Quando non sussiste la responsabilità penale del consulente – professionista nel reato di bancarotta fraudolenta (breve nota alla sentenza del Tribunale di Sondrio del 20.10.2016)

| 10/01/2017 11:57


Non sussiste la responsabilità penale del consulente professionista nel reato di bancarotta fraudolenta se il commercialista si è limitato nel recepire i dati contabili dell'amministrazione interna della società, senza aver in alcun modo ideato, suggerito o posto in essere le operazioni fraudolente che hanno concorso a cagionare il dissesto della società.
Il principio di diritto è stato espresso dalla sentenza del Tribunale di Sondrio n.242 del 20.10.2016.
Giudizio - Il giudice dell'udienza preliminare, a seguito di richiesta di rito abbreviato, ha assolto il commercialista che aveva concluso un contratto di consulenza fiscale, amministrativa e contabile con gli amministratori di una società accusati di aver posto in essere una serie di operazioni illecite che hanno condotto al fallimento della società. L'imputato, interrogato in udienza su sua espressa richiesta, aveva rappresentato di non aver preso parte e di non essere a conoscenza delle operazioni straordinarie che avevano costituito la società s.p.a. dichiarata fallita, di aver prestato attività di consulenza contabile e di essersi occupato prevalentemente della contabilità analitica e del controllo di gestione. Egli ha affermato di non aver partecipato alle operazioni contestate come illecite nel capo di imputazione e a sua discolpa ha prodotto documentazione riguardante il coinvolgimento di altri professionisti.
Esclusione di responsabilità – il giudicante ha correttamente ritenuto sulla base delle dichiarazioni dell'imputato e della documentazione in atti che se da un lato il commercialista risultava essere persona di fiducia del legale rappresentante della società anche in ragione del citato accordo contrattuale di consulenza, non risultavano in capo a lui rapporti affaristici ulteriori ed estranei, tali da giustificare una sua positiva e consapevole collaborazione nel porre in essere operazioni fraudolente in particolare non risultavano poste in essere dall'imputato concreti atti di amministrazione, non risultavano rapporti tra lui e le banche finanziatrici, non vi è prova che l'attività del commercialista nella formazione dei bilanci si sia spinta oltre alle operazioni contabili trasmesse dall'ufficio amministrativo.
Conclusioni – il Tribunale aderendo ad un consolidato orientamento della Suprema Corte sul punto, ha escluso la responsabilità penale del commercialista atteso che non sussistono elementi certi ed univoci atti a comprovare al di là di ogni ragionevole dubbio che il consulente contabile della società fallita fosse consapevole dei propositi fraudolenti e distrattivi degli amministratori di diritto; abbia fornito consigli e suggerimenti sui mezzi giuridici idonei a sottrarre i beni ai creditori; abbia assistito gli amministratori nella conclusione dei relativi negozi (oltre i limiti all'incarico di consulenza); abbia svolto attività dirette a garantire agli amministratori l'impunità o ne abbia rafforzato, con il proprio ausilio e con le proprie considerazioni l'intento criminoso.

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