LAVORO

Ancora sul caso Foodora: il rapporto di lavoro dei riders è inquadrabile tra le collaborazioni eterorganizzate

07/02/2019 15:26


Corte d'Appello di Torino, Sez. Lav., sentenza del 4 febbraio 2019 n. 26/2019


a cura degli avv.ti Rosario Salonia e Stefano Taddei Studio legale Salonia Associati


La Corte d'Appello di Torino, nel confermare che il rapporto di lavoro dei riders non è ascrivibile nell'ambito della subordinazione, ha ritenuto, tuttavia, contrariamente a quanto statuito dal Giudice di primo grado, che detto rapporto fosse qualificabile alla stregua di una "collaborazione eterorganizzata", fattispecie, come si ricorderà, introdotta dall'art. 2 del D. Lgs. 81/2015, rappresentando la decisione la prima pronuncia che riconosce l'applicazione di detta normativa.

Nell'escludere la riconducibilità nell'ambito del lavoro subordinato la Corte ha sostanzialmente ripercorso l'analoga argomentazione del precedente Giudice ponendo l'accento, in particolare, sulla mancanza del requisito dell'obbligatorietà della prestazione e sottolineando come parte datoriale potesse disporre della prestazione lavorativa solo se il rider avesse deciso di "candidarsi a svolgere l'attività nelle fasce orarie (slot) stabilite".

Più precisamente la Corte ha enfatizzato la carenza di un potere impositivo in tal senso, affermando che "non solo la modalità di svolgimento della prestazione ma anche l'obbligo di lavorare sono requisiti di fattispecie nell'articolo 2094 c.c.".

La sentenza ha riformato, invece, la decisione di primo grado nella parte in cui questa aveva rigettato la domanda proposta in via subordinata, tesa appunto a ricondurre la fattispecie nell'alveo dell'art. 2 del D.Lgs. n. 81/2015 cit., con conseguente applicazione della disciplina del rapporto di lavoro subordinato anche ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa che si concretano in prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative e le cui modalità di esecuzione sono organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro.

Come si ricorderà il Tribunale aveva interpretato la norma nel senso che questa presupporrebbe, comunque, che il lavoratore sia sottoposto al potere direttivo ed organizzativo del datore di lavoro, non essendo sufficiente ai fini dell'applicazione della disciplina del rapporto di lavoro subordinato, che il potere in questione si estrinsechi solo con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro.

Al contrario la Corte d'Appello, dopo aver ribadito con forza la piena precettività della norma (posta in discussione da parte della dottrina), ha sostenuto che il legislatore, con lo scopo precipuo di garantire una maggiore tutela alle nuove fattispecie di lavoro nate a seguito dell'evoluzione tecnologica, avesse avuto l'intenzione di individuare un terzo genere di rapporto, posto a metà strada tra il lavoro subordinato (art. 2094 c.c.) e la collaborazione coordinata e continuativa di cui all'art. 409 c.p.c.

In tale ambito il committente senza "sconfinare" nell'esercizio del potere gerarchico e disciplinare ha, tuttavia, il potere di stabilire tempi e luogo di lavoro e, quindi, determinare le modalità di esecuzione della prestazione resa dal collaboratore.

In altre parole quest'ultimo si integra funzionalmente nell'organizzazione produttiva del committente superando il vecchio concetto di "coordinazione" ascrivibile all'art. 409 c.p.c. in cui il collaboratore organizza in modo autonomo la propria attività.


Ovviamente a tali caratteristiche dovrà assommarsi anche il carattere della "continuatività" intesa dalla Corte in senso ampio, ossia come "non occasionalità" e, quindi, reiterato svolgimento nel tempo, sia pure con intervalli, dell'attività oggetto del contratto.

La Corte ha quindi delineato la fattispecie normativa dell'art. 2 D. Lgs. 81/2015, stabilendo che essa non comporta la costituzione di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato restando il lavoratore "tecnicamente autonomo" - con salvezza dell'originario assetto negoziale - pur essendo il rapporto per ogni aspetto (sicurezza, retribuzione, orario, ferie e previdenza) regolato alla stregua di un rapporto di lavoro subordinato.

Importante sottolineare come, preso atto della mancata iscrizione di parte datoriale ad alcuna associazione imprenditoriale sottoscrittrice di contratti collettivi, la Corte abbia ritenuto di far riferimento al CCNL Logistica Trasporto Merci, riconoscendo ai riders l'inquadramento al 5^ livello, in cui nel predetto contratto collettivo sono inquadrati i fattorini addetti alla presa e alla consegna, con conseguente condanna della Società al pagamento di quanto dovuto in relazione ai giorni e alle ore di attività lavorativa effettivamente prestata, dedotto quanto già percepito.

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Commento a cura dell'avv. Rosario Salonia, Fondatore Studio legale Salonia Associati