Il regolamento della banca dati DNA
di Giuseppe Musumeci, Avvocato.

| 31/05/2017 09:32


L'Italia, con la legge di ratifica del trattato di Prùm (30 giugno 2009 n.85), in attuazione degli accordi di Schengen diretti a rafforzare la cooperazione con gli altri Stati nella lotta ai fenomeni del terrorismo, immigrazione clandestina, criminalità internazionale e transnazionale, ha disciplinato, tra l'altro, la istituzione della banca dati del DNA. La stessa Legge, all'art. 16, rinvia ad uno o più regolamenti la specifica attuazione dei principi e criteri indicati nel testo normativo di istituzione della Banca Dati del DNA presso il Ministero dell'Interno e di un Laboratorio centrale presso il Ministero della Giustizia avente la finalità di identificazione degli autori dei reati.
Con Decreto del Presidente della Repubblica 7 Aprile 2016 n.87 è stato emanato l'annunciato regolamento con le disposizioni di attuazione della L. n. 85/2009 concernenti l'istituzione della banca dati e del laboratorio centrale per la banca dati nazionale del DNA, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n.122 del 26-5-2016.
Il testo, composto di 8 Capi e 36 articoli, disciplina sia le modalità di funzionamento ed organizzazione della banca dati e del laboratorio centrale che lo scambio di profili del DNA per le citate finalità di cooperazione transfrontaliera.
Il regolamento disciplina, altresì, il trattamento dei dati personali. -L'argomento è oggetto dell'approfondimento del prof. Emiliano Giardina, Laboratorio di genetica forense dell'Università degli studi di Roma Tor Vergata "La Banca Dati Nazionale del DNA ad uso forense: nessun pericolo per la nostra privacy"-.
Il Capo II (artt.3-10) tratta nel dettaglio l'organizzazione e il funzionamento della Banca dati e del Laboratorio centrale, regolando le modalità di acquisizione dei campioni biologici, nonché la gestione, tipizzazione dei profili ed il trattamento e accesso ai predetti dati.


La gestione dei profili
L'art. 3 del regolamento prevede che il software della banca dati per la gestione dei profili del DNA è organizzato su due livelli.
Il primo livello è impiegato ai fini investigativi in ambito nazionale. Il secondo livello è impiegato, anche, per le finalità di collaborazione internazionale di polizia in conformità alle decisioni del Consiglio dell'Unione europea n. 2008/615/GAI e n. 2008/616/GAI e successive modificazioni, come previsto dall'art. 12 comma 2 della Legge 85/2009.


Il funzionamento del Laboratorio centrale
L'art. 4 si occupa del Laboratorio centrale. Esso è dotato di strutture robotizzate in grado di compiere le seguenti fasi di tipizzazione del DNA:
a) accettazione, catalogazione e conservazione del campione biologico;
b) set-up del campione;
c) eventuale fase di estrazione del DNA;
d) eventuale fase di quantificazione;
e) amplificazione del DNA mediante PCR, ovvero moltiplicazione in vitro di frammenti di DNA mediante reazione a catena dell'enzima polimerasi;
f) lettura ed interpretazione del profilo del DNA mediante sequenziatore automatico.
Il Laboratorio, inoltre, per gestire i flussi di lavoro ed i dati, si avvale di un LIMS (Laboratory Information Management System: un Sistema informativo idoneo a gestire i dati e il flusso di lavoro di un laboratorio -art.2 lett. f-) che assicura la tracciabilità del campione biologico, delle varie fasi della tipizzazione del DNA e delle operazioni effettuate dal personale addetto, ivi inclusi gli amministratori di sistema, e la registrazione non modificabile di tutte le variazioni apportate ai dati.
Gli accessi al sistema LIMS del Laboratorio centrale sono riservati ad operatori abilitati secondo predefiniti profili di autorizzazione, garantiti attraverso un procedimento di autenticazione e controllati mediante registrazione in appositi file di log non modificabili (art. 4 comma 5).
Con successivo decreto ministeriale 8 novembre 2016 (in G.U. n.296 del 20.12.2016) sono stati definiti: - i profili di autorizzazione, le procedure di autenticazione, di registrazione e di analisi degli accessi e delle operazioni relativi alla banca dati nazionale del DNA collocata presso il Ministero dell'interno, Dipartimento della pubblica sicurezza, Servizio per il sistema informativo interforze della Direzione centrale della polizia criminale, - i profili di autorizzazione e le procedure di autenticazione, di registrazione e di analisi degli accessi e delle operazioni relativi al sistema LIMS del laboratorio centrale per la banca dati nazionale del DNA, collocato presso il Ministero della giustizia, Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, Direzione generale dei detenuti e del trattamento, -́ le regole per la registrazione degli accessi ai locali e agli armadi del laboratorio centrale per la banca dati nazionale del DNA adibiti alla conservazione dei campioni biologici e degli elettroferogrammi effettuati degli operatori abilitati e in possesso di apposite chiavi di accesso e sono state delineate, inoltre, le regole per la trasmissione del profilo del DNA da parte delle istituzioni di elevata specializzazione, per via telematica, verso il laboratorio della Forza di polizia individuata dall'Autorità giudiziaria (art.1 comma 3 decreto 8 Novembre 2016).


