Le misure di sostegno al mondo del lavoro contenute nel decreto legge 17 marzo 2020, n. 18 c.d. Cura Italia: una prima lettura

23/03/2020 14:37

a cura dell'Avv. Alessandro Corrado, Membro Centro Studi Borgogna, Socio AGI, Managing Partner Studio Corrado e Associati

Il Consiglio dei Ministri del 17 marzo 2020 ha varato un'imponente serie di misure finalizzate a sostenere tutto il mondo del lavoro che ormai da metà febbraio si trova in grave difficoltà per l'emergenza causata dalla diffusione del coronavirus.
In estrema sintesi, queste prevedono a favore di tutte imprese che nell'anno in corso sospendono o riducono l'attività lavorativa per eventi riconducibili alla situazione epidemiologica il trattamento di integrazione salariale con la causale "emergenza COVID-19" della durata massima di 9 settimane, indipendentemente dal requisito dimensionale.
Viene reintrodotta la Cassa integrazione guadagni in deroga al fine di far rientrare tra i beneficiari anche quei datori di lavoro ai quali diversamente non troverebbero applicazione le tutele previste dalle vigenti disposizioni in materia di sospensione o riduzione di orario.
Unici esclusi sono i datori di lavoro domestico.

Gli ammortizzatori sociali per fronteggiare l'"emergenza COVID-19" e in deroga: la Cassa integrazione guadagni ordinaria.

Le disposizioni del nuovo decreto legge dedicate a sostenere le attività produttive ricalcano sostanzialmente quelle dettate dal provvedimento del 9 marzo 2020, n. 9 (articoli 13, 14 e 15) per la c.d. "zona rossa, nel cui ambito rientravano inizialmente i Comuni della Lombardia più colpiti dall'emergenza sanitaria.
L'iter procedurale previsto dal decreto legge "Cura Italia" è veloce e semplificato, in deroga alle norme del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148 (riguardanti le disposizioni sugli ammortizzatori sociali in costanza di rapporto): in considerazione del fatto che la fruizione del trattamento ordinario di integrazione salariale o di assegno ordinario è collegata alla causale "emergenza COVID-19", e la sua durata è fissata per legge in un periodo massimo di 9 settimane decorrenti dal 23 febbraio 2020, l'art. 19, d.l. n. 18/2020 esonera i datori di lavoro sia dal comunicare preventivamente alle rappresentanze sindacali aziendali o a quelle unitarie cause di sospensione o di riduzione dell'orario di lavoro, entità e durata prevedibile, numero dei lavoratori interessati, sia dal rispetto dei termini procedimentali (che imporrebbero invece di presentare la domanda entro quindici giorni dall'inizio della sospensione o riduzione dell'attività lavorativa).

L'unico vincolo temporale stabilito dal provvedimento riguarda il termine massimo entro cui poter beneficiare del trattamento, fissato entro il mese di agosto 2020 (art. 19, comm a 1).

Contrariamente a quanto previsto dall'art. 13, d.l. n. 9/2020 per la CIGO intervenuta a favore dei Comuni e delle Regioni della c.d. "zona rossa", viene prevista la necessità di informare e consultare le organizzazioni sindacali con le quali l'esame congiunto si deve tenere (anche in via telematica) entro i tre giorni successivi a quello della comunicazione preventiva.
La domanda va presentata entro la fine del quarto mese successivo all'inizio della sospensione o riduzione dell'attività lavorativa.
L'eccezionalità ed universalità delle misure predisposte per fronteggiare l'emergenza sanitaria è altresì confermata dal fatto che la sospensione o riduzione dell'attività di lavoro
alle norme del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148 (riguardanti le disposizioni sugli ammortizzatori sociali in costanza di rapporto): in considerazione del fatto che la fruizione del trattamento ordinario di integrazione salariale o di assegno ordinario è collegata alla causale "emergenza COVID-19", e la sua durata è fissata per legge in un periodo massimo di 9 settimane decorrenti dal 23 febbraio 2020, l'art. 19, d.l. n. 18/2020 esonera i datori di lavoro sia dal comunicare preventivamente alle rappresentanze sindacali aziendali o a quelle unitarie cause di sospensione o di riduzione dell'orario di lavoro, entità e durata prevedibile, numero dei lavoratori interessati, sia dal rispetto dei termini procedimentali (che imporrebbero invece di presentare la domanda entro quindici giorni dall'inizio della sospensione o riduzione dell'attività lavorativa).

