Le festività infrasettimanali "lavorate" solo con accordo

12/12/2017 11:25


COMMENTO A CURA DI Fabio Antonilli Confartigianato - Responsabile Settore Contrattuale - Direzione Poliche Sindacali e del Lavoro

Le festività infrasettimanali civili o religiose possono essere "lavorate" solo previo accordo individuale tra datore di lavoro e lavoratore ovvero tramite accordo sindacale stipulato da una organizzazione sindacale a cui il lavoratore abbia conferito esplicito mandato.
E' quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con la
Le festività infrasettimanali civili o religiose possono essere "lavorate" solo previo accordo individuale tra datore di lavoro e lavoratore ovvero tramite accordo sindacale stipulato da una organizzazione sindacale a cui il lavoratore abbia conferito esplicito mandato.
E' quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con la Sentenza del 23 novembre 2017 n. 27948 che ribadisce un consolidato orientamento dei giudici di legittimità (cfr. Cass. n. 22482/16, Cass. n. 16634/05).
Il caso scrutinato riguarda il ricorso in primo grado di alcuni lavoratori dipendenti di un'impresa che, in applicazione degli artt. 2 e 5 L. 260/49, artt. 2-3 L. n. 90/54, artt. 1362, 1363, 1368, 1371 c.c., con riferimento al CCNL Metalmeccanica Industria 7 maggio 2003, chiedevano il pagamento della retribuzione giornaliera per le festività dell'8 dicembre e/o del 6 gennaio, non lavorate per il rifiuto dei medesimi di prestare, come loro richiesto, attività lavorativa in dette giornate.
Il Supremo collegio, aderendo ai pronunciamenti dei primi due gradi di giudizio che avevano condannato l'impresa al pagamento dei predetti emolumenti, ritorna su un argomento già ben inquadrato da precedenti sentenze: il diritto soggettivo di ogni singolo lavoratore di astenersi dal lavoro in occasione delle festività infrasettimanali celebrative delle ricorrenze civili o religiose.
Nello specifico la Corte ha affermato che tale diritto costituisce la "regola" e che qualora la contrattazione collettiva intenda stabilire come "eccezione" che l'attività possa essere svolta anche nei giorni festivi può farlo ma deve tener conto (almeno) di due circostanze: 1) la fruizione delle festività non può essere subordinata alle esigenze aziendali di modo che per il datore di lavoro sia sufficiente invocare la sussistenza del presupposto di fatto per l'applicazione della norma contrattuale in regime di "eccezione"; 2) deve comunque essere tutelato il diritto del lavoratore di esercitare il suo rifiuto di lavorare, non può dunque essere stabilito nessun obbligo in proposito.
Né deve ritenersi legittimo - aggiunge la Corte - il provvedimento con cui il datore di lavoro impone al dipendente di prestare l'attività lavorativa nelle festività infrasettimanali poiché costituisce una violazione della L. n. 260/49. Esso è un atto nullo ed integra un inadempimento parziale del contratto di lavoro, sicché il rifiuto del lavoratore di prestare attività lavorativa è da ritenersi giustificato in base al principio "inadempienti non est adimplendum" ex art. 1460 c.c. e sul rilievo che gli atti nulli non producono effetti.
Pertanto, la sola modalità per derogare alla suddetta "regola" è l'accordo individuale tra datore di lavoro e lavoratore ovvero l'accordo sindacale stipulato da un sindacato a cui il lavoratore abbia conferito esplicito mandato. che ribadisce un consolidato orientamento dei giudici di legittimità (cfr. Cass. n. 22482/16, Cass. n. 16634/05).
Il caso scrutinato riguarda il ricorso in primo grado di alcuni lavoratori dipendenti di un'impresa che, in applicazione degli artt. 2 e 5 L. 260/49, artt. 2-3 L. n. 90/54, artt. 1362, 1363, 1368, 1371 c.c., con riferimento al CCNL Metalmeccanica Industria 7 maggio 2003, chiedevano il pagamento della retribuzione giornaliera per le festività dell'8 dicembre e/o del 6 gennaio, non lavorate per il rifiuto dei medesimi di prestare, come loro richiesto, attività lavorativa in dette giornate.
Il Supremo collegio, aderendo ai pronunciamenti dei primi due gradi di giudizio che avevano condannato l'impresa al pagamento dei predetti emolumenti, ritorna su un argomento già ben inquadrato da precedenti sentenze: il diritto soggettivo di ogni singolo lavoratore di astenersi dal lavoro in occasione delle festività infrasettimanali celebrative delle ricorrenze civili o religiose.
Nello specifico la Corte ha affermato che tale diritto costituisce la "regola" e che qualora la contrattazione collettiva intenda stabilire come "eccezione" che l'attività possa essere svolta anche nei giorni festivi può farlo ma deve tener conto (almeno) di due circostanze: 1) la fruizione delle festività non può essere subordinata alle esigenze aziendali di modo che per il datore di lavoro sia sufficiente invocare la sussistenza del presupposto di fatto per l'applicazione della norma contrattuale in regime di "eccezione"; 2) deve comunque essere tutelato il diritto del lavoratore di esercitare il suo rifiuto di lavorare, non può dunque essere stabilito nessun obbligo in proposito.
Né deve ritenersi legittimo - aggiunge la Corte - il provvedimento con cui il datore di lavoro impone al dipendente di prestare l'attività lavorativa nelle festività infrasettimanali poiché costituisce una violazione della L. n. 260/49. Esso è un atto nullo ed integra un inadempimento parziale del contratto di lavoro, sicché il rifiuto del lavoratore di prestare attività lavorativa è da ritenersi giustificato in base al principio "inadempienti non est adimplendum" ex art. 1460 c.c. e sul rilievo che gli atti nulli non producono effetti.
Pertanto, la sola modalità per derogare alla suddetta "regola" è l'accordo individuale tra datore di lavoro e lavoratore ovvero l'accordo sindacale stipulato da un sindacato a cui il lavoratore abbia conferito esplicito mandato.