AIF promuove i controlli antiriciclaggio sulle finanze vaticane

| 15/06/2016 13:03

di Angelo Paletta, Docente di management - Il Merito
15.6.2016, Plus Plus 24 Diritto


L'Autorità di Informazione Finanziaria (AIF) della Santa Sede ha pubblicato il IV rapporto annuale relativo al 2015, nel quale il Direttore Tommaso Di Ruzza, registra come l'anno appena trascorso abbia segnato «una chiave di volta» nell'attività di contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo. L'AIF, che svolge la duplice funzione di vigilanza e regolamentazione e di intelligence finanziaria, infatti, in pochissimi anni è divenuta un'istituzione vaticana funzionante a pieno regime che è accreditata a livello internazionale nel Gruppo Egmont.

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Ciò ha permesso alla Santa Sede e allo Stato della Città del Vaticano di essere promossi a tutti gli effetti, dal punto di vista sia dell'impianto normativo adottato sia del suo effettivo funzionamento.

Tale risultato positivo era stato già preannunciato da Moneyval lo scorso 8 dicembre, quando la 49ma Assemblea Plenaria riunita a Strasburgo aveva approvato il secondo Progress Report. Nel documento veniva elogiata la Santa Sede per aver colmato delle lacune tecniche, che erano state individuate sia nel Mutual Evaluation Report del 4 luglio 2012, sia nel primo Progress Report del 9 dicembre 2013.

Già nel primo rapporto del 2012 si rilevava del resto come: «Le Autorità della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano hanno percorso molta strada in un periodo molto breve e gran parte dei pilastri del sistema di prevenzione e contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo sono stati stabiliti». Su questi sforzi compiuti in poco tempo dalla Santa Sede e dallo Stato della Città del Vaticano, Mons. Antoine Camilleri, Sottosegretario per i Rapporti con gli Stati e Capo della Delegazione della Santa Sede alla Plenaria del Comitato Moneyval, ha dichiarato che «la Santa Sede ha istituito un sistema ben funzionante, efficace e sostenibile per prevenire e combattere i crimini finanziari».

Tuttavia, i traguardi da raggiungere non sono finiti. I nuovi obiettivi, infatti, potrebbero comportare una maggiore incisività dell'attività sul piano giudiziario e penale da parte della "procura del Vaticano", ossia l'Ufficio del Promotore di Giustizia presso il Tribunale dello Stato della Città del Vaticano, supportato dall'attività investigativa del Corpo della Gendarmeria.

L'attività sanzionatoria delle condotte illecite che verranno accertate potrà esercitarsi anche con il blocco preventivo e la confisca dei beni frutto del riciclaggio dei capitali (art. 8 Legge n. IX/2013 sostituente l'art. 36 c.p. vaticano; art. 41 Legge n. IX/2013 sostituente l'art. 639 c.p.p. vaticano). Gli strumenti normativi per operare tutto ciò già esistono. Infatti, l'11 giugno 2013 la Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano aveva introdotto delle norme modificanti il codice penale e il codice di procedura penale (A.A.S. vol. 105 n. 8 del 2 agosto 2013, pp. 651-653; Legge vaticana n. IX dell'11 luglio 2013).

L'efficacia dei controlli attivati si è manifestata nel crescente numero di segnalazioni di attività sospette, passate da 1 nel 2011 a 544 nel 2015. Tali informazioni secondo la Legge n. XVIII/2013 sono oggetto dell'attività di intelligence finanziaria svolta dall'Autorità di Informazione Finanziaria, e potenzialmente inviate all'Ufficio del Promotore di Giustizia. Infatti, se sul tavolo del Promotore di Giustizia presso lo Stato della Città del Vaticano non erano pervenuti rapporti nel 2011 e solo 2 durante il 2012, nel 2013 i fascicoli sono saliti ad 8 a cui se ne sono aggiunti altri 7 nel 2014. Lo scorso anno i procedimenti sono aumentati a 17. Tutto ciò è un indice credibile di come si stia lavorando per favorire la trasparenza e l'integrità del settore finanziario nonché la conservazione sul piano morale della reputazione della Santa Sede a livello globale.

I controlli dell'AIF sullo IOR

L'attività degli ultimi due Pontefici è stata incalzante per «impedire e reprimere attività illecite che potessero svilupparsi impunemente, all'ombra delle garanzie internazionali poste a presidio della libertà della stessa Santa Sede nella sua missione di governo della Chiesa universale» (Motu Proprio del 30 dicembre 2010). Se Papa Ratzinger ha istituto l'AIF, Papa Bergoglio ha istituito la Pontificia Commissione Referente per l'Istituto per le Opere di Religione (Motu Proprio del 24 giugno 2013) e il COSIFI (Motu Proprio dell'8 agosto 2013).