L'unico vincolo temporale stabilito dal provvedimento riguarda il termine massimo entro cui poter beneficiare del trattamento, fissato entro il mese di agosto 2020 (art. 19, comma 1).
Contrariamente a quanto previsto dall'art. 13, d.l. n. 9/2020 per la CIGO intervenuta a favore dei Comuni e delle Regioni della c.d. "zona rossa", viene prevista la necessità di informare e consultare le organizzazioni sindacali con le quali l'esame congiunto si deve tenere (anche in via telematica) entro i tre giorni successivi a quello della comunicazione preventiva.
La domanda va presentata entro la fine del quarto mese successivo all'inizio della sospensione o riduzione dell'attività lavorativa.
L'eccezionalità ed universalità delle misure predisposte per fronteggiare l'emergenza sanitaria è altresì confermata dal fatto che la sospensione o riduzione dell'attività di lavoro avviene al di fuori delle causali previste dalla legge (eventi transitori e non imputabili all'impresa o ai dipendenti, intemperie stagionali, situazioni temporanee di mercato), non è conteggiata ai fini dei limiti massimi previsti dal d.lgs. n. 148/2015, né richiede il versamento di un contributo addizionale.
Sempre in deroga alle previsioni del d.lgs. n. 148/2015, la platea dei beneficiari del trattamento di integrazione salariale comprende tutti i lavoratori – compresi quelli assunti a tempo determinato – alle dipendenze dei datori di lavoro richiedenti la prestazione alla data del 23 febbraio 2020, a prescindere dall'anzianità aziendale (che invece in tempi ordinari non può essere inferiore a 90 giorni di lavoro effettivo alla data di presentazione della relativa domanda).
L'assegno ordinario per la causale "emergenza COVID-19" interviene, sempre per un periodo massimo di 9 settimane limitatamente al 2020, anche a favore dei dipendenti da datori di lavoro iscritti al Fondo di integrazione salariale (FIS) che occupano mediamente più di 5 dipendenti, con la precisazione che, su istanza del datore di lavoro, può essere concesso con la modalità di pagamento diretto della prestazione da parte dell'INPS.

Ammesse a godere dell'intervento di integrazione salariale ordinario per "emergenza da COVID-19" sono inoltre, ai sensi dell'art. 20, d.l. n. 18/2020 le imprese che al 23 febbraio 2020 avevano in corso la fruizione di un trattamento straordinario: il primo sostituisce e sospende il secondo, a condizione che intervenga in tal senso un decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali.
Medesimo meccanismo è previsto dal successivo art. 21 per le imprese che avevano in corso il godimento di un assegno di solidarietà.
In entrambe i casi, il trattamento sostitutivo di quello già in corso non verrà conteggiato ai fini dei rispettivi limiti massimi previsti dalle norme del d.lgs. n. 148/2015.


La Cassa integrazione guadagni in deroga.
Dal momento che la finalità dichiarata dal Governo è evitare per quanto possibile a tutti lavoratori la perdita del posto di lavoro a causa dell'emergenza da COVID-19, l'art. 22 del decreto legge in questione garantisce la possibilità di accesso alla Cassa integrazione guadagni in deroga anche a favore dei datori di lavoro del settore privato (inclusi quelli agricoli, della pesca e del terzo settore) esclusi dall'applicazione delle tutele previste dalle vigenti disposizioni in materia di sospensione o riduzione di orario.
Viene a tal fine reintrodotta la Cassa integrazione in deroga gestita a livello territoriale da Regioni e Province autonome per una durata massima di nove settimane che, solo per i datori di lavoro che occupano più di cinque dipendenti, richiede la necessità di stipulare un accordo (che può essere concluso anche in via telematica) con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale. Ai lavoratori è riconosciuta la contribuzione figurativa.
Per le Regioni della c.d. "zona rossa" (Emilia Romagna, Veneto e Lombardia) più colpite dall'emergenza epidemiologica viene espressamente previsto (art. 22, comma 7) il cumulo tra la Cassa in deroga del d.l. "Cura Italia" con quello della durata massima di un mese previsto dall'art. 17, comma 1, d.l. n. 9/2020.

Avendo già sottoscritto con le organizzazioni sindacali datoriali e dei lavoratori appositi accordi-quadro definendo categorie di beneficiari e modalità di accesso, queste Regioni possono già erogare i trattamenti, mentre per quelle restanti, oltre agli accordi-quadro, occorrerà attendere che il Ministro del lavoro ripartisca le risorse complessivamente messe a disposizione.
Il decreto legge "Cura Italia" non specifica se la fruizione del trattamento ordinario o in deroga per l'emergenza COVID-19 debba essere preceduto dal preventivo smaltimento delle ferie maturate, che i Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri dell'8 e del 9 marzo 2020 hanno raccomandato, nell'ottica di tutelare l'interesse pubblico.
È opportuno ricordare che nel quadro normativo previsto dal d.lgs. n. 148/2015 il preventivo utilizzo di ferie non è necessario in caso di accesso al trattamento ordinario (il d.lgs. n. 148/2015 non detta infatti disposizioni al riguardo), mentre è invece richiesto insieme allo smaltimento dei permessi per quello in deroga (cfr. decreto Ministero del lavoro di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze del 1° agosto 2014, n. 83473 nonché Circolare Inps 27 maggio 2015, n. 107): occorrerà attendere indicazioni dalla prassi per verificare se tali meccanismi verranno replicati anche nell'attuale situazione d'emergenza.

