Il punto sui Dispositivi di Protezione Individuale (D.P.I.)

11/10/2017 14:17

Commento a cura del Dott. Antonio Ianniello


L'art. 74 comma 1 del d.l.gs. 81/2008 fornisce la nozione dei Dispositivi di Protezione Individuale (D.P.I.), definendoli come "qualsiasi attrezzatura destinata ad essere indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciare la sicurezza o la salute durante il lavoro, nonché ogni completamento o accessorio destinato a tale scopo". Si tratta di formula onnicomprensiva, il cui tratto caratteristico è rappresentato dall'elemento funzionale: l'idoneità dell'attrezzatura (qualsivoglia essa sia) a fungere da presidio di interessi fondamentali, quali la salute e la sicurezza individuale.


Il comma 2 della medesima norma, con una tecnica legislativa sensibilmente diversa, contiene invece un'elencazione puntuale di attrezzature e materiali esclusi dalla categoria dei D.P.I. (gli indumenti di lavoro ordinari e le uniformi non specificamente destinati a proteggere la sicurezza e la salute del lavoratore; le attrezzature dei servizi di soccorso e di salvataggio, ecc).


La disposizione in commento assolve una funzione di non poco rilievo nell'economia del decreto Sicurezza, essendo fondamentale, ad esempio, sapere se una tuta costituisce un semplice indumento di lavoro o D.P.I., posto che in tale ultimo caso sorgono specifici obblighi non solo a carico del Datore di Lavoro, ma anche del lavoratore e di altri soggetti esterni all'organigramma aziendale.


Infatti la normativa che disciplina i D.P.I., a differenza della restante parte del Testo Unico, investe la responsabilità (civile e penale) oltre che del datore di lavoro, dei lavoratori e del dirigente, anche dei soggetti esterni all'azienda, come il fabbricante.


Il D.Lgs 81/08 a differenza del D.Lgs 626/94 (recante la disciplina previgente della Sicurezza sui luoghi di lavoro) e del D.Lgs 475/92 (Linee Guida per l'applicazione del D.Lgs 81/08) ha individuato con precisione anche gli obblighi e le responsabilità dei soggetti garanti della sicurezza in azienda. Datore di Lavoro e Dirigenti sono onerati dell'obbligo di fornire ai lavoratori i necessari ed idonei dispositivi di protezione individuale, previa consultazione con il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione ed il Medico Competente, ove presente e nominato.

Il Medico Competente, ove presente, conosce le patologie che angosciano i lavoratori, e per questo motivo, insieme al RSPP e al datore di lavoro, dovrà consigliare un D.P.I. che non sia idonea ad ingenerare un'ulteriore fonte di pericolo per il lavoratore. Si pensi al caso di un lavoratore affetto da ipoacusia, laddove la scelta del D.P.I. va fatta avendo cura di evitare di inficiare la residua capacità del lavoratore di udire i segnali di pericolo.


I dispositivi di protezione individuale sono suddivisi in tre categorie, secondo la gravità del rischio. Quelli di prima Categoria sono caratterizzati da una progettazione semplice, e presidiano il lavoratore da rischi di danni fisici di lieve entità.

Quelli di terza Categoria necessitano invece di una progettazione complessa, e sono destinati a salvaguardare il lavoratore da rischi di morte o lesioni gravi e di carattere permanente. Fanno parte della Seconda Categoria quelli che non rientrano nelle due categorie predette.


Le disposizioni di legge in materia affermano chiaramente che indossando ed utilizzando i D.P.I. si evita che i lavoratori possano ferirsi o che la loro salute possa essere compromessa. I D.P.I. devono essere utilizzati solo quando i pericoli di infortunio o di menomazione della salute non possono essere evitati o circoscritti in modo sufficiente tramite misure alternative (art. 75 del D.Lgs 81/08).


La scelta dei D.P.I., da parte del Datore di Lavoro, va fatta a seguito di un'attenta valutazione dei posti di lavoro. È importante coinvolgere un esperto in materia, specialista della sicurezza sul lavoro, così come è altrettanto importante coinvolgere i dipendenti interessati, per far testare sul lavoro i diversi modelli.


Con la dichiarazione di conformità il fabbricante/fornitore attesta che i D.P.I. sono conformi alla Direttiva 89/686/CEE e alle norme internazionali armonizzate. La dichiarazione di conformità deve essere presentata su richiesta delle autorità di vigilanza del mercato. Il rispetto dei requisiti essenziali di sicurezza e di tutela della salute deve essere confermato da diverse procedure di valutazione della conformità, a seconda della complessità dei D.P.I..

All'acquirente deve essere consegnato un opuscolo informativo per ogni D.P.I.. Ogni D.P.I. deve riportare la marcatura CE e il numero della Norma EN di riferimento utilizzata da costruttore per dichiararne la conformità (D.Lgs 475/92).


Il datore di lavoro è tenuto per legge a mettere a disposizione dei lavoratori i necessari D.P.I. e a provvedere affinché vengano utilizzati.

Da parte loro, i lavoratori hanno l'obbligo di utilizzare i D.P.I. laddove necessario.

Oltre al datore di lavoro anche i lavoratori possono essere multati in caso di mancato rispetto delle norme che disciplinano i D.P.I.; tuttavia è buona norma, da parte del datore di lavoro, un'azione preventiva nei confronti dei dipendenti volta a motivarli e ad indurli all'obbedienza delle disposizione sui D.P.I..

In quest'ottica appare il più delle volte sufficiente il comportamento esemplare del superiore per ottenere il cambiamento desiderato. Ma l'analisi della prassi purtroppo non disvela sempre una fenomenologia così semplice e piana.

Accade infatti che il dipendente si discosta, anche incolpevolmente, dalle prescrizioni in commento a causa di una negligenza informativa imputabile al datore, che non provvede a rendere edotti i lavoratori dei rischi connessi all'omesso utilizzo dei presidi individuali sulla sicurezza.

Per raggiungere tale obiettivo sarebbe auspicabile, quantomeno, che il datore, nel fornire ai dipendenti i dpi ritenuti più adeguati, provveda contestualmente ad un'informazione e ad un'istruzione specifica.