L'alimentazione della banca dati
La Banca dati è alimentata dagli operatori di polizia giudiziaria in servizio presso i laboratori delle Forze di polizia ed il laboratorio centrale, mediante l'inserimento per via telematica del profilo del DNA e del relativo numero di riferimento, del codice ente e del codice di laboratorio (art. 7).
I profili del DNA sono trasmessi alla banca dati a norma degli articoli 9 e 10 della legge 89/2009 (il primo individua i soggetti sottoposti al prelievo di campione biologico ai fini dell'inserimento del profilo di DNA nella banca dati; il secondo disciplina l'inserimento in Banca dati dei profili del DNA tipizzati da reperti biologici, a mezzo di accertamento tecnico, consulenza o perizia e dei quali l'Autorità Giudiziaria ordina la trasmissione alla banca dati- n.d.r) tramite il portale della banca dati per la raccolta ed i raffronti (art. 10 comma 1).
I profili inseriti sono quelli ottenuti con metodi accreditati a norma ISO/IEC 17025, e successive modificazioni. Al primo livello della banca dati (per finalità investigative in ambito nazionale), sono inseriti i profili del DNA a partire da un numero di loci pari a sette. Solo i profili del DNA che hanno un numero di loci uguale o superiore a dieci sono inseriti al secondo livello (art. 10 comma 4), per le finalità di collaborazione internazionale di polizia.
Nel caso in cui in un procedimento penale (art.10 comma 3) si proceda alla tipizzazione del DNA di più profili dello stesso soggetto, si trasmette alla banca dati solo il profilo del DNA che condivide gli stessi loci. - Sulle regole di alimentazione della banca dati, si rinvia all'articolo della dott.ssa Giuseppina Siligato, biologo forense: "Criteri di inserimento dei profili genetici in banca dati"-.