È altrettanto opportuno sottolineare che il Governo ha stanziato 1.347,2 milioni di euro per il trattamento ordinario e 338,2 milioni di euro per la conversione del trattamento da straordinario ad ordinario (artt. 19, comma 9 e 20, comma 5, d.l. n. 18/2020), assegnando all'Inps il monitoraggio dei rispettivi limiti di spesa, raggiunti i quali l'Istituto non prenderà in considerazione ulteriori domande.

La sospensione dei licenziamenti per motivi economici.
Unitamente alle misure emergenziali riguardanti la Cassa integrazione ordinaria e in deroga, il Governo ha inteso salvaguardare l'occupazione sospendendo il potere datoriale di intimare licenziamenti economici, sia collettivi sia individuali. L'art. 46 del decreto "Cura Italia" prevede infatti che dalla data di sua entrata in vigore e per un periodo di 60 giorni i datori di lavoro non potranno dare avvio a procedure di licenziamento collettivo ex artt. 4 e 24, legge n. 223/91 o intimare licenziamenti individuali per motivi economici, e le procedure di licenziamento collettivo pendenti alla data del 23 febbraio si devono considerare sospese fino alla scadenza di tale periodo.
Gli effetti di tale previsione stanno già facendo discutere: essa da un lato obbliga anche gli imprenditori che abbiano cessato o stiano per cessare la propria attività il ricorso forzato alla Cassa integrazione per "emergenza COVID-19" (con dispendio di risorse a carico dello Stato), mentre dall'altro potrebbe danneggiare quei lavoratori che abbiano in corso avanzate trattative per la risoluzione incentivata del proprio rapporto di lavoro.

Le misure a favore dei lavoratori autonomi e dei collaboratori coordinati e continuativi nonché per la cura dei figli durante la chiusura delle scuole.
Ai titolari di partita IVA attiva dal 23 febbraio 2020 nonché ai collaboratori coordinati e continuativi iscritti alla Gestione separata il decreto legge assegna un'indennità una tantum di 600 euro che non concorre a formare il reddito imponibile, mentre viene istituito un "Fondo per il reddito di ultima istanza" a favore dei professionisti iscritti alle Casse di previdenza di diritto privato.
Con il decreto Cura Italia è stato inoltre previsto, per le famiglie dei lavoratori del settore privato, un congedo parentale straordinario per l'accudimento dei figli fino a 12 anni di età, o, in alternativa, un voucher per coprire le spese di baby sitter di 600 euro, che sale a 1.000 euro per gli operatori sanitari.
L'art. 23, comma 1, d.l. n. 18/2020 dispone infatti che a decorrere dal 5 marzo 2020 – in conseguenza della sospensione generalizzata dei servizi scolastici – i lavoratori privati con figli di età non superiore a 12 anni potranno usufruire di un congedo parentale straordinario della durata non superiore ad un periodo di quindici giorni frazionati o continuativi,
retribuito in misura pari al 50% della retribuzione giornaliera (per il calcolo della quale si rimanda a quanto disposto dall'art. 23, d.lgs. n. 151/2001).

Eventuali periodi di congedo parentale già in corso di fruizione durante il periodo di sospensione dei servizi scolastici da parte dei genitori sono convertiti nel congedo straordinario e non computati né indennizzati a titolo di congedo parentale.
Nessun limite di età è previsto se si tratta di figli con disabilità in situazione di gravità (accertata secondo le disposizioni della legge 5 febbraio 1992, n. 104), iscritti a scuole di ogni ordine e grado o ospitati in centri diurni a carattere assistenziale.
I periodi di congedo sono coperti da contribuzione figurativa.
Il comma 8 dell'art. 23 dispone che in alternativa al congedo i lavoratori possano optare per un bonus per l'acquisto di servizi di baby-sitting nel limite massimo complessivo di 600 euro, che sale a 1.000,00 nel caso di dipendenti pubblici e privati del settore sanitario (medici, infermieri, tecnici di laboratorio biomedico, tecnici di radiologia medica ed operatori sociosanitari).
Medesime misure sono state previste a favore dei lavoratori autonomi iscritti alla Gestione separata e a quella dell'Inps.ù

Quanto alle modalità operative per l'accesso al congedo e al bonus, occorrerà attendere indicazioni dall'Inps.
Infine, i periodi di quarantena sono equiparati a malattia e non saranno computabili ai fini del periodo di comporto previsti dai rispettivi contratti collettivi nazionali di settore.

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