Il decreto legislativo recante disposizioni integrative e correttive dei decreti attuativi del Jobs Act

| 03/10/2016 08:35


di Tommaso Targa e Maddalena Saccaggi, Trifirò & Partners Avvocati

Lo scorso 23 settembre è stato approvato in via definitiva lo schema di decreto legislativo recante disposizioni integrative e correttive dei decreti legislativi nn. 81, 148, 149, 150 e 151 del 2015. Si tratta di aggiunte e modifiche che toccano la quasi totalità dei decreti attuativi della legge delega n. 183/2014 (il c.d. Jobs Act).



Due integrazioni significative riguardano le tipologie contrattuali speciali previste dal d. lgs. 81/2015: l'apprendistato (artt. 41-47) e il lavoro accessorio (artt. 48-50).


Per quanto riguarda l'apprendistato, vengono apportate modifiche all'art. 45 del d.lgs. 81/2015 che disciplina il terzo tipo di apprendistato, ossia l'apprendistato di alta formazione e ricerca. I fruitori di tale tipologia contrattuale sono giovani tra i 18 e i 29 anni, i quali possono essere assunti in tutti i settori di attività, pubblici o privati, con contratto di apprendistato per il conseguimento di titoli di studio universitari e di alta formazione, compresi i dottorati di ricerca, i diplomi relativi ai percorsi degli istituti tecnici superiori, per attività di ricerca, nonché per il praticantato per l'accesso alle professioni ordinistiche. Il datore di lavoro che intende stipulare un tale contratto deve sottoscrivere un protocollo con l'istituzione formativa a cui lo studente è iscritto o con l'ente di ricerca, che stabilisce la durata e le modalità, anche temporali, della formazione a carico del datore di lavoro.

La novità introdotta dal decreto correttivo riguarda la procedura di accesso, che viene facilitata, al fine di promuovere una forma contrattuale moderna e incentivante sia per il giovane, che per il datore di lavoro, e anche per l'università o l'ente di ricerca. Infatti, al comma 4 dell'art. 45 la regolamentazione e la durata del periodo di apprendistato di alta formazione e ricerca, per i profili che attengono la formazione, è rimessa alle regioni (e alle province autonome di Trento e Bolzano), non più "in accordo", ma dopo il decreto correttivo "sentite" le associazioni territoriali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, le università, gli istituti tecnici superiori e le altre istituzioni formative o di ricerca. In sostanza, mentre in precedenza era necessario che le regioni raggiungessero una intesa con le associazioni di categoria, adesso è sufficiente che queste ultime siano state consultate. Inoltre, in assenza delle regolamentazioni regionali, il decreto correttivo del Jobs Act fa chiarezza e sancisce che per l'attivazione dei percorsi di apprendistato di alta formazione e ricerca si faccia riferimento al decreto ministeriale disciplinato al successivo art. 46.

Quanto al lavoro accessorio (artt. 48-50 del d. lgs. 81/2015) ossia i c.d. voucher, il decreto correttivo precisa la procedura dell'art. 49 comma 3, per cui i committenti imprenditori (sia non agricoli che – dopo il decreto correttivo - anche quelli agricoli) o professionisti che ricorrono a prestazioni occasionali di tipo accessorio sono tenuti a comunicare alla direzione territoriale del lavoro competente, attraverso modalità telematiche (compresi sms o posta elettronica): i dati anagrafici, il codice fiscale del lavoratore, il luogo, il giorno e l'orario della prestazione lavorativa. Ai fini della tracciabilità del lavoro accessorio, la comunicazione deve avvenire prima dell'inizio della prestazione, precisamente il decreto correttivo specifica almeno 60 minuti prima.

In entrambe le discipline contrattuali toccate dal decreto correttivo – apprendistato e lavoro accessorio – vengono fatte modifiche procedurali che in apparenza potrebbero sembrare di poco conto. Tuttavia esse garantiscono un incentivo all'apprendistato di alta formazione e ricerca, e una tutela contro gli abusi dei voucher. In quest'ottica, vanno lette anche le disposizioni correttive al d.lgs. 149/2015, relativo all'attività ispettiva. La prima consente al Ministero del Lavoro di impartire direttive all'Ispettorato Nazionale del Lavoro anche con specifico riferimento al corretto utilizzo del lavoro accessorio. La seconda include, tra le misure di contrasto della lavoro sommerso e irregolare, quelle dirette ad evitare un uso improprio dei tirocini professionali.

In materia di ammortizzatori sociali, vanno segnalate due modifiche al procedimento per la concessione della CIGO e della CIGS (artt. 15 e 25 del d.lgs. 148/2015). Nel procedimento di concessione della CIGO, è consentita la presentazione tardiva della domanda "per eventi oggettivamente non evitabili".

In quello sulla CIGS, il decreto correttivo ha abbreviato il periodo intercorrente tra la data di presentazione della domanda e quella di inizio della sospensione o riduzione dell'orario di lavoro (nella versione originaria dell'art. 25, tale termine non poteva essere inferiore a 30 giorni, mentre ora non può essere superiore a 30 giorni).

È stato, inoltre, introdotto nella disciplina dei contratti di solidarietà espansiva (art. 41 del d.lgs. 148/2015) il comma 3bis che consente la trasformazione dei contratti di solidarietà difensiva in contratti di solidarietà espansiva "a condizione che la riduzione complessiva dell'orario di lavoro non sia superiore a quella già concordata".

Una novità riguarda anche i controlli a distanza. Modificando l'art. 4 dello Statuto dei Lavoratori, come sostituito dal Jobs Act, il decreto correttivo prevede che, in mancanza di accordo con le OO.SS., gli impianti e gli strumenti di controllo a distanza possono essere installati previa autorizzazione della sede territoriale dell'ispettorato nazionale del lavoro o, in alternativa, nel caso di imprese comunità produttive dislocate negli ambiti di competenza di più sedi territoriali, della sede centrale dell'ispettorato nazionale del lavoro.


Infine, il Governo ha introdotto due correzioni alla disciplina sulle dimissioni telematiche (art. 26 del d.lgs. 151/2015). Da un lato, viene espressamente esclusa tale disciplina per i lavoratori alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni. Dall'altro, all'elenco dei soggetti abilitati alla trasmissione delle dimissioni telematiche (che, nella versione originaria del d.lgs. 151/2015, erano solo le organizzazioni sindacali, gli enti bilaterali e le commissioni di certificazione) sono stati aggiunti i consulenti del lavoro e le sedi territoriali dell'ispettorato nazionale del lavoro.

Le modifiche entreranno in vigore il giorno successivo a quello della pubblicazione del decreto sulla Gazzetta Ufficiale.