Il ritorno della CIGS per cessazione nel panorama degli ammortizzatori sociali

27/11/2018 10:57


Commento a cura di Livio Bossotto, Counsel, e Claudio Chiarella, Associate, Studio legale Allen & Overy

Il D.L. 28 settembre 2018, n. 109, convertito con alcune modifiche dalla Legge 16 novembre 2018, n. 130, ha segnato il ritorno nel nostro ordinamento del (talvolta) abusato istituto della Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria per il caso di cessazione, totale o parziale, dell'attività produttiva, attraverso l'introduzione di un trattamento straordinario di integrazione salariale per imprese in crisi da erogarsi qualora l'azienda abbia cessato o cessi l'attività produttiva e (i) sussistano concrete prospettive di cessione dell'attività con conseguente riassorbimento occupazionale, oppure (ii) laddove sia possibile realizzare interventi di reindustrializzazione del sito produttivo, nonché in alternativa (iii) attraverso specifici percorsi di politica attiva del lavoro posti in essere dalla Regione (o dalle Regioni) interessate da tale cessazione.

E' previsto che la concessione di tale ammortizzatore, in deroga rispetto alle previsioni del D.Lgs. 148/2015 (facente parte del c.d. "Pacchetto Jobs Act", in materia di riordino della disciplina degli ammortizzatori sociali), sia subordinata alla sottoscrizione, da parte dell'azienda interessata, di uno specifico accordo con le parti sociali presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, a cui possono poi partecipare – eventualmente – anche il Ministero dello Sviluppo Economico (si pensi alle ipotesi sub (i) e (ii) o, ancora, la Regione (o le Regioni) nei cui territori sono ubicate le unità produttive interessate dalla cessazione, e ciò con specifico riferimento all'ipotesi di cui al summenzionato punto (iii).

Come precisato dalla Circolare del Ministero del Lavoro del 4 ottobre 2018, n. 15, emanata a chiarimento della suddetta normativa, l'accordo governativo deve avere ad oggetto, a seconda di ciascuna delle tre ipotesi summenzionate, il piano delle sospensioni dei lavoratori ricollegabile nei tempi e nelle modalità alla prospettata cessione di attività, ovvero il piano di reindustrializzazione, ovvero il programma di politiche attive regionale; il piano di trasferimento e/o riassorbimento dei lavoratori sospesi e le misure di gestione per le eventuali eccedenze di personale di cui occorre naturalmente fornire apposita e congrua documentazione a supporto.

Sul punto, a quel che consta agli scriventi, data anche la novità dello strumento introdotto dal legislatore, vi sono ancora pochissime richieste di utilizzo della CIGS in deroga in commento, per cui non risulta esistere ancora alcuna prassi che possa compensare la pur fisiologica generalità ed astrattezza della normativa e chiarisca il livello di dettaglio dei piani da presentare e così, inter alia, dei piani di reindustrializzazione ovvero del programma di politiche attive proposto dalle Regioni (ad esempio, per questi ultimi, se esista un minimo di ore minimo di formazione o di attività, di congruenza con le mansioni svolte dai dipendenti interessati dalla misura, un lasso temporale massimo entro cui completare la formazione, ecc.).

E' quindi demandata ai singoli soggetti coinvolti in ciascuna ipotesi (rispettivamente, azienda in chiusura, potenziali investitori, soggetti istituzionali e, per la terza ipotesi, soprattutto le Regioni), la predisposizione di piani/programmi congrui e sufficientemente dettagliati, che giustifichino la concessione (e l'esborso di danari pubblici) delle misure di integrazione salariale.

Lontano dal divenire un istituto legale sostenibile in futuro, pare quindi piuttosto uno strumento intento a tamponare situazioni di emergenza che sono balzate alla cronaca degli ultimi mesi quando importanti multinazionali hanno annunciato di voler lasciare l'Italia.