sentenza della cassazione

Reato suonare il clacson nel vialetto del condominio

14/11/2018 10:34

di Marina Crisafi


Da oggi si potrà dire addio ai vicini rumorosi che si "attaccano" al clacson a qualsiasi ora passando sotto le abitazioni. Tale condotta, infatti, può integrare il reato di molestia o disturbo alle persone. È quanto emerge dalla recente sentenza della Cassazione n. 50379/2018 che ha confermato la condanna nei confronti di un uomo per il reato ex art. 660 del codice penale.

La vicenda

Nella vicenda, l'imputato veniva condannato in primo grado alla pena condizionalmente sospesa di un mese di arresto per il reato ex art. 660 c.p. per avere, per petulanza e altri biasimevoli motivi, recato disturbo ai vicini di casa, mantenendo lo stereo di casa ad alto volume, colpendo con pugni le pareti confinanti, proferendo frasi oltraggiose rivolte agli altri condomini, e soprattutto suonando ripetutamente e ingiustificatamente il clacson della propria autovettura nell'attraversare il vialetto condominiale, anche nelle prime ore del mattino.

La sentenza veniva parzialmente riformata in appello e l'uomo adiva pertanto il Palazzaccio rappresentando, tra l'altro, che la propria condotta era dovuta alla necessità di segnalare con il clacson la presenza della sua autovettura per evitare sinistri stradali e lamentando l'inattendibilità delle testimonianze dei vicini, dati i motivi di rancore personale esistenti.

Clacson nel vialetto del condominio, reato di molestia e disturbo alle persone

Per gli Ermellini, però, il ricorso è totalmente infondato e va respinto.

La sentenza della corte territoriale, infatti, per i giudici, si è fatta carico di un vaglio puntuale e scrupoloso delle dichiarazioni testimoniali rese dalle persone offese nonchè dell'inidoneità della documentazione prodotta dall'imputato atta ad asseverare l'assenza dello stesso dal condominio nelle date e orari delle molestie.

Del tutto pretestuosa, poi, per i giudici l'asserita necessità dell'uso del clacson giustificata "dall'ordinanza comunale relativa alla strada di accesso al condominio, nulla di ciò potendosi evincere, in realtà, dall'ordinanza in questione e dovendo per il resto escludersi (…) la presenza di una costante situazione di esposizione a pericolo che, sola, avrebbe autorizzato il ricorso ai dispositivi in questione".

In definitiva, per piazza Cavour va condivisa la decisione di merito, secondo cui l'imputato ha realizzato una condotta idonea a molestare il vicinato e la reiterazione di tali molestie per mesi deve ritenersi sintomatica di un univoco disegno criminoso volto ad arrecare offesa alla privata quiete del condominio.

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