Il rifiuto di sottoporsi ad esami clinici può essere lecito quando fermati alla guida

15/12/2017 16:45

Commento a cura dell'Avvocato Paolo Ghiselli

Gli accertamenti per la guida sotto l'influenza di sostanze alcoliche stanno subendo un forte attacco da parte dell'opinione pubblica. Alcune sentenze hanno bocciato gli apparecchi per accertare il tasso alcolemico del conducente (in proposito si vedano gli articoli apparsi sul Sole 24 Ore del 5 dicembre scorso, "A rischio anche i nuovi etilometri", e del 21 ottobre 2017, "Se salta un controllo per l'etilometro revisione semplice"), considerata la mancata revisione degli strumenti o il loro stato di manutenzione non adeguatamente certificato. In questo contesto di forte conflittualità da parte dell'utente della strada nei confronti degli agenti, che richiedono di sottoporsi ad accertamenti per verificare l'assunzione o meno di sostanze alcoliche e/o stupefacenti, vale la pena occuparsi del tema se l'invito a sottoporsi sia sempre legittimo. Ad esaminare una di queste situazioni, è stato il Gip presso Tribunale di Urbino, che con la sentenza del 31.10.2017, n. 731, di cui non si ravvisano precedenti negli stessi termini, è entrato nel merito della legittimità del rifiuto manifestato dall'imputato ad essere accompagnato presso la struttura ospedaliera per essere sottoposto ad esami per verificare l'assunzione di sostanze stupefacenti.


La norma e il giustificato motivo


Ecco la norma incriminata prevista dal comma 2-bis dell'art. 187 c.d.s.: «Quando gli accertamenti di cui al comma 2 forniscono esito positivo ovvero quando si ha altrimenti ragionevole motivo di ritenere che il conducente del veicolo si trovi sotto l'effetto conseguente all'uso di sostanze stupefacenti o psicotrope, i conducenti, nel rispetto della riservatezza personale e senza pregiudizio per l'integrità fisica, possono essere sottoposti ad accertamenti clinico-tossicologici e strumentali ovvero analitici su campioni di mucosa del cavo orale prelevati a cura di personale sanitario ausiliario delle forze di polizia».


Dal testo letterale della norma, che punisce chi guida sotto l'influenza di sostanze stupefacenti o rifiuta di sottoporsi ad esami di accertamento, si ricava un dato: quando gli agenti hanno ragionevole motivo di ritenere l'avvenuta assunzione di sostanze stupefacenti possono accompagnare il conducente presso le strutture ospedaliere per esami più approfonditi. Cosa si debba intendere per «ragionevole motivo di ritenere» il legislatore non lo spiega ed allora sopperisce a questa lacuna la giurisprudenza che non contesta l'operato degli agenti allorché l'individuo manifesti sintomi inequivocabili di una intossicazione da sostanze stupefacenti empiricamente verificabile (per esempio, eloquio sconnesso, pupille dilatate eccetera).


Quando il rifiuto è legittimo


A rispondere all'interrogativo di quando il rifiuto dell'interessato sia legittimo è stato proprio il Gip presso il Tribunale di Urbino con la sentenza indicata sopra. Il giudicante, con una sentenza degna di nota, entra nel merito delle valutazioni sintomatiche degli agenti per ritenere le stesse contraddittorie e dunque per concludere che il rifiuto dell'interessato non sia illegittimo.
La sentenza di assoluzione emessa dal Gip presso il Tribunale d Urbino è stata oggetto di impugnazione dal P.M., ma la motivazione costituisce un precedente caratterizzato dalla particolare attenzione del giudice in un equilibrato rapporto tra cittadino e autorità.

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