Durante l'assenza dal lavoro per malattia, svolge attività che ne pregiudicano la guarigione: legittimo il licenziamento

15/11/2017 15:36

Nota a cura degli avv.ti Stefano Beretta, Luca Peron e Tiziano Feriani - Studio legale Trifirò & Partners

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Un dipendente, durante l'assenza dal lavoro per malattia trascorreva le giornate svolgendo attività pesanti e faticose in proprio, incompatibili con la patologia e pregiudicanti una rapida guarigione e, quindi, un tempestivo rientro al lavoro.


La Società - accertato ciò tramite agenzia investigativa - gli contestava tale circostanza ed intimava il licenziamento per giusta causa.


Il lavoratore impugnava il licenziamento, ma il Tribunale di Novara, con sentenza emessa in questi giorni, lo ha ritenuto legittimo, enunciando i seguenti principi di diritto:

a) gli accertamenti effettuati dalla Società, tramite agenzia investigativa, circa le attività svolte dal dipendente durante l'assenza dal lavoro per malattia sono legittimi e, quindi, le prove ottenute attraverso i medesimi sono utilizzabili in giudizio. Ciò in quanto il datore di lavoro può "procedere, al di fuori di verifiche di tipo sanitario, ad accertamenti di circostanze di fatto rilevate in base all'osservazione del comportamento quotidiano del lavoratore, atte a dimostrare l'insussistenza della malattia o la non idoneità di quest'ultima a determinare uno stato d'incapacità lavorativa e, quindi, a giustificare l'assenza, ovvero lo svolgimento di altra attività in pendenza di malattia pregiudizievole per il recupero delle energie lavorative";

b) il Giudice può porre a fondamento della decisione qualsiasi prova acquisita agli atti e, quindi, anche le presunzioni, purché gravi, precise e concordanti. Infatti, "in tema di valutazione delle prove, nel nostro ordinamento, fondato sul principio del libero convincimento del giudice, non esiste una gerarchia di efficacia delle prove, nel senso che (fuori dai casi di prova legale) esse, anche se hanno carattere indiziario, sono tutte liberamente valutabili dal giudice di merito per essere poste a fondamento del suo convincimento" e, pertanto, "il convincimento del giudice sulla verità di un fatto può basarsi anche su una presunzione, eventualmente in contrasto con altre prove acquisite, se da lui ritenuta di tale precisione e gravità da rendere inattendibili gli altri elementi di giudizio ad essa contrari";

c) lo svolgimento di attività lavorativa in costanza di malattia non è, di per sé, vietato, a meno che - in "violazione dei doveri generali di correttezza e buona fede e degli specifici obblighi contrattuali di diligenza e fedeltà" - "tale attività esterna sia per sé sufficiente a far presumere l'inesistenza della malattia, dimostrando, quindi, una fraudolenta simulazione" oppure, "valutata con giudizio ex ante in relazione alla natura della patologia e delle mansioni svolte, possa pregiudicare o ritardare la guarigione e il rientro in servizio, con conseguente irrilevanza della tempestiva ripresa del lavoro alla scadenza del periodo di malattia";

d) l'espletamento, durante l'assenza per malattia, di attività idonee a pregiudicare la guarigione del dipendente e il suo pronto rientro in servizio può "far venir meno il rapporto fiduciario tra datore di lavoro e lavoratore" e, quindi, "integrare la nozione legale di giusta causa di licenziamento ex art. 2119 cod. civ.".