L'AIF aveva messo sotto la lente d'ingrandimento lo IOR e l'APSA, considerandoli due enti che svolgevano professionalmente l'attività di natura finanziaria. Ciò ha obbligato lo IOR, in particolare, a rafforzare le attività di compliance ("conformità") e a svolgere una profonda operazione di "know your customer" ("conosci il tuo cliente").

Gli effetti tangibili dell'adeguata verifica della clientela, secondo un approccio basato sul rischio, hanno determinato nel 2012 l'emersione degli oltre 18.900 rapporti in essere ed alla chiusura progressiva di 4.935 conti correnti, tanto che nel 2015 ne rimanevano solo 14.801.

Nello stesso periodo la contabilità dell'Istituto ha registrato una riduzione dell'utile da 86,6 milioni a 16,1 milioni di euro. Il patrimonio, invece, è stato aumentato a 654 milioni di euro al netto dei dividendi distribuiti. Ma tutt'ora l'azione di trasparenza continua indefessa.

A partire dall'anno 2015 il bilancio d'esercizio dello IOR viene redatto secondo nuove regole ed in conformità con i principi contabili internazionali ed è pubblicato sul proprio sito web.

Attualmente tra i 14.801 clienti dello IOR vi sono persone fisiche e persone giuridiche di diritto canonico e vaticano. Nel novero dei titolari dei conti correnti risultano la Santa Sede e lo Stato della Città del Vaticano e loro organismi, ordini religiosi e altre istituzioni cattoliche, ecclesiastici, dipendenti e pensionati della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano e i membri del corpo diplomatico accreditati presso la Santa Sede. A livello geografico, il 75% dei clienti dello IOR sono residenti in Italia e in Vaticano, mentre il 15% di loro si trova nel resto dell'Europa ed il 10% sta in altre nazioni del mondo. Per supportare l'operatività globale della Chiesa, lo IOR ha selezionato 35 banche corrispondenti tramite cui esercita attività di tesoreria e servizi di pagamento.

Tutto ciò sta valorizzando l'originaria "mission" dello IOR, che è quella di «provvedere alla custodia e all'amministrazione dei beni mobili ed immobili trasferiti o affidati all'Istituto medesimo da persone fisiche o giuridiche e destinati ad opere di religione e di carità̀.

L'Istituto può accettare depositi di attivi da enti o persone della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano» (Chirografo di San Giovanni Paolo II del 1° marzo 1990).

Pace fatta tra IOR e autorità italiane sui fondi sequestrati nel 2010 e restituiti nel 2014

Questo importante accordo bilaterale viene dopo l'introduzione in Oltretevere di solidi presidi antiriciclaggio e la conclusione a lieto fine nel 2013 del sequestro di 23 milioni di euro di proprietà dello IOR, misura preventiva adottata dalle autorità italiane nel settembre 2010. Questa somma era transitata alla banca Credito Artigiano s.p.a. per un giroconto effettuato con fini di tesoreria.

Ma l'operazione era stata segnalata come sospetta dalla Banca d'Italia e da quel momento erano partiti i controlli della Guardia di Finanza unitamente al blocco dei fondi disposto dalla Procura della Repubblica di Roma. Ad ogni modo, già nel 2011 la medesima Procura ha revocato il sequestro dei fondi, che nel 2014 sono stati restituiti allo IOR forse anche a fronte della collaborazione tra l'AIF e la UIF italiana, che nel 2013 avevano siglato un Protocollo d'intesa per la collaborazione e lo scambio di informazioni.

Fisco e antiriciclaggio: Italia e Santa Sede attuano la convenzione del 2015

Lo scorso 1° aprile 2015 il titolare del Ministero dell'Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, e l'arcivescovo Segretario per i Rapporti con gli Stati, Mons. Paul Richard Gallagher, hanno firmato una convenzione internazionale tra l'Italia e la Santa Sede in materia fiscale. Nel testo si afferma che le disposizioni trovano applicazione nei confronti «dei soggetti fiscalmente residenti in Italia ai sensi del testo unico delle imposte sui redditi di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 ("TUIR"), che siano titolari di attività finanziarie presso enti che svolgono professionalmente un'attività di natura finanziaria nello Stato della Città del Vaticano» (art. 2 "Determinazione e versamento delle imposte sui redditi di capitale e sui redditi diversi delle attività finanziarie").

