regime di tassazione speciale previsto per i lavoratori ‘impatriati'

Rientro dei cervelli. Incentivi per gli impatriati: e se il lavoratore fosse solo "distaccato" all'estero?

26/11/2018 11:39


Commento a cura Daniela Ghislandi, Studio Arlati Ghislandi

L'Agenzia delle Entrate con risoluzione n.45 del 23.10.2018 in risposta ad un interpello è nuovamente intervenuta in merito al regime di tassazione speciale previsto per i lavoratori ‘impatriati', in tale occasione esprimendosi riguardo alla spettanza dell'incentivo in ipotesi di lavoratore distaccato all'estero che fa rientro in Italia

L'articolo 16, comma 1 del D.Lgs. n.147 del 14.09.2015 prevede che ‘i redditi di lavoro dipendente e di lavoro autonomo prodotti in Italia da lavoratori che trasferiscono la residenza nel territorio dello Stato (…) concorrono alla formazione del reddito complessivo limitatamente al cinquanta per cento del suo ammontare'; tale regime speciale può trovare applicazione, tuttavia, solo quando siano rispettate le seguenti condizioni:

a) i lavoratori non sono stati residenti in Italia nei cinque periodi d'imposta precedenti il trasferimento della residenza in Italia e si impegnano a permanervi per almeno due anni;

b) l'attività lavorativa è svolta presso un'impresa residente nel territorio dello Stato in forza di un rapporto di lavoro instaurato con questa o con società che direttamente o indirettamente controllano la medesima impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l'impresa;

c) l'attività lavorativa è prestata prevalentemente nel territorio italiano;

d) i lavoratori rivestono ruoli direttivi ovvero sono in possesso di requisiti di elevata qualificazione o specializzazione.

In particolare, l'Agenzia delle Entrate con la predetta risoluzione, dopo aver evidenziato come il richiamato art.16 non disciplini esplicitamente l'ipotesi del lavoratore distaccato all'estero che rientri in Italia, assume una posizione apparentemente in contrasto con il proprio precedente provvedimento n.17/E del 23.05.2017, precisando come nel caso di un lavoratore italiano assunto in Italia da una società italiana e successivamente distaccato all'estero, non debba intendersi preclusa ‘la possibilità di valutare specifiche ipotesi in cui il rientro in Italia non sia conseguenza della naturale scadenza del distacco, ma sia determinato da altri elementi funzionali alla ratio della norma agevolativa' consistente nell'attrazione nel territorio dello Stato di lavoratori con alta qualificazione o specializzazione professionale.

Secondo l'Agenzia delle Entrate potrebbe quindi rientrare nell'ambito di applicazione del regime speciale il lavoratore:

• il cui periodo di distacco sia stato prorogato a più riprese, "determinandosi in tal modo un affievolimento dei legami con il territorio italiano e un effettivo radicamento nel territorio straniero";

• che rientri in Italia per assumere un ruolo differente e di particolare o maggior rilievo nell'organizzazione dell'impresa rispetto a quello originario a motivo delle accresciute competenze ed esperienze professionali maturate all'estero.

Non sfugge come la posizione dell'Agenzia non tenga in considerazione le condizioni di liceità del distacco previste dalla normativa giuslavoristica, purtroppo troppo spesso trascurata dall'amministrazione finanziaria.

Ed infatti, come è possibile che permangano durante tutta la durata del distacco condizioni quali la temporaneità e l'interesse del distaccante (come previsto dall'art. 30 del D.Lgs. 276/2003) in presenza di proroghe del distacco a più riprese o di "un affievolimento dei legami con il territorio italiano e un effettivo radicamento del dipendente nel territorio estero"?

E' evidente come tale "asincronia normativa" non faccia che mettere ulteriormente in difficolta il datore di lavoro che è chiamato da un lato ad agire nella tutela dei propri interessi applicando le norme di diritto del lavoro e dall'altro ad operare correttamente nei suoi doveri di sostituto d'imposta.