"Ordinanze Libere" possono derogare alla disciplina giuslavoristica?

| 08/11/2019 11:06

Commento a cura di
Franchino Bonaventura - Avvocato in Napoli e Roma
Angelo Ruggiero - Vice Presidente nazionale CEPI, esperto scientifico MIUR, docente SSM


Sul tema è intervenuta la Suprema Corte di Cassazione, con ordinanza n 24490 del primo ottobre 2019; nel suo provvedimento ha ribadito il principio in base al quale, laddove, con le ordinanze libere (emanate alla mente dell'art 5 L 225/1992) si intenda per motivi di urgenza, derogare a leggi vigenti, le stesse, oltre ad essere motivate debbono indicare espressamente la/e norma cui intendono derogare.

Sulla base di tale principio, la Corte, nella ipotesi in esame, nel ritenere le ordinanze non idonee a derogare la disciplina in materia di contratti di lavoro a tempo determinato, ha precisato che il diniego è conseguenza diretta della mancata espressa indicazione delle norme cui si intendeva derogare e la sottostante motivazione.

Al fine di meglio chiarire la vicenda, di cui al presente commento, si precisa che le ordinanze libere sono gli atti che vengono adottati dal Consiglio dei ministri al fine di far fronte a particolari contingenti situazioni; il loro contenuto non è in nessun modo preordinato o predefinito e possono derogare alla legge avendo quale unico obbligo il rispetto dei principi costituzionali.

In questo caso la Corte è stata chiamata a valutare un caso concernente la deroga della disciplina vigente in tema di contratti di lavoro e di somministrazione a tempo determinato, attuata mediante ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri (O.P.C.M.) e motivata da urgenze connesse al disbrigo di pratiche di immigrazione.

Le ordinanze libere, disciplinate dall'art 5 l 225/1982, allo stato abrogata e sostituita dal d lgs 1/2018 c.d. codice della protezione civile.

Le ordinanze libere possono essere emanate solo sul presupposto che sia stato dichiarato lo stato di emergenza e, quindi, al verificarsi di eventi, tali da richiedere l'uso di mezzi e poteri straordinari da impiegare solo durante limitati periodi di tempo. Più segnatamente, quando non è possibile far fronte alla emergenza con la legislazione ordinaria vigente.

Peculiarità di questi atti sono il loro contenuto atipico e la naturale capacità di derogare a disposizioni di legge.

Quindi, l'ordinamento, al fine di poter far fronte a situazioni di emergenza, consente al potere esecutivo di:

a) individuare le misure più idonee senza intervenire a livello legislativo;

b) di derogare a disposizioni di legge, in base al provvedimento dichiarativo dello stato di emergenza.

In ragione di quanto sopra, appare di tutta evidenza come la ratio sottostante a tali provvedimenti risieda nella necessità di far fronte ad un evento del tutto eccezionale.

La eccezionalità e straordinarietà dei provvedimenti in parola è motivata e giustificata sia dalla situazione emergenziale che da tutta una serie di principi regolatori, di cui la Corte Costituzionale, con provvedimento n 8 del 2 luglio 56, si è fatta carico di individuare; tali principi sono:

a) limite temporale dei provvedimenti;

b) congrua motivazione;

c) pubblicazione;

d) in perfetta armonia e coerenza con l'ordinamento giuridico vigente.

Il caso sottoposto all'esame della Corte di Cassazione trae origine da alcuni contratti di somministrazione, fatti sottoscrivere dal Ministero dell'Interno, in relazione a O.P.C.M. a tempo determinato ed in deroga alla legislazione vigente all'epoca (cfr. Dlgs 368/2001 e Dlgs 276/2003).

In seguito a tale evento, alcuni lavoratori formulavano opposizione ritenendo i contratti a tempo indeterminato, chiedendo la nullità della apposizione del termine.

Il Tribunale accoglieva i ricorsi e dichiarava la nullità dei contratti di somministrazione a termine, condannando il ministero al risarcimento dei danni; di conseguenza i lavoratori venivano assunti con contratti a tempo indeterminato.

Su ricorso del Ministero, la Corte di merito confermava la sentenza di primo grado.
Il tutto sul presupposto che le ordinanze libere non contenevano alcuna indicazione delle norme cui intendevano derogare in relazione ai requisiti di legittimità delle assunzioni a tempo determinato.

Veniva interposto ricorso per cassazione da parte del ministero sul presupposto che la Corte di merito aveva omesso di valutare la rilevanza sostanzialmente normativa delle ordinanze libere.

La Corte di Cassazione rigettava il ricorso.

Tanto lo faceva attraverso un processo logico giuridico articolato; difatti, dopo aver dichiarato che le ordinanze libere, pur non potendo assurgere a valore di legge, sono da ritenere indipendenti e non possono essere vincolate da altre norme preesistente, fatta eccezione di quelle espressamente indicate dalla fonte da cui traggono origine.

Dopo tale affermazione, dichiarandone il carattere eccezionale, evidenziava che l'obbligo per l'amministrazione di usare in modo puntuale le regole ed i principi regolanti questo strumento (ordinanze libere); chiarendo, altresì, che non è sufficiente l'urgenza per derogare a norme in tema di somministrazione. ma è necessario che venga riferito nella stessa ordinanza sia la ratio che la norma cui si intende temporaneamente derogare.

Difatti, la corte di legittimità concludeva affermando che la deroga alle norme di legge "sarebbe dovuta avvenire in modo espresso " nel mentre le ordinanze oggetto di impugnativa non indicavano espressamente le norme cui derogavano.

In conseguenza di tanto, le ordinanze oggetto di gravame non potevano essere ritenute idonee a derogare alla disciplina vigente in tema di somministrazione e contratti a tempo determinato.

Nessun rilievo, ai fini della verifica circa la validità delle ordinanze, poteva essere effettuato in tema di ragioni di urgenza in quanto inesistente dei motivi della deroga.

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