La Banca Dati Nazionale del DNA ad uso forense: nessun pericolo per la nostra privacy

| 31/05/2017 08:59


In Gazzetta ufficiale è stato pubblicato il Dpr 87/2016 (Gazzetta ufficiale n.122) con il regolamento che dà attuazione alla legge 30 giugno 2009, n. 85, articolo 16 sull'istituzione della banca dati nazionale del Dna e del laboratorio centrale per la banca dati nazionale del Dna. Il provvedimento è entrato in vigore il 10 giugno 2016. Successivamente con Decreto 8 novembre 2016 in attuazione degli articoli 3, 4 e 6 del Dpr n.87 vengono definite le procedure per il trattamento dei dati, da parte della banca dati del DNA e del laboratorio centrale per la banca dati nazionale del DNA, e per la trasmissione del profilo del DNA da parte dei laboratori di istituzioni di elevata specializzazione.
La Banca dati del DNA si occuperà di facilitare le attività di identificazione delle persone scomparse, mediante acquisizione di elementi informativi della persona scomparsa allo scopo di ottenere il profilo del DNA e di effettuare i conseguenti confronti. Sarà collocata presso il Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell'interno, mentre il Laboratorio centrale sarà presso il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria – Direzione generale dei detenuti e del trattamento, del Ministero della giustizia.
Il decreto dell'8 novembre 2016 definisce le tecniche e modalità di acquisizione dei campioni biologici, di gestione e tipizzazione dei profili del DNA, nonché di alimentazione della Banca dati, di trattamento e di accesso per via informatica e telematica ai dati raccolti nella Banca dati e nel Laboratorio centrale.
Vengono previste disposizioni per la consultazione della Banca dati per finalità di cooperazione transfrontaliera, che regolamentano lo scambio di informazioni e la protezione dei dati personali trasmessi o ricevuti, attraverso l'individuazione della finalità del trattamento dei dati e la previsione di verifiche in ordine alla qualità degli stessi e alla liceità del relativo trattamento.
Il decreto disciplina, attraverso sistemi codificati, le tecniche e modalità di analisi dei campioni biologici e dei profili di DNA estratti, e stabilisce i tempi di conservazione dei campioni biologici e dei profili del DNA estratti. Individua inoltre le attribuzioni dei responsabili della Banca dati e del Laboratorio centrale e le attività del Comitato Nazionale per la biosicurezza, le biotecnologie e le scienze della vita, al fine di garantire che siano osservati i criteri e le norme tecniche per il funzionamento del Laboratorio centrale e dei laboratori che lo alimentano.
La cancellazione dei profili del DNA e la distruzione dei campioni biologici è prevista nei seguenti casi: a seguito di assoluzione con sentenza definitiva perché il fatto non sussiste, perché l'imputato non lo ha commesso, perché il fatto non costituisce reato; a seguito di identificazione di cadavere o di resti cadaverici, e del ritrovamento di persona scomparsa; quando le operazioni di prelievo sono state compiute in violazione delle disposizioni previste dall'art. 9 L. 85/2009 in tema di prelievo di campione biologico e tipizzazione del profilo del DNA; decorsi i termini stabiliti dall'art. 25 del Regolamento sui tempi di conservazione dei profili del DNA.
I colleghi, in altri articoli hanno già esposto i dettagli tecnici salienti. In questo articolo si cercherà di far comprendere che l'istituzione della banca dati nulla toglie alla nostra privacy e non è un esempio di schedatura di massa.
Da genetista so bene che la conservazione del DNA a volte suscita sentimenti di dubbio e diffidenza, per la paura che si possa fare un uso improprio di tale DNA. Io credo che tale diffidenza sia dovuta in primo luogo ad un'errata percezione della valenza del DNA.
Le regioni del DNA che vengono studiate per determinare l'identificazione personale e l'attribuzione delle tracce biologiche (e che verranno conservate nella banca dati) non hanno nessun significato biologico, possono essere considerate l'evoluzione tecnologica delle impronte digitali. In tal senso, pur disponendo del profilo forense completo di una persona, non potremo sapere niente delle sue caratteristiche biomediche o sociali.
Tuttavia la conservazione del DNA pone in linea meramente teorica la possibilità che si possano effettuare altri test, non di natura forense, per carpire informazioni biomediche rilevanti. I controlli previsti rendono trascurabile questa possibilità. Tuttavia dal punto di vista genetico è utile ricordare che, qualora sottratto un DNA, non sarebbe comunque possibile, tranne alcune eccezioni, trarne informazioni pericolose così come molti ritengono.
Ogni giorno vengono pubblicati articoli scientifici che riportano l'associazione tra varianti genetiche e comportamenti, abitudini, malattie. Questi studi hanno consentito e consentono di accrescere le nostre conoscenze delle basi biologiche delle malattie umane e dei comportamenti sia patologici che fisiologici, ma al momento non possono essere utilizzati sic et simpliciter quali marcatori predittivi di malattie e soprattutto del comportamento e delle emozioni. Ad oggi il DNA non ci dice chi siamo, di cosa ammaleremo, che carattere abbiamo. Questi sono studi volti all'identificazione di varianti genetiche più frequenti nei soggetti che hanno una determinata patologia, comportamento o abitudine rispetto ai soggetti che non hanno tali caratteristiche. Dal momento che nessuna variante genetica è peculiare di un determinato gruppo di individui o di popolazione (infatti la genetica ha dimostrato che le razze non esistono!), questi studi hanno soltanto
trovate anche nel DNA di soggetti privi delle caratteristiche comportamentali con cui questi geni sono associati. E' questo il motivo, ad esempio, per il quale sono ancora poche le varianti genetiche utilizzate in ambito clinico per la determinazione dei rischi individuali di malattie croniche, degenerative e legate all'età (altrimenti potremmo già effettuare su larga scala la prevenzione primaria tanto auspicata dai medici!).
Vediamo allora chi custodirà i dati e il DNA e per quanto tempo e quali sono gli strumenti di controllo che rendono nulla la possibilità di utilizzare in modo fraudolento tali campioni/informazioni.


