DECRETO DIGNITA'

Il punto sul Decreto Dignità

03/08/2018 14:27


Commento a cura dell'avv.Franco Toffoletto, managing partner di Toffoletto De Luca Tamajo


Il cosiddetto Decreto Dignità in tema di diritto del lavoro ha principalmente un impatto sui contratti a termine, limitandone, di fatto, la durata a 12 mesi. Ogni proroga è oggi subordinata alle vecchie causali, e quindi assai rischiosa perché fonte quasi certa di contenzioso. Uno degli effetti del Jobs Act è stato la riduzione dei processi avanti il giudice del lavoro. Quindi, ancora una volta, invece di andare avanti si fa un passo indietro, probabilmente dannoso per l'occupazione e per le imprese.

Il D.L., sul quale è in corso il dibattito parlamentare per la conversione in legge, prevede che il contratto a termine possa avere una durata complessiva massima di 24 mesi e non più di 36. Il lavoratore può essere assunto senza vincoli causali per un massimo di 12 mesi, durante i quali anche eventuali proroghe non richiedono giustificazioni di sorta. Il contratto può avere, anche per effetto di proroga, una durata superiore (purché non eccedente i 24 mesi) solo in presenza di almeno una delle condizioni (causali) tassativamente indicate: a) esigenze temporanee e oggettive, estranee all'ordinaria attività, ovvero esigenze di sostituzione di altri lavoratori; b) esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili dell'attività ordinaria. La causale deve sempre essere indicata in caso di rinnovo, anche se non si eccede il limite dei 12 mesi. Il numero delle possibili proroghe è ridotto da 5 a 4 e la sanzione della conversione opera sin dalla quinta proroga.

Il testo della legge di conversione attualmente in discussione in Parlamento contiene due importanti proposte di modifica al decreto.

La prima riguarda i rinnovi e le proroghe dei contratti in essere.
I nuovi vincoli, di durata e causali, secondo il decreto, si applicano non solo ai contratti stipulati successivamente all'entrata in vigore della disciplina, ma anche ai rinnovi e alle proroghe dei contratti in corso. Nella legge di conversione invece, con ogni probabilità, sarà prevista l'applicazione delle nuove regole, oltre che ai contratti successivi all'entrata in vigore, ai rinnovi e alle proroghe contrattuali successivi al 31 ottobre 2018.

La seconda (probabile) modifica riguarda la somministrazione. L'obbligo di inserire la causale non riguarderà più il somministratore (come previsto nel decreto) bensì l'utilizzatore. Quindi anche il contratto commerciale tra utilizzatore e Agenzia di somministrazione sarà sottoposto alle nuove condizioni previste dal decreto.

L'importo dell'indennità riconosciuta ai lavoratori assunti dopo il 7 marzo 2015 illegittimamente licenziati viene aumentato da 4 a 6 mensilità dell'ultima retribuzione, mentre la misura massima è innalzata da 24 a 36 mensilità, conservando inalterato l'aumento proporzionale all'anzianità (2 mensilità per ogni anno di servizio). Quindi il riconoscimento dell'importo di 36 mensilità presuppone un'anzianità di servizio di almeno 18 anni (se il licenziamento è ingiustificato ed il lavoratore è stato assunto dopo il 7 marzo 2015).

È assai problematica, per i molti risvolti negativi e l'assenza di precise definizioni, la previsione di una sanzione per l'impresa che abbia percepito benefici statali e delocalizzi l'attività o una parte di essa in Stati non appartenenti all'UE. Difficile capire quando si ricadrà nella fattispecie soprattutto con riferimento al trasferimento di una parte dell'attività.