L'acquisizione dei campioni biologici
L'art. 5 del regolamento disciplina l'acquisizione del campione biologico dei soggetti indicati nell'art.9 della Legge 85/2009, ovvero:
a) i soggetti ai quali sia applicata la misura della custodia cautelare in carcere o quella degli arresti domiciliari;
b) i soggetti arrestati in flagranza di reato o sottoposti a fermo di indiziato di delitto;
c) i soggetti detenuti o internati a seguito di sentenza irrevocabile, per un delitto non colposo;
d) i soggetti nei confronti dei quali sia applicata una misura alternativa alla detenzione a seguito di sentenza irrevocabile, per un delitto non colposo;
e) i soggetti ai quali sia applicata, in via provvisoria o definitiva, una misura di sicurezza detentiva,
-con i limiti e le eccezioni di cui al comma 2 dell'art. 9 (il prelievo può essere effettuato esclusivamente se si procede nei confronti dei soggetti di cui al comma 1 per delitti, non colposi, per i quali è consentito l'arresto facoltativo in flagranza. Il prelievo non può essere effettuato se si procede per i reati: a) di cui al libro II, titolo III, capo I, tranne quelli di cui agli articoli 368, 371-bis, 371-ter, 372, 374 aggravato ai sensi dell'articolo 375, 378 e 379, e capo II, tranne quello di cui all'articolo 390, del codice penale; b) di cui al libro II, titolo VII, capo I, tranne quelli di cui all'articolo 453, e capo II, del codice penale; c) di cui al libro II, titolo VIII, capo I, tranne quelli di cui all'articolo 499, e capo II, tranne quello di cui all'articolo 513-bis, del codice penale; d) di cui al libro II, titolo XI, capo I, del codice penale; e) di cui al regio decreto 16 marzo 1942, n. 267; f) previsti dal codice civile; g) in materia tributaria; h) previsti dal testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58)-
E' lo stesso art.9 della Legge, che al comma 4, prevede, altresì, l'oggetto del prelievo (I soggetti indicati al comma 1 sono sottoposti a prelievo di campioni di mucosa del cavo orale a cura del personale specificamente addestrato delle Forze di polizia o di personale sanitario ausiliario di polizia giudiziaria). Per cui, il regolamento specifica, che detti soggetti: sono sottoposti al prelievo di due campioni di mucosa orale, allo scopo di consentire l'eventuale ripetizione della tipizzazione del DNA, previa identificazione degli stessi tramite accesso telematico all'AFIS (Automated Fingerprint Identification System: sistema automatizzato per l'identificazione delle impronte digitali del casellario centrale d'identità del Ministero dell'interno, Dipartimento della pubblica sicurezza, collocato presso la Direzione centrale anticrimine della Polizia di Stato, Servizio polizia scientifica – art. 2 lett. d-) e registrazione delle operazioni di identificazione e prelievo, a cura dell'organo procedente, nel sistema AFIS (sul punto, vedasi Giovanni Negri "Parte la Banca dati del Dna: sarà articolata su due livelli", Quotidiano del Diritto 08/07/2015 scheda del Ministero Giustizia, avente per oggetto Schema di regolamento recante Disposizioni di attuazione della legge 30 giugno 2009, n. 85, concernente l'istituzione della banca dati nazionale del DNA e del laboratorio centrale per la banca dati nazionale del DNA, ai sensi dell'articolo 16 della legge n. 85 del 2009)
Il prelievo è eseguito soltanto se il soggetto non sia stato già sottoposto in precedenza ad analoga operazione, salvi i casi in cui sia stata già disposta la distruzione del campione ai sensi dell'articolo 24 e ricorrano, nuovamente, i presupposti di cui all'articolo 9 della legge, sopra indicato, ferma restando la registrazione nel sistema AFIS ai fini dell'aggiornamento del dato (art.5).
Alla suddetta operazione provvede il personale della Polizia penitenziaria (nel caso di arresto in flagranza di reato o di fermo di indiziato di delitto, dopo la convalida da parte del giudice) ad eccezione di alcune ipotesi in cui il soggetto non è destinato ad essere associato ad un istituto penitenziario (art.5 comma 3). In questi ultimi casi, procede la PG delegata all'esecuzione del provvedimento restrittivo (applicazione di ordinanza che dispone gli arresti domiciliari, la permanenza in casa o il collocamento in comunità; arresto in flagranza o fermo a seguito di convalida senza applicazione di una misura cautelare coercitiva; applicazione di una misura alternativa alla detenzione, se il soggetto non è in stato di custodia; applicazione di una misura di sicurezza detentiva, anche nella forma del collocamento in comunità).
Il prelievo è effettuato per il tramite di un tampone orale a secco che viene strofinato sulla parte interna della guancia, ovvero sulle gengive per un tempo adeguato (art. 5, comma 4 lett. b), nel rispetto della dignità, del decoro e della riservatezza di chi vi è sottoposto. Delle operazioni è redatto verbale (art. 9 comma 5 L. 89/2009). Ogni campione biologico, conservato a temperatura ambiente, è posto, successivamente, in un contenitore separato (art. 5comma 4 lett. c-d), ed inviato al Laboratorio centrale, nel più breve tempo possibile, in un unico plico chiuso con sigillo antieffrazione, utilizzando modalità organizzative, che razionalizzino la trasmissione, a cura del personale procedente, al Laboratorio centrale, di cui all'art. 5, comma 2 della legge istitutiva, per la tipizzazione del relativo profilo e la successiva trasmissione alla banca dati del DNA, anche avvalendosi di corrieri specializzati che assicurino l'integrità del plico stesso e la sua tracciabilità. Su ciascuno dei campioni é apposta identica etichetta che deve contenere, in formato leggibile: a) il codice dell'ufficio segnalatore; b) il codice identificativo dell'operatore che ha effettuato il prelievo dei campioni biologici; c) numero di riferimento; d) la data del prelievo (art. 5 comma 5).
Il laboratorio centrale provvede ai seguenti adempimenti: a) registrazione informatizzata del plico contenente i due campioni biologici, con modalità che consentano la tracciabilità delle operazioni effettuate dal personale addetto e la registrazione di tutte le variazioni apportate ai dati; b) apertura del plico sigillato contenente i due campioni biologici, ponendo un campione in una nuova busta di sicurezza, che viene conservata per eventuali successive indagini o controlli, e sottoponendo l'altro a tipizzazione del DNA; c) apposizione in una busta della parte di campione biologico inutilizzata, con applicazione a chiusura di una nuova etichetta; chiusura del predetto involucro in una busta di sicurezza idonea alla conservazione; d) inserimento per via telematica del profilo del DNA nella banca dati, del relativo numero di riferimento, del codice ente e del codice laboratorio; e) qualora si verifichi che la tipizzazione del DNA del primo dei due campioni biologici ha fornito esito negativo o parziale, il personale del laboratorio centrale provvede ad informare l'AFIS. Una volta individuato il soggetto cui si riferisce il campione biologico, l'AFIS informa l'ufficio segnalatore di procedere, previa autorizzazione dell'Autorità giudiziaria, alla ripetizione del prelievo. Nel caso di ripetizione del prelievo, l'ufficio segnalatore lo comunica all'AFIS che informa il laboratorio centrale perché provveda alla distruzione di entrambi i campioni biologici e del profilo del DNA parziale. Nel caso di impossibilità di ripetizione del prelievo, l'ufficio segnalatore provvede ad acquisire dall'Autorità giudiziaria anche l'autorizzazione a processare il secondo campione, informando tempestivamente l'AFIS per la successiva comunicazione al laboratorio centrale (art.5 comma 6).
Per l'eventuale fase di estrazione del DNA dai campioni biologici sono utilizzati kit commerciali nell'ambito dei parametri riconosciuti a livello internazionale in termini di resa quantitativa e qualitativa del DNA (art.19)


