Licenziamento per assenza ingiustificata: le pretese ragioni di salute, che impediscono al lavoratore di prendere servizio in seguito a trasferimento, devono essere da lui rigorosamente dimostrate

| 06/11/2018 14:01

Nota a cura dell'avvocato Tommaso Targa, Studio Trifirò & Partners

Tribunale di Messina, sentenza 26 ottobre 2018

Con la sentenza in commento, emessa al termine della fase di opposizione di un procedimento con "rito Fornero", il Tribunale di Messina ha ritenuto legittimo il licenziamento per giusta causa intimato a un dipendente che, temporaneamente trasferito per ragioni tecnico organizzative presso una sede diversa da quella di adibizione, ha rifiutato di prendere ivi servizio, ritenendo il provvedimento aziendale incompatibile con la propria situazione di salute.


In proposito, la sentenza ha evidenziato che "i certificati medici in atti attestano una patologia consistente in "disturbi caratterizzati da agitazioni psicomotorie, paure immotivate, crisi di pianto, idee pessimistiche" e, conformemente a quanto ritenuto dal Giudice di prime cure, non sono idonei a provare un'impossibilità a prestare l'attività lavorativa, ma solo l'opportunità che lo stesso sia assistito dalla presenza dei familiari stretti e tale elemento fattuale non risulta causa di impossibilità o di incompatibilità alla prestazione lavorativa".


Ciò premesso, la sentenza ha ritenuto che la pretesa impossibilità di prendere servizio presso la sede di destinazione per asserite ragioni di salute deve essere dimostrata in modo rigoroso dal lavoratore, sul quale incombono i relativi oneri probatori: oneri che non possono essere assolti attraverso una CTU medico legale che sarebbe meramente esplorativa.


La sentenza ha altresì escluso che il licenziamento in questione potesse essere sorretto da un motivo illecito, in quanto precisamente ritorsivo, dal momento che il lavoratore - diversi mesi prima di essere licenziato - aveva avviato una controversia di impugnazione della sospensione in CIGS, ancora pendente al momento del licenziamento.


In merito a ciò, la sentenza ha rimarcato che la sospensione in CIGS del lavoratore conferma la sussistenza delle esigenze organizzative nella sede a quo che giustificano il trasferimento presso la sede ad quem, tanto più alla luce della domanda formulata in giudizio dal lavoratore di essere riammesso in servizio. D'altro canto, il motivo illecito deve essere unico, esclusivo e determinante. Le ragioni oggettive che hanno determinato l'azienda a disporre il trasferimento temporaneo del lavoratore, e la sua successiva assenza ingiustificata nella sede ad quem, consentono di escludere che la pendenza della causa di CIGS possa costituire l'effettiva ragione dell'intimato licenziamento.

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