Non svalutare il credito inesigibile è falso in bilancio

19/06/2017 09:34



Fabrizio Ventimiglia, Avvocato - Studio Legale Ventimiglia



Con la sentenza n. 29885/17 la Suprema Corte di Cassazione ha enunciato un importante principio di diritto secondo cui l'annotazione a bilancio di un credito inesigibile integra il reato di cui all'art. 2621 c.c.


La Corte di Appello di Trieste confermava la sentenza del Tribunale che aveva ritenuto l'imputato colpevole di diversi reati fallimentari tra cui quello di bancarotta impropria da falso in bilancio.

Avverso tale pronuncia proponeva ricorso l'imputato, lamentando, tra gli altri motivi, il difetto di motivazione proprio in ordine alla ritenuta sussistenza del delitto di bancarotta impropria da falso in bilancio.

Secondo il ricorrente, la Corte non aveva adeguatamente argomentato sul presunto falso valutativo, basandosi esclusivamente sull'applicazione dei principi contabili che non avevano però rango tale da poter integrare la norma penale.

La Suprema Corte ha ritenuto infondato tale motivo di ricorso, richiamando in primo luogo la sentenza n. 22474/16 delle Sezioni Unite Penali secondo cui i principi contabili rappresentano dei criteri tecnici generalmente accettati, dai quali ci si può discostare solo fornendo un'adeguata giustificazione, incorrendo, altrimenti, in un falso valutativo.

Falso valutativo consistito, nel caso di specie, nella permanenza a bilancio di un credito in realtà inesigibile sin dal 2007, senza che fosse operata la dovuta svalutazione.
Tale operazione ha consentito alla fallita di proseguire l'attività nonostante il patrimonio netto della medesima fosse negativo e avesse dunque dovuto essere posta in liquidazione sin dal 2007, comportando di conseguenza un aggravamento del dissesto.

Siffatta condotta – afferma la Corte – non può che integrare il reato di bancarotta fraudolenta impropria di cui all'art. 223, co. 2 n. 1, L.F.. Tale norma punisce, infatti, chiunque cagioni o concorra a cagionare il dissesto della società, anche se solo in parte, visto che il dissesto non costituisce un dato di fatto immutabile, potendo, pertanto, essere reso ancor più grave.

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