Prelievo, gestione e tipizzazione del profilo del DNA del reperto biologico
Nei casi di denuncia di persone scomparse e di rinvenimento di cadaveri o resti cadaverici non identificati, l'art 6 reg. indica le procedure da seguire per il prelievo, gestione e tipizzazione del profilo del DNA del reperto biologico acquisito nel corso di procedimenti penali.
A seguito di denuncia di persona scomparsa o di rinvenimento di cadaveri non identificati, la polizia giudiziaria acquisisce, ove ritenuto necessario, gli elementi informativi della persona scomparsa e gli oggetti ad uso esclusivo della stessa, al fine di ottenerne il profilo del DNA. Per incrementare il potere identificativo del profilo di DNA, può essere richiesto ai consanguinei di sottoporsi volontariamente al prelievo biologico. In questo caso il soggetto è sottoposto ad una procedura di identificazione mediante acquisizione dei suoi dati anagrafici e degli estremi del documento di identificazione (art. 6 comma1).
I dati anagrafici dei soggetti consanguinei di cui al comma 1 sono inseriti in un sottoinsieme dell'AFIS ed i profili del DNA conservati in un sottoinsieme della banca dati consultabili solo ai fini dell'identificazione della persona scomparsa (art. 6 comma 2).
Il personale in servizio presso i laboratori delle Forze di polizia, dopo aver proceduto alla tipizzazione del reperto biologico, su disposizione dell'Autorità giudiziaria, provvede all'inserimento per via telematica nella banca dati del profilo del DNA, del relativo numero di riferimento, del codice ente e del codice laboratorio (art. 6 comma 6).
L'inserimento per via telematica dei profili del DNA e dei dati di cui al comma 6 ottenuti dai reperti biologici nel corso di procedimenti penali la cui tipizzazione non sia stata effettuata dai laboratori delle Forze di polizia, viene effettuato dal personale del laboratorio della Forza di polizia indicata dall'Autorità giudiziaria. La trasmissione del profilo del DNA da parte dell'istituto di elevata specializzazione, per via telematica, verso il laboratorio della Forza di polizia individuato dall'Autorità giudiziaria, avviene secondo le regole indicate da un decreto interministeriale previsto dall'articolo 3, comma 9 ( art. 6 comma 7).


