LAVORO

Contratti a Termine e somministrazione - I chiarimenti del Ministero del Lavoro

05/11/2018 10:33


Commento a cura dell'avv. Damiana Lesce – Studio Trifirò & Partners


Con la Circolare n. 17 del 31 ottobre 2018, con l'obiettivo di favorire l'uniforme applicazione della nuova disciplina e acquisito il parere dell'Ufficio legislativo espresso con nota del 30 ottobre 2018, il Ministero del Lavoro fornisce le prime indicazioni interpretative sul Decreto Dignità (convertito dalla legge 9 agosto 2018, n. 96) e sulle rilevanti novità alla disciplina del contratto di lavoro a tempo determinato e della somministrazione di lavoro.

Importanti chiarimenti si rinvengono della Circolare sul tema dell'efficacia delle disposizioni collettive in essere all'entrata in vigore della nuova normativa e sul rapporto tra contratto a termine e somministrazione a termine (presso lo stesso utilizzatore).

Diversamente, non sono pervenuti gli auspicati chiarimenti sul regime transitorio.

L'EFFICACIA DELLA VIGENTE CONTRATTAZIONE COLLETTIVA.
1.I contratti collettivi stipulati prima del 14 luglio 2018 che abbiano previsto una durata massima dei contratti a termine pari o superiore ai 36 mesi mantengono la loro validità̀ fino alla naturale scadenza
2.I contratti collettivi nazionali, territoriali o aziendali stipulati dalle associazioni sindacali comparativamente più̀ rappresentative sul piano nazionale (secondo la definizione degli stessi contenuta nell'articolo 51 del d.lgs. n. 81/2015) mantengono la loro validità̀ fino alla naturale scadenza del contratto collettivo, con riferimento ai limiti quantitativi fissati per il contratto a tempo determinato e la somministrazione a termine.
3.Il Decreto dignità non ha attribuito alla contrattazione collettiva alcuna facoltà di intervenire sul nuovo regime delle causali.
4.Qualora presso l'utilizzatore sia presente una percentuale di lavoratori, a termine e somministrati a termine con contratti stipulati in data antecedente al 12 agosto 2018, superiore a quello fissato dalla legge, i rapporti in corso potranno continuare fino alla loro iniziale scadenza, ma non sarà̀ possibile effettuare nuove assunzioni né proroghe fino a quando il datore di lavoro o l'utilizzatore non rientri entro i nuovi limiti.

FORMA SCRITTA ED INDICAZIONE DEL TERMINE.
1.La data di scadenza del rapporto non può essere indicata né essere, quindi desunta da elementi esterni al contratto. In alcune situazioni, il termine del rapporto di lavoro può desumersi indirettamente in funzione della specifica motivazione che ha dato luogo all'assunzione, come in caso di sostituzione della lavoratrice in maternità di cui non è possibile conoscere, ex ante, l'esatta data di rientro al lavoro.
2.Anche nelle ipotesi in cui non è richiesto al datore di lavoro di indicare le "causali", le stesse dovranno essere comunque indicate per usufruire dei benefici previsti da altre disposizioni di legge (es. per gli sgravi contributivi di cui all'articolo 4, commi 3 e 4, del decreto legislativo n. 151 del 2001, riconosciuti ai datori di lavoro che assumono a tempo determinato in sostituzione di lavorartici e lavoratori in congedo).

L'ULTERIORE CONTRATTO STIPULATO DINANZI ALL'ISPETTORATO DEL LAVORO.
1.Il contratto ulteriore che le parti possono stipulare dinanzi all'Ispettorato del Lavoro richiede l'indicazione della causale.
2.L'Ispettorato verifica la completezza e la correttezza formale del contenuto del contratto nonché la genuinità del consenso del lavoratore alla sottoscrizione dello stesso. Tale intervento non determina, però, effetti certificativi in ordine alla effettiva sussistenza dei presupposti giustificativi richiesti dalla legge.

RINNOVI
1.Si ricade nell'ipotesi del rinnovo qualora un nuovo contratto a termine decorra dopo la scadenza del precedente contratto.
2.Per il rinnovo è sempre richiesta l'indicazione della causale.

PROROGHE
1.Se si intende prorogare un contratto quando il rapporto non ha ancora superato i 12 mesi, sarà comunque necessario indicare le esigenze indicate dall'art. 19 (le "causali") laddove il rapporto di lavoro avrà una durata complessivamente superiore ai 12 mesi.
2.Non è possibile prorogare un contratto a tempo determinato modificandone la motivazione, in quanto ciò̀ darebbe luogo ad un nuovo contratto anche se ciò avviene senza soluzione di continuità con il precedente rapporto.

