di tipo finanziario (Agenzia delle Entrate, circolare n. 3/E del 28 febbraio 2012).

Infatti, l'esigenza che sta sorgendo tra i lavoratori è quella di provvedere a ridurre il gap economico che sarà cagionato dal tasso di sostituzione, che è dato dal rapporto tra il primo assegno pensionistico e l'ultimo compenso mensile percepito.

In verità, l'INPS da anni aveva programmato di diffondere tra la popolazione una maggiore consapevolezza circa i futuri trattamenti previdenziali costruiti sul sistema contributivo. Merito del presidente Tito Boeri è quello di aver avviato in queste settimane tale operazione.

Le buste arancioni contengono lettere in cui vi sono le credenziali di accesso al portale web dell'Istituto di Previdenza, dove i contribuenti possono calcolare con maggiore dettaglio la pensione futura attesa. Inoltre, sono indicate la data prevista di pensionamento, la proiezione dell'ultima retribuzione o del reddito percepiti, il valore del primo assegno di pensione ed il relativo tasso di sostituzione al lordo e al netto di tasse e contributi. Infatti, tramite un software l'INPS ha predisposto la stima – informativa e non certificativa – di una proiezione pensionistica, costruita sui contributi versati, su quelli mancanti fino alla maturazione dei requisiti per il pensionamento e su parametri macroeconomici che concorrono a determinare l'età pensionabile e l'importo della pensione (es. andamento del PIL, aspettativa di vita certificata dall'ISTAT). Il software online, inoltre, permette di precisare la stima pensionistica inserendo i dati della retribuzione e della data di pensionamento per vecchiaia, così da poter anche valutare un'uscita dal mondo del lavoro anticipata (c.d. APE).

Per il momento, l'INPS ha reso disponibile il servizio di calcolo online per i lavoratori con contribuzioni versate al Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti, alle Gestioni Speciali dei Lavoratori Autonomi (Artigiani e Commercianti, Coltivatori diretti, coloni e mezzadri) e alla Gestione separata e gli iscritti alla Gestione Dirigenti di aziende industriali (ex-INPDAI). Nel corso del 2016 tale servizio sarà esteso anche ai dipendenti pubblici e agli altri lavoratori con contribuzioni versate nei diversi fondi e nelle gestioni amministrate dall'INPS.

Il Trattamento di Fine Mandato per imprenditori e professionisti

In questa situazione di incertezza previdenziale, lo Stato italiano ha tutto l'interesse di favorire spontanee iniziative di previdenza complementare da parte dei privati.
Il TFM può essere attribuito ai componenti dell'organo di gestione di una società di capitali. Il medesimo trattamento può essere praticato verso i soci delle associazioni professionali che ricoprono incarichi amministrativi, sempreché lo statuto dell'associazione lo preveda.

L'Indennità di Fine Rapporto, anche detta Trattamento di Fine Mandato (TFM), è una di queste forme incentivate e regolamentate dalla stessa Agenzia delle Entrate. L'Amministrazione fiscale, infatti, a norma dell'art. 105 del TUIR, ha prima dato una risposta affermativa ad un interpello del 22 maggio 2008 sulla deducibilità dell'accantonamento dell'indennità di fine rapporto. Poi, il 28 febbraio 2012, ha direttamente disciplinato la fattispecie con la Circolare n. 3/E relativa all'art. 24, comma 31, del Decreto-Legge 6 dicembre 2011 n. 201.

Nello specifico, il TFM è un libero accordo tra una società di capitali e i suoi amministratori consistente in un accantonamento annuo a loro favore, da erogarsi alla cessazione del rapporto. Per l'azienda figura come un costo totalmente deducibile, e come tale riduce l'imponibile; per gli amministratori è un compenso aggiuntivo tassato in misura ridotta.

Sebbene il TFM non sia imposto da alcuna legge, una volta che viene definito è poi regolato dalla normativa vigente. Questo compenso aggiuntivo per gli amministratori è una sorta di liquidazione, equiparabile nella sostanza al Trattamento di Fine Rapporto (TFR) previsto per i lavoratori dipendenti. Però, a differenza del TFR – che è disciplinato dall'art. 2120 del Codice civile – nel caso del TFM per gli amministratori non esiste una norma civilistica che ne stabilisca l'obbligo di applicazione o l'esatto ammontare, né tanto meno esistono disposizioni previdenziali o sindacali che possano sostituire o integrare le disposizioni di legge. In genere, il TFM viene gestito attraverso strumenti assicurativi di tipo finanziario, come le polizze vita (art. 1882 c.c.), aventi il vantaggio di soddisfare le esigenze sia di risparmio sia di protezione dell'imprenditore o del professionista.

