Lavoratori e Imprese: le misure straordinarie al tempo del Coronavirus

20/03/2020 13:28

di Stefania Radoccia, Managing Partner dell'area Tax and Law di EY

Grazie all'intervento dell'Unione Europea, il Governo ha liberato importanti risorse per affrontare il picco epidemico sia in termini di organizzazione del sistema sanitario, che di sostegno alle imprese in difficoltà. Le misure – i cui annunci si susseguono ad horas – seguono direttive ispirate, da un lato, alla condivisibile ed eccezionale esigenza di sanità pubblica (sintetizzata dall'hashtag #iorestoacasa) e, dall'altro, all'istanza di mitigare il rischio di impatti sul sistema economico.
Ora lo Stato vuole dunque intervenire attivamente a favore di lavoro e impresa, supportando chi è stato costretto a fermarsi con circa 25 miliardi di euro di stanziamenti.

Le misure adottate, che hanno un impatto sui rapporti di lavoro, riguardano principalmente la sospensione dei licenziamenti, il sostegno al reddito, il regime di congedi e permessi e il lavoro agile.

- La logica dirigista ha prevalso nel disporre la sospensiva di tutte le procedure di licenziamento collettivo da iniziarsi o già iniziate per la durata di almeno 60 giorni. Per lo stesso periodo vige il divieto di licenziamento per giustificato motivo oggettivo. In caso di crisi, dunque, è vietata (o rimandata) l'attuazione di riduzioni di personale. Nel frattempo, una larga fetta di impresa può ricorrere ai vari strumenti di sostegn al reddito. Innanzitutto, i datori di lavoro possono ricorrere a un trattamento ordinario speciale di cassa integrazione o al FIS (Fondo Integrazione Salariale) con la specifica causale "emergenza Covid-19", specifica per gli eventi di sospensione o riduzione dell'attività lavorativa nel 2020 riconducibili all'emergenza. I requisiti sono ridotti e anche la procedura sindacale è semplificata, anche se prevede comunque l'accordo coi sindacati (anche in via telematica). Importante la previsione, secondo cui il periodo di trattamento non viene conteggiato ai fini dei limiti massimi di utilizzo degli ammortizzatori sociali, oltre ad essere esente da contribuzione addizionale. In taluni casi, il predetto trattamento di integrazione salariale può anche essere sostitutivo di cassa straordinaria o solidarietà già autorizzate. Altro intervento è la speciale cassa integrazione in deroga, in favore di quelle imprese cui non trovino applicazione altri ammortizzatori sociali. Tra i potenziali fruitori si annoverano tutti i datori di lavoro privati (inclusi quelli agricoli, della pesca e del terzo settore compresi gli enti religiosi civilmente riconosciuti ed indipendentemente dal numero dei dipendenti), previo accordo sindacale che può essere raggiunto anche per via telematica (fatta eccezione per le imprese con fino a 5 dipendenti, per cui non è richiesto l'accordo). Restano esclusi i datori di lavoro domestici. Resta applicabile il precedente regime di cassa integrazione in deroga per le imprese rientranti nei comuni della c.d. "zona rossa" e delle Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna.

- Oltre a questi ammortizzatori sociali, vengono potenziati congedi e permessi speciali come sostegno al reddito durante la situazione emergenziale. Infatti, per i lavoratori dipendenti del settore privato e i lavoratori autonomi iscritti alla Gestione Separata INPS con figli di età non superiore ai 12 anni, è previsto uno specifico congedo parentale retribuito al 50%. La sua fruizione è riconosciuta alternativamente a entrambi i genitori, per un totale complessivo di 15 giorni. Non operano limiti di età nel caso in cui i figli siano diversamente abili. In alternativa, è possibile richiedere la corresponsione di un bonus per l'acquisto di servizi di baby-sitting nel limite massimo complessivo di 600 euro, erogato mediante il libretto famiglia. È invece previsto un congedo parentale speciale non retribuito per i genitori lavoratori dipendenti del settore privato con figli minori di età compresa tra i 12 e i 16 anni: questi avranno diritto di astenersi dal lavoro per il periodo di sospensione dei servizi per l'infanzia e delle attività scolastiche, senza corresponsione di indennità, né riconoscimento di contribuzione figurativa, ma beneficiando del diritto alla conservazione del posto di lavoro. I permessi 104 sono aumentati di 12 giornate da fruirsi nei mesi di marzo e aprile.

- È infine chiarito che il periodo trascorso in quarantena o in permanenza domiciliare fiduciaria è equiparato alla malattia, ai fini del trattamento economico, ma non è computato nel periodo di comporto.

- Una particolare menzione merita lo smart working, che è stato ancor più "sdoganato" dall'azione di Governo, che lo ha esteso e semplificato. Infatti, ai lavoratori del settore privato affetti da gravi e comprovate patologie, per i quali residui una ridotta capacità lavorativa, è riconosciuta la priorità nell'accoglimento delle istanze di svolgimento delle prestazioni lavorative in modalità di lavoro agile. I datori di lavoro, inoltre, sono tenuti ad autorizzare la modalità di lavoro agile ai lavoratori dipendenti che abbiano nel proprio nucleo familiare una persona con disabilità ospitata in un centro riabilitativo chiuso dal provvedimento. Qualora il familiare con disabilità sia un minore, la modalità di lavoro agile non può essere rifiutata, salvo che questo sia incompatibile con le caratteristiche dell'impresa. Il lavoro agile è la modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa nelle pubbliche amministrazioni (anche se c'è chi ha sollevato dubbi di costituzionalità su tale previsione per disparità di trattamento con l'impiego privato). La maggior semplificazione è da salutare con favore, anche perché richiesta dalle imprese per poter organizzare al meglio il lavoro. Da questo punto di vista, lavoro a domicilio e telelavoro non sono riusciti a diffondersi, da un lato, ancora per un bias generalizzato e, dall'altro, per complicazioni nostrane, che ne impediscono un utilizzo sensato. Lo smart working o lavoro agile è meglio configurato perché meno macchinoso, ma tuttavia si spera, almeno in questo caso, che le deroghe dettate dall'emergenza possano fare da battistrada per una sua deformalizzazione.


Non è tempo per critiche all'azione di governo, trattandosi di misure tampone, tuttavia – finita l'emergenza – occorrerà tornare su questi provvedimenti e rendere ordinario ciò che è emergenziale, privilegiando un sistema di welfare, che si basi sulla tutela globale e onnicomprensiva della persona nei momenti di difficoltà, sia esso lavoratore subordinato o autonomo, e abbandonare vetuste distinzioni tra subordinati e non, ovvero tra lavoratori di un settore meglio tutelati, piuttosto che di un altro meno tutelato. Ciò gioverebbe anche alla semplificazione normativa e all'auspicabile riduzione dell'ingente debito pubblico.
Altro punto è la indispensabile deburocratizzazione di queste procedure e di altre, i cui limiti sono ormai sotto gli occhi di tutti e che frenano il Paese nei momenti ordinari, ma che rischiano seriamente di affossare persone e imprese in quelli emergenziali.

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