La consultazione
L'art. 12 (Trattamento e accesso ai dati; tracciabilità dei campioni) comma 2 della Legge 89/2009, prevede che l'accesso ai dati contenuti nella banca dati nazionale del DNA è consentito alla polizia giudiziaria e all'autorità giudiziaria esclusivamente per fini d'identificazione personale, nonché per le finalità di collaborazione internazionale di polizia.
Deve essere precisato che ai sensi del comma 1 del menzionato art.12, i profili del DNA e i relativi campioni non contengono le informazioni che consentono l'identificazione diretta del soggetto cui sono riferiti. Le richieste di consultazione e le risposte automatizzate effettuate tramite il portale della banca dati devono contenere per le forze di polizia le seguenti informazioni (art.9 comma 4):
a) il riferimento normativo del reato per la motivazione;
b) l'identificazione dell'ufficio richiedente e dell'operatore;
c) la denominazione dell'ufficio e l'identificativo dell'Autorità giudiziaria, il numero del procedimento penale e l'anno di riferimento.
In caso di una concordanza tra un profilo del DNA (codice alfanumerico che rappresenta una serie di caratteristiche identificative della parte non codificante di un campione di DNA umano analizzato, vale a dire la struttura molecolare particolare dei vari loci del DNA- art. 2 lett. v-) trasmesso ed i profili del DNA registrati nella banca dati, si applicano le disposizioni dell'articolo 10, commi 6, 7, 8 e 9.
Nel dettaglio, l'art. 10 prevede che il raffronto tra profili di DNA è effettuato nella banca dati in base ai loci – secondo la definizione riportata all'art.2 comma 2 lett b, per locus si intende la posizione fisica su un cromosoma di un gene o di un marcatore in una regione del DNA- per i quali in entrambi i profili é disponibile la stessa coppia di valori dell'allele. Al fine di dare una risposta di concordanza positiva fra profili del DNA, deve esserci una concordanza di almeno dieci loci (comma 6). Per concordanza totale, si intende il caso in cui tutti i valori identificativi degli alleli dei loci raffrontati sono identici (comma 7). Per quasi concordanza, si intende il caso in cui tra due profili del DNA un solo allele fra tutti quelli raffrontati è di valore diverso (comma 8). Una quasi concordanza, è ammessa solo in caso di concordanza totale di almeno sette loci dei due profili del DNA raffrontati (comma 9). – Sull'argomento, si rinvia a quanto scritto dal Magg. dott. Carlo Romano, Reparto Investigazioni Scientifiche Messina, Comandante Sezione Biologia,: "Concordanza e quasi concordanza tra due profili di DNA a confronto: aspetti tecnici dell'articolo 10 del regolamento sulla Banca Dati Nazionale del DNA"-


Scambio di informazioni per finalità di cooperazione transfrontaliera
Gli artt. 12 e 13, del capo III sez I del regolamento, disciplinano le trasmissione dei profili del DNA da parte dell'Italia verso gli Stati esteri, a seguito di consultazione e raffronto, e viceversa.
Il punto di contatto nazionale per lo scambio dati per le finalità di collaborazione internazionale di polizia è individuato nel Servizio per la cooperazione internazionale di polizia della Direzione centrale della polizia criminale del Dipartimento della pubblica sicurezza (art.11).


