L'autista che, svolgendo prestazioni discontinue, rivendica lo straordinario, deve fornire la prova rigorosa del suo svolgimento

27/07/2016 15:17

di Stefano Trifirò e Mariapaola Rovetta, Trifirò & Partners Avvocati



Tribunale di Milano, Sentenza n° 2862, 22 luglio 2016

Un autotrasportatore assunto come autista discontinuo è ricorso al Giudice del lavoro di Milano per chiedere l'accertamento della natura continuativa della propria attività lavorativa secondo le previsioni del CCNL di settore. Lo stesso ha chiesto, dipendentemente da tale riqualificazione, il riconoscimento del lavoro straordinario e le conseguenti differenze retributive, nonché il risarcimento del danno da attività usurante (facchinaggio).


Le rivendicazioni del ricorrente si fondavano sulla qualificazione delle pause godute durante l'orario di attività, come attività de facto lavorativa e di facchinaggio. Il lavoratore allegava a fondamento delle proprie rivendicazioni alcune trascrizioni dei dati cronotachigrafi registrati nel corso della propria attività e chiedeva l'ammissione della prova testimoniale.


La società, costituendosi in giudizio, si opponeva alle rivendicazioni del lavoratore, specificando che quest'ultimo aveva più volte espressamente accettato l'applicazione della qualificazione discontinua al proprio contratto. La società eccepiva, inoltre, l'irrilevanza probatoria dei dischi cronotachigrafi, peraltro incompleti, e la genericità dei capitoli di prova formulati da parte avversa.


Il Giudice del lavoro, accogliendo le tesi della società, ha ritenuto che la distinzione tra le due ipotesi lavorative (autista continuo o discontinuo) è rinvenibile nella circostanza che il lavoratore svolga in concreto pause di riposo durante la propria attività.

L'autista, inoltre, si è limitato a proporre i dischi acriticamente senza dare conto delle attività svolte ed a formulare capitoli di prova generici.

Nondimeno proprio la documentazione versata in atti dall'autista sconfessava radicalmente la fondatezza delle rivendicazioni e dei capitoli probatori, dando conto i dati dei dischi della correttezza di quanto sostenuto dalla società sulle modalità di svolgimento dell'attiva lavorativa.


Non avendo quindi il lavoratore fornito alcun elemento per giustificare tale evidente discrasia, né ad ulteriore fondamento delle proprie rivendicazioni, il Giudice ha integralmente respinto il ricorso.

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