SOMMINISTRATI ASSUNTI A TEMPO INDETERMINATO
1.I lavoratori assunti a tempo indeterminato dal somministratore possono essere inviati in missione sia a tempo indeterminato che a termine presso gli utilizzatori senza obbligo di causale o limiti di durata, rispettando i limiti percentuali stabiliti dalla legge.

SOMMINISTRATI ASSUNTI A TEMPO DETERMINATO
1.Al rapporto tra l'agenzia di somministrazione e il lavoratore trova applicazione la disciplina del contratto a tempo determinato, con la sola eccezione delle previsioni contenute agli articoli 21, comma 2 (pause tra un contratto e il successivo, c.d. stop and go), 23 (limiti quantitativi al numero dei contratti a tempo determinato che può stipulare ogni datore di lavoro) e 24 (diritto di precedenza). Pertanto, in caso di durata della somministrazione a termine per un periodo superiore a 12 mesi presso lo stesso utilizzatore, o di rinnovo della missione (anche in tal caso presso lo stesso utilizzatore), il contratto di lavoro stipulato dal somministratore con il lavoratore dovrà indicare una motivazione riferita alle esigenze dell'utilizzatore medesimo.
2.Diversamente, non sono cumulabili a tale fine i periodi svolti presso diversi utilizzatori, fermo restando il limite massimo di durata di 24 mesi del rapporto (o la diversa soglia individuata dalla contrattazione collettiva).

CONTRATTI A TERMINE E SOMMINISTRATI ASSUNTI A TEMPO DETERMINATO
1.Il rispetto del limite massimo di 24 mesi (ovvero quello diverso fissato dalla contrattazione collettiva) entro cui è possibile fare ricorso ad uno o più contratti a termine o di somministrazione a termine, deve essere valutato con riferimento non solo al rapporto di lavoro che il lavoratore ha avuto con il somministratore, ma anche ai rapporti con il singolo utilizzatore, dovendosi a tal fine considerare sia i periodi svolti con contratto a termine, sia quelli in cui sia stato impiegato in missione con contratto di somministrazione a termine, per lo svolgimento di mansioni dello stesso livello e categoria legale.
2.L'obbligo di specificare le motivazioni del ricorso alla somministrazione di lavoratori a termine sorge non solo quando i periodi siano riferiti al medesimo utilizzatore nello svolgimento di una missione di durata superiore a 12 mesi, ma anche qualora lo stesso utilizzatore aveva instaurato un precedente contratto di lavoro a termine con il medesimo lavoratore per lo svolgimento di mansioni di pari livello e categoria.
3.Una volta raggiunto il limite di 24 mesi (o la diversa soglia prevista dai contratti collettivi), il datore di lavoro non può più̀ ricorrere alla somministrazione di lavoro a tempo determinato con lo stesso lavoratore per svolgere mansioni di pari livello e della medesima categoria legale.
4.Il computo della durata del rapporto deve tenere conto di tutti i rapporti di lavoro a termine a scopo di somministrazione intercorsi tra le parti, ivi compresi quelli antecedenti alla data di entrata in vigore della riforma (14 luglio 2018).

IL CONTRIBUTO ADDIZIONALE
1.Il contributo addizionale a carico del datore di lavoro - pari all'1,4% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali applicato ai contratti di lavoro subordinato non a tempo indeterminato - è incrementato dello 0,5% in occasione di ciascun rinnovo del contratto a tempo determinato, anche in somministrazione. Quindi: al primo rinnovo la misura ordinaria dell'1,4% andrà incrementata dello 0,5%. In tal modo verrà determinata la nuova misura del contributo addizionale cui aggiungere nuovamente l'incremento dello 0,5% in caso di ulteriore rinnovo. Analogo criterio di calcolo dovrà essere utilizzato per eventuali rinnovi successivi, avuto riguardo all'ultimo valore base che si sarà venuto a determinare per effetto delle maggiorazioni applicate in occasione di precedenti rinnovi.
2.La maggiorazione dello 0,5% non si applica in caso di proroga del contratto.

IL PERIODO TRANSITORIO.
1.Fini al 31 ottobre 2018, le proroghe e i rinnovi dei contratti in corso al momento dell'entrata in vigore della nuova disciplina restano soggetti alle disposizioni del d.lgs. n. 81/2015, nella formulazione antecedente al decreto-legge n. 87.
2."È ragionevole concludere" (così si legge nelle Circolare) che i più stringenti limiti introdotti rispetto alla disciplina previgente operino gradualmente, sia nei confronti dei rapporti di lavoro a termine che nei confronti dei rapporti di somministrazione a termine.