CHI CUSTODIRA' I DATI
Il database farà capo al Ministero degli Interni (Dipartimento di Pubblica sicurezza), mentre il Laboratorio centrale sarà presso il Dipartimento dell`amministrazione penitenziaria - Direzione generale dei detenuti e del trattamento del Ministero della Giustizia, dove sarà impiegato personale tecnico-scientifico e addetti della polizia penitenziaria appositamente formati. Inoltre altri laboratori, nelle carceri, raccoglieranno il materiale da inviare al Laboratorio centrale. Il controllo sulla banca dati nazionale del DNA sarà esercitato dal Garante per la protezione dei dati personali e tutti gli operatori coinvolti sono tenuti a rispettare il segreto su dati, evidentemente, sensibilissimi: "Il pubblico ufficiale che comunica o fa uso di dati ed informazioni in violazione delle disposizioni - chiarisce la legge - o al di fuori dei fini previsti, è punito, salvo che il fatto costituisca più grave reato, con la reclusione da uno a tre anni".
PER QUANTO TEMPO
Il profilo del DNA resta inserito nella banca dati nazionale "non oltre quaranta anni dall'ultima circostanza che ne ha determinato l'inserimento", mentre il campione biologico è conservato "non oltre venti anni dall'ultima circostanza che ne ha determinato il prelievo". Ma può essere cancellato anche in seguito ad assoluzione con sentenza definitiva "perchè il fatto non sussiste, perchè l'imputato non lo ha commesso, perchè il fatto non costituisce reato o perchè il fatto non è previsto dalla legge come reato". In questi casi è disposta d'ufficio la cancellazione dei profili del DNA acquisiti e la distruzione dei relativi campioni biologici.


I CONTROLLI
Sarà compito del Comitato nazionale per la biosicurezza, le biotecnologie e le scienze della vita (CNBBSV) garantire l'osservanza dei criteri e delle norme tecniche per il funzionamento del laboratorio centrale per la banca dati nazionale del DNA ed eseguire, sentito il Garante per la protezione dei dati personali, verifiche presso il laboratorio centrale e i laboratori che lo alimentano, formulando suggerimenti circa i compiti svolti, le procedure adottate, i criteri di sicurezza e le garanzie previste, nonchè ogni altro aspetto ritenuto utile per il miglioramento del servizio.

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