SISTEMA SOCIETA' - REATI SOCIETARI

Corruzione tra privati ex art. 2635 c.c. per il direttore della banca a causa di finanziamenti imprudenti

| 23/11/2018 14:24


Tribunale di Ancona, sez., pen., 19 aprile 2018 n. 100

La sentenza in esame, resa dal Tribunale di Ancona in composizione collegiale, rappresenta il primo arresto giudiziario di una complessa vicenda in tema di reati societari attribuiti al direttore generale pro tempore di un istituto bancario.

Tale fattispecie ha infatti trovato finora rara applicazione, tant'è che il primo caso affrontato dalla giurisprudenza si è avuto dopo ben dieci anni dalla sua introduzione (cfr. Trib. Udine, sent. n. 952 del 6/6/2013). La pronuncia presenta indubbi e plurimi profili di interesse, muovendo anzitutto dal delitto oggetto di dibattimento, vale a dire dal reato previsto e punito dall'art. 2635 c.c., introdotto inizialmente nel 2002 con la riforma dei reati societari sotto forma di "infedeltà a seguito di dazione o promessa di utilità" e successivamente evolutosi in "corruzione tra privati" con la L. 190/2012.

La sentenza in commento delinea ogni singolo elemento della fattispecie, ossia la condotta tipica, il significato di nocumento (anche se oggi espunto dalla nuova formulazione del reato), l'elemento soggettivo, ecc., fornendo al contempo una interessante risposta alle criticità derivanti dal regime intertemporale del reato, recentemente oggetto di una ulteriore correzione da parte del legislatore, operata con il d.lgs. n. 37/2017.

IL CONTESTO NORMATIVO E LA STRUTTURA DELLA FATTISCPECIE CRIMINOSA

Com'è noto, la corruzione tra privati è un reato introdotto con la legge n. 190 del 6/11/2012, pubblicata in G.U. il 13/11/2012, intitolata "Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione" (c.d. legge "Anticorruzione"), in attuazione alle disposizioni contenute nella Convenzione di Strasburgo del 27/1/1999 (ratificata con la L. n. 110/2012).

Ad una prima analisi della novella si evince immediatamente come il legislatore abbia in realtà effettuato un restyling del già esistente reato di "Infedeltà a seguito di dazio e o promessa di utilità", prima previsto dal medesimo art. 2635 c.c.. Oltre al mutamento nel nomem del delitto, il legislatore ha altresì introdotto una formula che subordina l'applicabilità della norma al fatto che la condotta non costituisca un più grave reato, evitando così la concorsualità con altre fattispecie criminose.

La condotta perpetrata dal soggetto agente non è più solo limitata alla violazione degli obblighi inerenti al proprio ufficio ma è stata estesa anche alla violazione degli obblighi di fedeltà. Inoltre, affinché il reato si realizzi, non è solo necessario che la dazione o promessa di denaro o di altra utilità sia diretta al soggetto agente ma è ora anche previsto che il beneficiario possa essere un soggetto terzo.

Ulteriori novità sono rappresentate:

(i) dall'estensione dell'applicazione della norma anche ai collaboratori dei soggetti "apicali", già considerati nel 1° comma, seppure per essi sia prevista una pena minore (fino all'anno e sei mesi di reclusione);

(ii) dall'introduzione dell'autonoma rilevanza del comportamento del soggetto che effettua la dazione del denaro o di altra utilità, il quale, quindi, sarà chiamato a rispondere del reato a prescindere da una eventuale condanna dei soggetti individuati al 1° e al 2° comma;

(iii) dalla procedibilità d'ufficio nelle ipotesi in cui dal fatto derivi una distorsione della concorrenza nella acquisizione di beni o servizi. Tale previsione è volta quindi a garantire un comportamento etico sul mercato e sulla concorrenza in linea con le previsioni della Convenzione di Strasburgo.

La fattispecie criminosa in esame trae origine dall'iniziale intento del Legislatore di esportare in campo privatistico-societario, con gli opportuni adattamenti, il tradizionale modello punitivo della corruzione (propria) di pubblico ufficiale; il citato intento promanava, tra le altre cose, dall'esigenza di adeguare il nostro ordinamento alle istanze sovranazionali provenienti, in particolare, dal diritto comunitario in materia di contrasto alla corruzione nel settore privato.
Muovendo da tali premesse, nel progetto iniziale la "rubrica" del reato de qua conteneva proprio la parola "corruzione", che – non a caso – evocava le fattispecie corruttive contenute nel codice penale (artt. 318 ss c.p.). Successivamente, la legge delega n. 366/2011, per creare un collegamento con la fattispecie di infedeltà patrimoniale (di cui all'art. 2634 c.c.), ha sostituito il termine "corruzione" con la locuzione "comportamento infedele"; locuzione che, con la stesura del Decreto Delegato (D.Lgs. n. 61/2002), è stata nuovamente modificata nell'attuale "infedeltà a seguito di dazione o promessa di utilità", poiché meglio si armonizza con il contenuto della fattispecie e meglio segnala la distinzione dalla mera infedeltà patrimoniale.

All'esito di tale percorso evolutivo, l'art. 2635 c.c., nella sua formulazione finale, mira a reprimere la violazione di un dovere di fedeltà, imposto a determinati soggetti (quali amministratori, direttori generali, ecc.), nonché a tutelare la società e, in particolare, il suo patrimonio. Tale impostazione pone in risalto la matrice "privatistica" (in luogo di quella inziale "internazionalistica") della tutela accordata in materia dal Legislatore, attribuendo scarso rilievo al fatto che la società operi e si sviluppi in un determinato contesto di mercato.

Ciò non di meno, nel testo dell'articolo, è ancora oggi ravvisabile la citata matrice internazionalistica essendo connotato non solo dalla sua oggettività giuridica, che è orientata alla tutela del patrimonio della società commerciale, ma anche dal modello anti-corruttivo europeo. Ne consegue che la sua formulazione non risulta sempre razionale e coerente, così come spesso è stato sottolineato dalla migliore dottrina. Quanto all'interesse tutelato dalla norma, gli osservatori del diritto si sono animatamente divisi sul punto. Difatti, se per la maggioranza degli autori l'interesse tutelato deve essere ravvisato - unicamente - nel patrimonio sociale, altri ritengono che la fattispecie sia - più genericamente - improntata alla tutela del buon andamento societario, che deriva dal rispetto .....Continua la lettura su Sistema Società, in PlusPlus24Diritto

Avv. Cristiano Augusto Tofani

http://www.diritto24.ilsole24ore.com/art/avvocatoAffari/intervistaAvvocato/2018-04-27/cristiano-augusto-tofani-fondatore-studio-legale-tofani-162726.php

Vetrina