Il TFM è di rilevante interesse anche per le tante piccole start-up che vengono costituite da giovani imprenditori, che scelgono la formula della s.r.l. semplificata ai sensi dell'art. 2463-bis del Codice civile. Sebbene l'atto costitutivo abbia una struttura predefinita dal Ministero della Giustizia (D.M. 23 giugno 2012 n. 138), all'ultimo punto dell'oggetto sociale è comunque inseribile la possibilità di sottoscrivere strumenti finanziari e assicurativi per l'indennità di fine mandato degli amministratori.

Caratteristiche del Trattamento di Fine Mandato

Il TFM conviene all'azienda per la sua deducibilità piena e immediata delle somme annualmente accantonate, così come è deducibile il TFR dei lavoratori subordinati. Nel bilancio aziendale, infatti, il TFM è un costo che l'impresa sopporta ed in quanto tale riduce l'imponibile. Il TFM conviene al percettore per la facoltà di optare per il regime della tassazione separata (art. 17 TUIR) – per importi fino ad 1 milione di euro – in alternativa a quello ordinario Infatti, l'art. 24, co. 31, del D.L. 201/2011 stabilisce che «alla quota delle indennità di fine rapporto di cui all'articolo 17, comma 1, lettere a) e c), del testo unico delle imposte sui redditi (TUIR), approvato con Decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, erogate in denaro e in natura, di importo complessivamente eccedente euro 1.000.000 non si applica il regime di tassazione separata di cui all'articolo 19 del medesimo TUIR. Tale importo concorre alla formazione del reddito complessivo. Le disposizioni del presente comma si applicano in ogni caso a tutti i compensi e indennità a qualsiasi titolo erogati agli amministratori delle società di capitali».

Il TFM attuato con le polizze assicurative vita

È utile evidenziare che normalmente il compenso di fine carica attribuito all'amministratore viene versato annualmente su un piano di accumulo (c.d. PAC), con vantaggi sia di ordine fiscale che di risparmio previdenziale. Se questo piano adottasse uno strumento di tipo assicurativo, le somme accantonate tramite i premi versati acquisterebbero ulteriori pregi giuridici. Infatti, sia l'art. 1923 del Codice civile sia le Sezioni Unite Civili della Corte di Cassazione con la sentenza n. 8271 del 31 marzo 2008, sanciscono l'impignorabilità e l'insequestrabilità delle polizze vita. I capitali versati in buona fede per il TFM di un amministratore, pertanto, sarebbero salvaguardati sia in caso di fallimento dell'azienda, sia per contenziosi di tipo civile in cui siano coinvolti l'azienda o l'amministratore.

La polizza vita scelta per il TFM, però, non deve essere di tipo "unit linked" o "index linked", altrimenti verrebbe meno la presunzione della finalità previdenziale del risparmio in favore di quella speculativa (Tribunale di Parma, sentenza n. 1107 dell'11 giugno 2010).
Non per ultimo, il TFM realizzato con polizze vita permette di soddisfare molteplici esigenze per i componenti dell'organo di gestione di una società di capitali:

a) esigenze di risparmio per fini previdenziali: le somme versate nella polizza a premi annuali ricorrenti confluiscono in un fondo di gestione separato dal patrimonio della Compagnia assicurativa; ciò significa che tali capitali siano tutelati per legge e si possano rivalutare nel corso del tempo;

b) esigenze di protezione: le polizze vita utilizzate per il TFM, generalmente, garantiscono fin da subito una prestazione assicurativa in caso di vita dell'assicurato alla scadenza o una prestazione assicurativa in caso di premorienza dell'assicurato a favore dei beneficiari dell'amministratore da lui designati o dell'azienda stessa;

c) esigenze di liquidità: le somme accantonate annualmente fino all'erogazione del TFM possono essere date in pegno a terzi – pur continuando a maturare gli interessi – in ragione del credito derivante dal contratto.

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