SISTEMA SOCIETA'

Bancarotta fraudolenta: il commercialista deve aver contribuito alla produzione dell'evento per rispondere quale terzo extraneus

| 20/11/2018 14:39


Il comportamento del commercialista, pur collocandosi in epoca antecedente alla dichiarazione di fallimento, se postumo rispetto agli atti distrattivi commessi dall'imprenditore/amministratore, non è comunque idoneo a configurare la fattispecie del concorso nel delitto di bancarotta fraudolenta patrimoniale, anche ove abbia avuto lo scopo di ritardare il fallimento per garantire l'impunità all'intraneus. A tal fine infatti è richiesto che la condotta del professionista sia anteriore o concomitante a quella distrattiva del fallito o dell'amministratore della società fallita (a meno che non risulti che l'extraneus abbia agito previo concerto anteriore allo stesso atto distrattivo dell'intraneus, in questo caso infatti il commercialista risponderebbe a titolo di concorso morale).
Corte di Cassazione, sez. V, pen., sentenza 29 ottobre 2018, n. 49499


IL CASO

Un commercialista aveva partecipato alle operazioni di cessione di quote sociali e di sostituzione dell'amministratore di una società a r. l., pacificamente effettuate a ridosso della dichiarazione di fallimento.

A seguito dell'intervento dello stesso, accertate le condotte distrattive dell'amministratore, anche il professionista veniva condannato, quale concorrente esterno, nel reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale.

LO SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La Corte d'Appello di Roma aveva confermato la sentenza pronunciata in primo grado, così il professionista ricorreva in Cassazione lamentando violazione di legge. Lo stesso sosteneva che dagli atti del processo non fosse possibile risalire al momento consumativo delle condotte distrattive, attribuite all'amministratore.

Il ricorrente in particolare evidenziava come gli fossero state contestate le sole operazioni di trasferimento di quote sociali e di sostituzione dell'amministratore, di poco precedenti al fallimento, senza alcun riferimento alle manovre attraverso cui avrebbe concorso anch'egli a sottrarre garanzie ai creditori o alle scritture contabili che avrebbe concorso a sopprimere od occultare.

Il ricorrente denunciava come la Corte d'Appello fosse incorsa nell'errore di ricondurre al momento consumativo della bancarotta fraudolenta, ovvero la dichiarazione di fallimento, tutti i singoli segmenti delle diverse condotte poste in essere, indipendentemente dal momento in cui le stesse erano state compiute.

Sottolineava quindi come le condotte, costituenti i reati di bancarotta patrimoniale e documentale, fossero state poste in essere dall'amministratore precedentemente all'assunzione del proprio incarico professionale.

Infine il ricorrente lamentava quanto erroneamente accertato sul piano oggettivo, finisse per condizionare anche il piano soggettivo, non potendo dunque accertarsi l'adesione psicologica del medesimo ai fatti oggetto di imputazione.

Il QUESITO DI DIRITTO

Come rilevato dalla difesa del commercialista ricorrente, la questione coinvolge anche il momento consumativo del delitto di bancarotta fraudolenta, ovvero quello in cui interviene la dichiarazione di fallimento. Tale accertamento giurisdizionale.....Continua la lettura su Sistema Società, in PlusPlus24Diritto

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