Falsa attestazione delle presenze nelle pubbliche amministrazioni. La stretta sui "furbetti del cartellino"

| 14/07/2016 16:20


Con il decreto legislativo 20 giugno 2016, n. 116 - entrato in vigore il 13 luglio scorso - il Governo, su delega del Parlamento, è intervenuto sul Testo Unico del Pubblico Impiego (d.lgs. 165/2001), modificando talune disposizioni in materia di licenziamento disciplinare ed in particolare, l'art. 55 quater.

La nuova normativa incide su un tema diventato di attualità a seguito dei recenti episodi, balzati agli onori delle cronache, di dipendenti pubblici "scoperti" a timbrare il cartellino per altri colleghi, fornendo una interpretazione autentica del concetto di "falsa attestazione delle presenze": è da considerarsi tale "qualunque modalità fraudolenta posta in essere, anche avvalendosi di terzi per far risultare il dipendente in servizio o trarre in inganno l'amministrazione presso la quale il dipendente presta servizio circa il rispetto dell'orario di lavoro dello stesso".

E' importante evidenziare che la norma specifica che della violazione risponderà anche chi abbia agevolato con la propria condotta attiva o omissiva la condotta fraudolenta.

Nel caso in cui il dipendente pubblico venga scoperto "in flagranza ovvero mediante strumenti di sorveglianza o di registrazione degli accessi o delle presenze", dovrà essere necessariamente sospeso cautelarmente, con atto motivato, entro 48 dalla conoscenza del fatto, e senza obbligo di audizione preventiva dell'interessato.

Resta inteso che l'eventuale ritardo, come precisato dal Legislatore, "non determina la decadenza dall'azione disciplinare né l'inefficacia della sospensione del responsabile". Il ritardo può però valere a configurare la responsabilità disciplinare del soggetto obbligato a procedere alla sospensione nei termini innanzi indicati.

Con riguardo alla individuazione del legittimato (e obbligato) alla sospensione, il decreto legislativo precisa che "la sospensione è disposta dal responsabile della struttura in cui il dipendente lavora o, ove ne venga a conoscenza per primo, dall'ufficio competente di cui all'art. 55-bis, comma 4", ovvero l'ufficio competente per i procedimenti disciplinari che ciascuna Amministrazione deve individuare secondo il proprio ordinamento.

Previste tempistiche piuttosto serrate anche per la procedura disciplinare vera e propria.

Contestualmente alla sospensione, l'Ufficio competente per i procedimenti disciplinari dovrà procedere alla contestazione disciplinare dei fatti addebitati al dipendente.

Il dipendente verrà quindi convocato con un preavviso di almeno 15 giorni per rendere le proprie difese, e ove ritenga potrà farsi assistere da un procuratore o da un rappresentante sindacale.

Nelle more, il dipendente destinatario della contestazione è legittimato a rendere giustificazioni scritte.

Il procedimento va concluso entro 30 giorni dal suo avvio: anche in questo caso l'eventuale ritardo, fermi restando i possibili profili di responsabilità dell'Ufficio competente, non invalida la procedura disciplinare, "purché non sia irrimediabilmente compromesso il diritto di difesa del dipendente e non si sia superato il termine per la conclusione del procedimento di cui all'art. 55 bis, comma 4", ovvero 120 giorni.

Entro 15 giorni dall'avvio del procedimento disciplinare, dovrà altresì essere inviata denuncia al pubblico ministero, nonché segnalazione alla competente procura regionale della Corte dei conti, la quale si occuperà di valutare se ricorrano i presupposti per una azione di responsabilità per danno all'immagine.

Puniti anche i dirigenti "inerti": qualora abbiano acquisito conoscenza del fatto e omettano di procedere alla sospensione ed all'avvio della procedimento innanzi descritto, commettono illecito disciplinare, salvo che sussista un giustificato motivo alla base della loro omissione, sanzionabile con il licenziamento.