LAVORO

Il ricorrente chiede l'inibitoria in via cautelare della violazione di un patto di non concorrenza deve provare il periculum in mora che non è in re ipsa

10/01/2019 10:11


Trib. Alessandria, ordinanza 16 novembre 2018


Commento a cura dell' avv. Tommaso Targa – Trifirò & Partners Avvocati


Una società, operante in un settore industriale "di nicchia", ha promosso un ricorso d'urgenza nei confronti di un proprio ex dipendente, lamentando che il medesimo, essendo passato alle dipendenze di un concorrente, avrebbe violato il patto di non concorrenza inter partes, con conseguente rischio di diffusione di know how aziendale.

Con l'ordinanza in commento, il Tribunale di Alessandria ha rigettato il ricorso della società ritenendo che la pretesa violazione del patto di non concorrenza non sarebbe sufficiente a concedere l'inibitoria, in assenza di prova del periculum in mora che non è mai in re ipsa.
Nello specifico, l'ordinanza ha osservato che la concessione della tutela ex art. 700 c.p.c.. impone la dimostrazione del rischio di un pregiudizio imminente e irreparabile, nelle more della tutela ordinaria, al diritto fatto valere in giudizio. Un pregiudizio non desumibile automaticamente dalla sussistenza del fumus.

Nel caso di specie, il Tribunale di Alessandria ha quindi ritenuto insufficiente la deduzione di un ipotetico rischio di pretesa violazione, genericamente dedotta, di segreti aziendali: tanto più alla luce del fatto che i prodotti realizzati dal ricorrente, nonché dalla società per cui il dipendente è andato a lavorare, non sono normalmente soggetti a brevetto. Peraltro, sempre secondo l'ordinanza, la presenza di pochi e concentrati competitors nel settore merceologico e produttivo di riferimento non è sufficiente a far ritenere sussistente in re ipsa un pregiudizio anche solo potenziale di perdita di clienti o di occasioni di affari.