Questa Convenzione fra i due Stati è particolarmente importante, perché pone le premesse per conseguire la trasparenza fiscale e per semplificare gli adempimenti fiscali per alcune categorie di contribuenti italiani che detengono attività finanziarie presso enti e istituzioni finanziarie della Santa Sede. Inoltre, tale accordo permette di introdurre per i medesimi contribuenti una regolarizzazione ad hoc per il passato, che si affianca alla voluntary disclosure italiana, e che tiene conto della peculiarità di tali soggetti.

Non per ultimo, i due rappresentanti governativi hanno sottoscritto alcune disposizioni fiscali in materia di beni immobili della Santa Sede situati in Italia e di notifica degli atti tributari.

I controlli dell'AIF sull'APSA

I controlli operati dall'AIF hanno fin da subito riguardato le transazioni dell'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (APSA). L'organismo vaticano è situato nel Cortile di San Damaso ed è attualmente retto dagli artt. 172 e 173 della Costituzione apostolica "Bonus Pastor", scritta da Papa Paolo VI e modificata di recente da Papa Francesco. L'APSA ha come finalità istituzionale quella di «amministrare i beni di proprietà della Santa Sede, destinati a fornire fondi necessari all'adempimento delle funzioni della Curia romana» nonché gestisce «i beni mobili ad esso affidati da altri enti della Santa Sede».

L'organizzazione interna è suddivisa nell'Area finanziaria, che include l'Ufficio analisi e negoziazione titoli e l'Ufficio gestione investimenti, e nell'Area gestione immobiliare, che include l'Ufficio gestione reddituale e l'Ufficio gestione tecnica

Tale organigramma inizialmente era stato considerato come quello di un ente che svolgesse in modo professionale un'attività di natura finanziaria (rapporti annuali AIF dal 2012 al 2014). Nel rapporto sull'anno 2015 appena pubblicato, si registra che l'APSA è stata cancellata dall'elenco dei soggetti vigilati dall'AIF, dal momento che dopo accurate verifiche e una ispezione in loco, l'AIF ha registrato la cessazione dei presupposti per includere l'APSA nel suo ambito di vigilanza. Come si riporta sempre nel rapporto dell'AIF, l'APSA ricade ora pienamente nell'ambito della vigilanza sulla Curia Romana svolta dagli organismi istituiti da Papa Francesco con la Lettera apostolica in forma di "Motu proprio" Fidelis dispensator et prudens per la costituzione di una nuova struttura di coordinamento degli affari economici e amministrativi della Santa Sede e dello stato della Città del Vaticano del 24 febbraio 2014.

Sul piano organizzativo, inoltre, Papa Francesco con il Motu Proprio dell'8 luglio 2014 ha abrogato la Sezione Ordinaria dell'APSA e ne ha trasferito alcune competenze alla Segreteria per l'Economia. Questa è stata eretta dal Sommo Pontefice con il predetto Motu Proprio "Fidelis dispensator et prudens" ed è tutt'ora presieduta dal cardinale australiano George Pell. Dal 2016, infatti, l'APSA è sotto la vigilanza ed il coordinamento di questa struttura vaticana.

L'antiriciclaggio dello Stato della Città del Vaticano e della Santa Sede verificati da Moneyval

La Santa Sede il 17 dicembre 2009 ha sottoscritto la Convenzione monetaria con l'Unione Europea, nella quale si è impegnata sia ad assumere l'euro come propria valuta, sia ad introdurre disposizioni di trasparenza finanziaria e di lotta al riciclaggio internazionale.
Ciò ha determinato che gli standard comunitari sull'antiriciclaggio e sul contrasto al finanziamento del terrorismo arrivassero fino sul colle Vaticano. Le verifiche periodiche effettuate da Moneyval ne sono la naturale conseguenza.

Questo organismo del Consiglio d'Europa è un comitato di esperti che opera la valutazione della conformità delle misure adottate dai singoli Stati nazionali rispetto agli standard internazionali sul contrasto ai fenomeni del riciclaggio. Qualora vi siano delle migliorie da apportare, gli esperti del comitato europeo emettono delle raccomandazioni volte a sensibilizzare le istituzioni sottoposte ai controlli così da superare i punti di criticità.

Attualmente Moneyval revisiona le procedure dei 28 Stati aderenti all'Unione Europea, delle Dipendenze della Corona Britannica (Guernesey, Jersey, Isola di Man e del territorio d'oltremare di Gibilterra), di Israele, dello Stato della Città del Vaticano e della Santa Sede.

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