codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza

La crisi dell'impresa e il destino del lavoratore dipendente

| 08/11/2019 10:44



a cura dell' avv. Marco PROIETTI – Foro di Roma e del Dott. Giuseppe CATALDI – Dottore Commercialista


INTRODUZIONE

Nell'arco del ciclo aziendale, l'impresa subisce l'avvicendamento di periodi positivi e negativi, nel tentare di trovare un equilibrio che possa garantire efficienza o per lo meno l'autosufficienza economica. Il fenomeno delle crisi d'impresa è da sempre percepito come argomento chiave da parte della letteratura manageriale italiana e internazionale. Recentemente si è visto una crescente frequenza di casi di insolvenza e indebolimento della capacità di sopravvivenza da parte di numerose imprese, e nelle situazioni più gravi sono giunte al fallimento.
Il D.lgs. del 12 gennaio 2019 n. 14, definito "codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza" che entrerà in vigore il prossimo 15/08/2020 muta e riforma in modo organico, ma non radicale, le procedure concorsuali. In particolare la nuova norma sostituisce sotto il profilo lessicale, il termine "fallimento" con un sinonimo più leggero "liquidazione giudiziale". Tra le altre novità si possono altresì individuare l'eliminazione dell'ipotesi della dichiarazione di fallimento d'ufficio, l'adozione di misure che rendono più efficace l'azione del curatore, l'accelerazione della procedura di accertamento del passivo con criteri di maggior rapidità e snellezza; viene chiarita la legittimazione del curatore per quanto riguarda le azioni di responsabilità, viene accelerato il processo di chiusura della procedura.


QUALE DESTINO PER IL LAVORATORE DIPENDENTE

La domanda che ci si pone è: "Quale sarà il destino del lavoratore dipendente?"
La normativa contiene delle novità significative riguardo la materia lavoristica e vengono armonizzati gli effetti della procedura di liquidazione giudiziale sui rapporti di lavoro subordinato con la legislazione in materia di diritto del lavoro. Tali interventi, che trovano visione negli articoli 189 e 190, riguardano in particolare i licenziamenti individuali e collettivi, dimissioni e preavviso ai commi 2,5,6,7 e 8 e alla prosecuzione, sospensione, proroga della sospensione e risoluzione di diritto del rapporto nel caso di liquidazione giudiziale ai commi 1,3,4 e 9.
L'art. 189 del nuovo codice della crisi e dell'insolvenza ci viene incontro e ne diventa una strada maestra: "L'apertura della liquidazione giudiziale nei confronti del datore di lavoro non costituisce motivo di licenziamento. I rapporti di lavoro subordinato in atto alla data della sentenza dichiarativa restano sospesi fino a quando il curatore, con l'autorizzazione del giudice delegato, sentito il comitato dei creditori, comunica ai lavoratori di subentrarvi, assumendo i relativi obblighi, ovvero il recesso."
Ugual concetto è stato ripreso dall'articolo 376, crisi dell'impresa e rapporti di lavoro" che modifica peraltro l'articolo 2119, comma 2 del codice civile, che rafforza il concetto della crisi dell'insolvenza recitando cosi: "non costituisce giusta causa di risoluzione del contratto la liquidazione coatta amministrativa dell'impresa. Gli effetti della liquidazione giudiziale sui rapporti di lavoro sono regolati dal codice della crisi e dell'insolvenza.»
Va da sé che se il curatore intende procedere a licenziamento collettivo, secondo le previsioni di cui agli articoli 4, comma 1 e 24, comma 1, della legge 23 luglio 1991 n. 223, è tenuto a darne comunicazione preventiva per iscritto alle rappresentanze sindacali aziendali costituite a norma dell'articolo 19 della legge 20 maggio 1970, n. 300.
Con la pronuncia del giudice, quindi con l'apertura della liquidazione giudiziale, tutti i rapporti di lavoro vengono momentaneamente sospesi e quindi il lavoratore non avrà la possibilità di lavorare fino a quando il curatore fallimentare non si esprimerà in merito. Difatti sarà il curatore a decidere se il dipende sarà utile in questa fase delicata della vita aziendale: basti pensare alla manutenzione degli impianti o a operazioni che solo il personale impiegato può svolgere.
Il legislatore ritiene utile codificare anche la volontà del lavoratore subordinato di liberarsi del rapporto di lavoro in tali eventi aziendali: difatti, lo stesso articolo 189 al comma 5 prevede che "Trascorsi quattro mesi dall'apertura della liquidazione giudiziale, le eventuali dimissioni del lavoratore si intendono rassegnate per giusta causa ai sensi dell'articolo 2119 del codice civile con effetto dalla data di apertura della liquidazione giudiziale."