Protezione, conservazione, cancellazione dei dati ed attività degli organi di garanzia
La sezione II del capo III contiene disposizioni in materia di protezione dei dati personali (artt. 15- 16-17-18) ed individua quale organo di vigilanza e controllo il Garante per la protezione dei dati personali nei termini di cui al Testo unico della Privacy.
Il capo VIII, dedicato alle disposizioni finali, all'art.33 si occupa dei diritti dell'interessato in relazione al trattamento dei dati personali effettuati in applicazione del regolamento.
Ai tempi di conservazione dei campioni biologici e dei profili del DNA è dedicata la sez II del capo IV artt. 24 (8 anni campione biologico), 25 ( profilo DNA 30 anni dalla registrazione nel sistema AFIS- 40 anni con riferimento a persone condannate con sentenza irrevocabile per uno o più dei reati per i quali la legge prevede l'arresto obbligatorio in flagranza, o per taluno dei reati di cui all'articolo 407, comma 2, lettera a), del codice di procedura penale o recidivi ed in caso di concordanza del profilo del DNA ottenuto da un reperto con quello ottenuto da un campione).
Nel capo VII (artt. 29-30-31-32) si regolamentano (anche con rinvio ad un apposito decreto dei Ministri dell'interno e della Giustizia – art.29 comma 1-) la modalità di cancellazione dei dati e la distruzione dei campioni biologici, nei casi disciplinati dall'art.13 della Legge (1. A seguito di assoluzione con sentenza definitiva perché il fatto non sussiste, perché l'imputato non lo ha commesso, perché il fatto non costituisce reato o perché il fatto non è previsto dalla legge come reato; 2. A seguito di identificazione di cadavere o di resti cadaverici, nonché del ritrovamento di persona scomparsa; 3. Quando le operazioni di prelievo sono state compiute in violazione delle disposizioni previste dall'articolo 9 della legge, sopra indicato). In ogni altro caso- ai sensi del comma 4 dell'art. 13 della Legge citata- il profilo del DNA resta inserito nella banca dati nazionale del DNA per i tempi stabiliti nel regolamento d'attuazione, d'intesa con il Garante per la protezione dei dati personali, e comunque non oltre quaranta anni dall'ultima circostanza che ne ha determinato l'inserimento, e il campione biologico è conservato per i tempi stabiliti nel regolamento di attuazione, d'intesa con il Garante per la protezione dei dati personali, e comunque non oltre venti anni dall'ultima circostanza che ne ha determinato il prelievo.
Il capo VI disciplina le modalità ed i termini di esercizio dei poteri conferiti al comitato nazionale per la biosicurezza, le biotecnologie e le scienze della vita.


Conclusioni
L'utilizzo della banca dati del DNA, contribuirà, con alta probabilità, ad un aumento del ricorso agli accertamenti genetici, soprattutto nel processo penale. Gli effetti principali della regolamentazione influiranno, positivamente, sul piano tecnico-giuridico della utilizzabilità processuale del dato, il cui presupposto è la osservanza di metodologie, uniformemente riconosciute, nella raccolta, conservazione ed analisi di quest'ultimo. La consultazione del database genetico, inoltre, comporterà cambiamenti di non poca rilevanza nelle indagini giudiziarie. Nel contempo, molteplici sono gli spunti di riflessione che si pongono ed ai quali,
sul piano pratico, dovrà offrirsi soluzione. Tra i più evidenti: il ruolo del difensore, in termini di partecipazione e di valutazione della prova genetica – l'argomento è oggetto dell'intervento dell'Avv. Carmelo Minnella "Il ruolo del difensore nella formazione e valutazione della prova genetica"-; e, non per ultimo, il confronto tra il sistema di banche dati forensi interno e quello di altri Stati, attese le previsione di utilizzo della banca dati in ambito internazionale.

IN PLUS PLUS DIRITTO IL DOSSIER REDAZIONALE DAL TITOLO: PROVA PENALE, LA BANCA DATI DEL DNA