Reati tributari: sulla questione "Taricco" la Corte Costituzionale rinvia alla Corte di Giustizia UE

| 27/01/2017 16:09


di Letizia d'Altilia, Sistema Società 27.1.2017- Plus Plus 24 Diritto

Ordinanza Corte Costituzionale 26 gennaio 2017, n. 24

La massima - Sono rimesse alla Corte di Giustizia dell'Unione europea, in via pregiudiziale ai sensi e per gli effetti dell'art. 267 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, le seguenti questioni di interpretazione dell'art. 325, paragrafi 1 e 2, del medesimo Trattato:

a) se l'art. 325, paragrafi 1 e 2, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea debba essere interpretato nel senso di imporre al giudice penale di non applicare una normativa nazionale sulla prescrizione che osta in un numero considerevole di casi alla repressione di gravi frodi in danno degli interessi finanziari dell'Unione, ovvero che prevede termini di prescrizione più brevi per frodi che ledono gli interessi finanziari dell'Unione di quelli previsti per le frodi lesive degli interessi finanziari dello Stato, anche quando tale omessa applicazione sia priva di una base legale sufficientemente determinata;

b) se l'art. 325, paragrafi 1 e 2, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea debba essere interpretato nel senso di imporre al giudice penale di non applicare una normativa nazionale sulla prescrizione che osta in un numero considerevole di casi alla repressione di gravi frodi in danno degli interessi finanziari dell'Unione, ovvero che prevede termini di prescrizione più brevi per frodi che ledono gli interessi finanziari dell'Unione di quelli previsti per le frodi lesive degli interessi finanziari dello Stato, anche quando nell'ordinamento dello Stato membro la prescrizione è parte del diritto penale sostanziale e soggetta al principio di legalità;

c) se la sentenza della Grande Sezione della Corte di Giustizia dell'Unione europea 8 settembre 2015 in causa C-105/14, Taricco, debba essere interpretata nel senso di imporre al giudice penale di non applicare una normativa nazionale sulla prescrizione che osta in un numero considerevole di casi alla repressione di gravi frodi in danno degli interessi finanziari dell'Unione europea, ovvero che prevede termini di prescrizione più brevi per frodi che ledono gli interessi finanziari dell'Unione europea di quelli previsti per le frodi lesive degli interessi finanziari dello Stato, anche quando tale omessa applicazione sia in contrasto con i principi supremi dell'ordine costituzionale dello Stato membro o con i diritti inalienabili della persona riconosciuti dalla Costituzione dello Stato membro.

La sentenza Taricco e le questioni di legittimità sollevate dai giudici italiani
Con l'ordinanza n. 24/2017 depositata ieri, la Corte Costituzionale ha finalmente esaminato le questioni di legittimità costituzionale sollevate dalla Corte d'appello di Milano e dalla Corte di Cassazione in relazione alle statuizioni dalla nota sentenza "Taricco", disponendo un rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell'Unione europea. Il riferimento è alla nota sentenza della CGUE, Grande sezione, Taricco e altri, 8 settembre 2015 (C- 105/14) i cui effetti per il nostro ordinamento hanno suscitato un acceso dibattito, sia in dottrina, sia in giurisprudenza. In sintesi, i giudici di Lussemburgo, in virtù del primato del diritto UE, hanno dichiarato che la normativa italiana in tema di prescrizione, come risultante dal combinato disposto degli articoli 160, ultimo comma e 161 c.p. (ossia nella parte in cui determina, anche per frodi gravi in materia di Iva, un'interruzione del termine di prescrizione non superiore ad un quarto della sua durata iniziale), «è idonea a pregiudicare gli obblighi imposti agli Stati membri dall'articolo 325, paragrafi 1 e 2, Tfue nell'ipotesi in cui detta normativa nazionale impedisca di infliggere sanzioni effettive e dissuasive in un numero considerevole di casi di frode grave che ledono gli interessi finanziari dell'Unione europea, o in cui preveda, per i casi di frode che ledono gli interessi finanziari dello Stato membro interessato, termini di prescrizione più lunghi di quelli previsti per i casi di frode che ledono gli interessi finanziari dell'Unione europea, circostanze che spetta al giudice nazionale verificare». Da qui, l'obbligo per il giudice italiano di dare piena efficacia alle norme del Trattato, se necessario disapplicando le disposizioni nazionali che con queste si pongano in contrasto.

CONTINUA SU SISTEMA SOCIETA'