IL RECESSO DAL RAPPORTO DI LAVORO

In caso di recesso, di licenziamento, dimissioni o risoluzione di diritto secondo le previsioni del dell'articolo 189 del D.lgs. del 12 gennaio 2019 n. 14, spetta al lavoratore con rapporto a tempo indeterminato l'indennità di mancato preavviso che, ai fini dell'ammissione al passivo, è considerata, unitamente al trattamento di fine rapporto, come credito anteriore all'apertura della liquidazione giudiziale. La cessazione del rapporto di lavoro, cosi come descritta costituisce una perdita dell'occupazione non volontaria ed al lavoratore è riconosciuta l'indennità mensile di disoccupazione (NASpI) nel rispetto delle disposizioni di cui al decreto legislativo n.22 del 2015.
L'aspetto più delicato della norma è la regolamentazione del trasferimento d'azienda dove nell'ambito delle procedure di liquidazione giudiziale, concordato preventivo e al trasferimento d'azienda in esecuzione di accordi di ristrutturazione si applicano l'articolo 47 della legge 29 dicembre 1990, n. 428, l'articolo 11 del decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 145, convertito nella legge 21 febbraio 2014, n. 9 e le altre disposizioni vigenti in materia. Può accadere che la procedura di liquidazione possa richiedere tempi molto lunghi, soprattutto se l'attivo non sia sufficiente alla copertura dei crediti dei dipendenti. In tale caso è possibile ricevere il pagamento in via anticipata richiedendo il Fondo di Garanzia Inps. Il nuovo codice della crisi e dell'insolvenza, chiarisce all'art. 368 che in parte modifica l'art. 47 della l. n. 428/1990, i casi di intervento del fondo di garanzia INPS per recupero del TFR dei lavoratori coinvolti dalla circolazione delle aziende e precisa le ipotesi di inapplicabilità dell'art. 2112 c.c.


IL CREDITO PRIVILEGIATO

Al lavoratore dipendente è riconosciuto un privilegio ex art. 2751 bis n. 1 c.c, ovvero un grado di privilegio piuttosto prioritario nell'ordine di pagamento da parte della procedura. Il che significa che il lavoratore dipendente, figurerà quale creditore dell'azienda in crisi ammessa alla procedura. Il lavoratore, pertanto, seguendo le indicazioni dell'art. 201, dovrà trasmettere ricorso e quindi domanda di ammissione al passivo all'indirizzo di posta elettronica certificata del curatore nominato dal Tribunale entro il trenta giorni prima dell'udienza per l'esame dello stato passivo.
Il legislatore chiarisce quali sono gli elementi essenziali del ricorso a cui vanno allegati i documenti dimostrativi del diritto fatto valere:

a) l'indicazione della procedura cui si intende partecipare e le generalità̀ del creditore ed il suo numero di codice fiscale, nonché́ le coordinate bancarie dell'istante o la dichiarazione di voler essere pagato con modalità̀, diversa dall'accredito in conto corrente bancario, stabilita dal giudice delegato ai sensi dell'articolo 230, comma 1;

b) la determinazione della somma che si intende insinuare al passivo, ovvero la descrizione del bene di cui si chiede la restituzione o la rivendicazione, ovvero l'ammontare del credito per il quale si intende partecipare al riparto se il debitore nei cui confronti è aperta la liquidazione giudiziale è terzo datore d'ipoteca;

c) la succinta esposizione dei fatti e degli elementi di diritto che costituiscono
la ragione della domanda;

d) l'eventuale indicazione di un titolo di prelazione, nonché́ la descrizione del bene sul quale la prelazione si esercita, se questa ha carattere speciale;

e) l'indicazione dell'indirizzo di posta elettronica certificata, al quale ricevere tutte le comunicazioni relative alla procedura, le cui variazioni è onere comunicare al curatore.

Il ricorso è inammissibile se è omesso o assolutamente incerto uno dei requisiti di cui alle lettere a), b), o c). Se è omesso o assolutamente incerto il requisito di cui alla lettera d), il credito è considerato chirografario.

La domanda di cui all'articolo 201 produce gli effetti della domanda giudiziale per tutto il corso della liquidazione giudiziale e fino all'esaurimento dei giudizi e delle operazioni che proseguono dopo il decreto di chiusura a norma dell'articolo 235. Ammesso allo stato passivo e quindi al riconoscimento del proprio credito, il lavoratore dovrà attendere il piano di riparto, alla conclusione della liquidazione dei beni della procedura, per ottenere il pagamento.


CONCLUSIONI

I creditori hanno quindi, il dovere di collaborare lealmente con il debitore, con i soggetti preposti alle procedure di allerta e composizione assistita della crisi, con gli organi nominati dall'autorità̀ giudiziaria nelle procedure di regolazione della crisi e dell'insolvenza e di rispettare l'obbligo di riservatezza sulla situazione del debitore, sulle iniziative da questi assunte e sulle informazioni acquisite.

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