comparto scuola

Testa o croce nel ricalcolo del pre-ruolo

| 07/01/2020 13:59

Commento a cura dell'Avv. Francesco Pizzuto

Con esclusivo riferimento al periodo pre-ruolo, il Miur riconosce "per intero" soltanto quello svolto nella scuola statale nei primi quattro anni, mentre quelli successivi sono valutati nella misura dei 2/3.

Tale stima, in completo disaccordo con la normativa europea, stando alle recentissime pronunce della Suprema Corte, risulta dichiaratamente illegittima.

"Dopo l'immissione in ruolo, in sede di ricostruzione della carriera, il dipendente non ottiene l'immediata valutazione ai fini giuridici ed economici – e, quindi, ai fini della collocazione nei corrispondenti scaglioni stipendiali – di un terzo dei servizi svolti oltre il quarto anno di precariato, per i docenti, oppure oltre il terzo anno di precariato, per il personale ata"; è quanto ha asserito la Corte di Cassazione il 28 novembre 2019 con le sentenze n. 31149 e n. 31150.

Ai fini della ricostruzione della carriera il servizio per-ruolo equivale a quello di ruolo.

La prima sentenza prevede che l'art. 485 del d.lgs. n. 297 del 1994 (che riconosce parzialmente il periodo pre-ruolo) si pone in contrasto con la clausola 4 dell'accordo quadro allegato alla Direttiva n. 99/70/CEE e dev'essere pertanto disapplicato.

Il secondo arresto sancisce il conflitto tra la medesima clausola su citata e l'art. 569 d.lgs. 297/94 (relativo al personale ata).


Ciò significa, di fatto, che le regole finora applicate dal Miur sono illegittime per violazione del principio di non discriminazione tra personale precario e personale di ruolo. Il lavoro svolto a tempo determinato dev'essere parificato a quello a tempo indeterminato. Ed in effetti, come più di qualcuno ha tenuto a precisare, l'attività prestata dai precari si svolge nello stesso contesto e richiede indubbiamente eguale professionalità rispetto ai colleghi assunti a tempo indeterminato. Questa decisione apre le porte agli aumenti non percepiti da tutti quei docenti e personale ata che hanno "subito" la decurtazione di quattro mesi per ogni anno di pre-ruolo successivo rispettivamente al quarto ed al terzo anno.


Tuttavia, la Corte di Cassazione specifica che "non potranno essere valorizzate le interruzioni tra un rapporto e l'altro, né potrà essere applicata la regola dell'equivalenza fissata dall'art. 489".

"Bisogna comparare il trattamento riservato all'assunto a tempo determinato, poi immesso in ruolo, con quello del docente a tempo indeterminato". Non devono essere presi in considerazione gli intervalli non lavorati; "nel calcolo dell'anzianità occorre, quindi, tener conto del solo servizio effettivo prestato" (Cass. 31149/2019).

Prosegue… "Qualora, all'esito del calcolo effettuato nei termini sopra indicati, il risultato complessivo dovesse risultare superiore a quello ottenuto con l'applicazione dei criteri di cui all'art. 485 del d. lgs. n. 297/94, la norma di diritto interno deve essere disapplicata ed al docente va riconosciuto il medesimo trattamento che, nelle stesse condizioni qualitative e quantitative, sarebbe stato attribuito all'insegnante assunto a tempo indeterminato, perché l'abbattimento, in quanto non giustificato da ragioni oggettive, non appare conforme al diritto dell'Unione." (Cass. 31149/2019).


Si intuisce il parallelismo con tutt'altra realtà, poiché il ricalcolo della ricostruzione di carriera potrebbe essere addirittura controproducente! Secondo la regola dell'equivalenza, l'anno di servizio è valido se prestato per 180 giorni oppure se prestato ininterrottamente dal primo febbraio fino al termine delle operazioni di scrutinio finale. Dal ricalcolo del periodo pre-ruolo potrebbe quindi scaturire una perdita netta in termini di servizio (problema che non si pone, invece, soltanto per chi ha lavorato con diversi contratti di anno in anno dall'1 settembre al 31 agosto). Per l'effetto, il rischio concreto è quello di vedersi attribuire una fascia stipendiale peggiore rispetto a quella corrente o raggiungere più tardi lo scatto di anzianità.

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