LICENZIAMENTO

Incostituzionale il Jobs Act nell'indennità di licenziamento commisurata solo all'anzianità di servizio

27/09/2018 10:36


Commento a cura dell'avv.Marcello Floris - Eversheds Sutherland


Era stata sollevata la questione nel giugno 2017; ieri è stata confermata la illegittimità costituzionale del Jobs Act, nella parte in cui prevede l' indennità di licenziamento commisurata solo rispetto all'anzianità di servizio.

Lo ha reso noto la Corte Costituzionale con un comunicato del 26 settembre 2018 con cui ha appunto dichiarato illegittimo l'art. 3 comma 1 del Decreto legislativo n. 23 del 2015 sul contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti nella parte che determina in modo rigido l'indennità spettante al lavoratore ingiustificatamente licenziato. Questa disposizione non era stata modificata dal successivo Decreto Legge n.87/2018, il così detto "Decreto dignità", e prevedeva un risarcimento di 2 mensilità per ogni anno di servizio, con un minimo di 4 ed un massimo di 24; riservando la reintegrazione a casi a pochi casi di eccezionale gravità tra cui in particolare i licenziamenti discriminatori.

Secondo la Corte Costituzionale la previsione di un'indennità così configurata, crescente solo in ragione della anzianità di servizio del lavoratore, è contraria ai principi di ragionevolezza ed uguaglianza e contrasta con il diritto e la tutela del lavoro sanciti dagli art. 4 e 35 della nostra Costituzione.

Il decreto legislativo n. 23 del 2015 aveva introdotto un meccanismo per sanzionare il licenziamento illegittimo in sostituzione di quello previsto dall'art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, applicabile ai soli lavoratori assunti a tempo indeterminato a partire dal 7 marzo 2015. La norma preclude qualsiasi discrezionalità valutativa del giudice che invece era prima esercitabile, pur secondo i criteri dell'art. 8 della legge 604/1966 e dell'art. 18 citato. Il sospetto di incostituzionalità era stato formulato in ragione della disciplina dell'indennità risarcitoria che compensa solo per equivalente il danno ingiusto subito dal lavoratore ed è destinata a prendere il posto del risarcimento in forma specifica costituito dalla reintegrazione, limitata a circoscritte ipotesi di massima illiceità. Pertanto, secondo l'ordinanza di rinvio che la Corte, a quel che pare condivide, la misura dell'indennità avrebbe dovuto essere ben più consistente ed adeguata.

Viceversa la previsione di un'indennità in misura particolarmente modesta, fissa e crescente solo in base all'anzianità di servizio non costituisce adeguato ristoro per i lavoratori assunti dopo il 7 marzo 2015 ingiustamente licenziati, viola il principio di uguaglianza e con esso l'art. 3 della Costituzione, differenziando ingiustificatamente tra vecchi e nuovi assunti. L'esiguità dell'indennità non soddisfa il test del bilanciamento dei contrapposti interessi in gioco imposto dal criterio di ragionevolezza.

Secondo l'ordinanza di rinvio la disciplina del Jobs Act incoraggia comportamenti di free riding con rischi molto contenuti per il datore di lavoro e differenzia in modo totalmente irragionevole situazioni simili, dal momento che l'indennità che il datore dovrà pagare ad esito del giudizio è predeterminata e prescinde dalla gravità dell'illegittimità. Sempre secondo l'ordinanza, l'art. 4 e l'art. 35 della Costituzione non possono dirsi correttamente applicati da una normativa come quella in esame che determina il diritto al lavoro con una valutazione molto modesta a paragone con la normativa della legge Fornero, 92/2012 ancora vigente, fissa e crescente in base al solo parametro della mera anzianità. L'art. 4 della Costituzione dice che la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendono effettivo questo diritto e l'art. 35 comma 1 afferma che la Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni.

Viceversa, per le argomentazioni sopra riassunte, la norma dichiarata incostituzionale pare introdurre un ripristino di fatto della libertà assoluta di licenziamento che annulla l'effetto vincolistico derivante dall'esistenza di fattispecie autorizzatorie inderogabili quali giusta causa e giustificato motivo.

Queste in estrema sintesi le motivazioni dell'ordinanza di rinvio. La sentenza della Corte Costituzionale sarà depositata presumibilmente nelle prossime settimane, ma naturalmente il vero problema sarà comprendere come potranno ora essere sanzionati i licenziamenti illegittimi dei lavoratori assunti dopo il 7 marzo 2015, dopo la dichiarazione di incostituzionalità della norma che stabiliva il criterio di determinazione dell'indennità di licenziamento e come verrà emendata la disposizione ritenuta incostituzionale