Decreto fiscale

Introdotti i reati tributari nel D.lgs. 231/01: le conseguenze per le Società tra rischio di bis-in-idem e nuove esigenze preventive

a cura di | 18/12/2019 15:40

Nel corso della seduta del 17 dicembre u.s., il Senato ha dato il via libera definitivo alla Legge di conversione – con modifiche – del D.L. 26 ottobre 2019, n. 124, recante "Disposizioni urgenti in materia fiscale e per esigenze indifferibili" (c.d. Decreto fiscale).
Tra le novità, spicca l'introduzione di alcuni delitti tributari tra i reati presupposto della responsabilità "amministrativa" da reato degli enti ex D.lgs. 231/2001.
Come è noto, il D.lgs. 231/2001 prevede sanzioni di carattere interdittivo e/o pecuniario nei confronti delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni, anche prive di personalità giuridica, nell'ambito delle quali soggetti apicali o subordinati realizzino, nell'interesse o a vantaggio dell'ente – anche non prevalente – uno o più tra i reati indicati dagli artt. 24 ss. del Decreto. Sennonché la mancata menzione, tra questi, dei reati tributari previsti dal D.lgs. 74/2000 è da sempre tra gli aspetti più controversi della disciplina.
La recente novità è quindi destinata a riaccendere un risalente dibattito.
Se le ragioni a sostegno della recente scelta legislativa affondano le radici in una evidente logica di rafforzamento del contrasto all'evasione fiscale, contro l'introduzione dei reati tributari nel D.lgs. 231/2001 si sono da tempo espressi una parte della dottrina e del mondo professionale, preoccupati dalla possibilità di una duplicazione sanzionatoria incompatibile con il principio costituzionale del ne bis in idem "sostanziale" (in estrema approssimazione, il riconoscimento del diritto a non vedersi puniti più volte per uno stesso fatto illecito).
L'art. 7, D.lgs. 269/2003, già prevede infatti che «le sanzioni amministrative relative al rapporto fiscale proprio di società o enti con personalità giuridica sono esclusivamente a carico della persona giuridica» e che permane in ogni caso, in deroga all'art. 19, D.lgs. 74/2000 (c.d. "principio di specialità"), la responsabilità per la sanzione amministrativa dei soggetti indicati nell'art. 11, comma 1, D.lgs. 472/1997, che non siano persone fisiche concorrenti nel reato.
La preoccupazione non è quindi del tutto priva di fondamento, se si pensa che già la nota sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo sul caso Grande Stevens c. Italia riconosceva la natura "sostanzialmente penalistica" delle sanzioni amministrative previste dalla legislazione tributaria italiana, in quanto aventi una connotazione spiccatamente afflittiva.
In ogni caso, a prescindere dalle fibrillazioni giurisprudenziali che la novità legislativa andrà probabilmente a suscitare, l'introduzione dei reati tributari nel D.lgs. 231/2001 non sarà priva di conseguenze immediate per le Società che abbiano scelto di dotarsi di un modello di organizzazione, gestione e controllo.
Gli attuali sistemi organizzativi andranno infatti aggiornati con urgenza al fine di renderli efficaci anche con riferimento alla prevenzione delle nuove fattispecie penal-tributarie. Non è del resto possibile, in astratto, escludere la realizzazione di reati fiscali in ambito societario, qualunque sia la realtà economica di riferimento.
In particolare, entreranno a far parte del catalogo dei reati presupposto, all'art. 25-quinquiesdecies, i reati di:
• dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti di cui all'articolo 2, comma 1, D.lgs. 74/2000, per il quale è prevista la sanzione pecuniaria fino a 500 quote;
• dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti di cui all'articolo 2, comma 2-bis, D.lgs. 74/2000, per il quale è prevista la sanzione pecuniaria fino a 400 quote;
• dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici di cui all'articolo 3, D.lgs. 74/2000, per il quale è prevista la sanzione pecuniaria fino a 500 quote;
• emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti di cui all'articolo 8, comma 1, D.lgs. 74/2000, per il quale è prevista la sanzione pecuniaria fino a 500 quote;
• emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti di cui all'articolo 8, comma 2-bis, D.lgs. 74/2000, per il quale è prevista la sanzione pecuniaria fino a 400 quote;
• occultamento o distruzione di documenti contabili di cui all'articolo 10, per il quale è prevista la sanzione pecuniaria fino a 400 quote;
• sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte previsto di cui all'articolo 11, per il quale è prevista la sanzione pecuniaria fino a 400 quote.
Le prime aree a rischio saranno quindi da ricercare nella corretta tenuta della documentazione contabile e nel complesso delle attività dichiarative volte alla determinazione dei tributi, che ogni società o ente, dalla più piccola S.r.l. alla multinazionale, è ugualmente tenuta a svolgere.
Va precisato, inoltre, come non sia sufficiente a eliminare il rischio l'aver scelto di esternalizzare tali attività. Invero, in questi casi, può sempre quantomeno ravvisarsi l'onere di predisporre adeguate cautele organizzative al fine di monitorare la costante professionalità e correttezza dell'incaricato.
In secondo luogo, dovranno essere attenzionate le procedure di gestione dei rapporti con i fornitori, con particolare riguardo al processo di selezione e adeguata identificazione della controparte.
Non si tratta di temi nuovi per le Società abituate a confrontarsi con le esigenze di compliance al D.lgs. 231/2001.
Tuttavia, l'introduzione dei reati tributari tra gli illeciti in grado di determinare la responsabilità "amministrativa" da reato dell'ente è destinata a cambiare la prospettiva dalla quale guardare a questi aspetti della gestione aziendale.
Se fino ad oggi, infatti, aree di attività come quelle menzionate venivano analizzate in quanto fonti di rischio indiretto o "strumentale", in grado di ospitare condotte volte ad occultare o preparare la commissione di reati quali – a titolo esemplificativo – il riciclaggio, la corruzione tra privati o le illecite operazioni sul capitale sociale, con l'entrata in vigore della modifica legislativa le stesse dovranno invece essere studiate ed affrontate, con riferimento ai reati tributari, come aree a rischio "diretto".
In altre parole, l'intero sistema di procedure e protocolli già delineato nell'ambito di queste attività dovrà essere sottoposto a revisione, al fine di verificarne l'idoneità preventiva con specifico riferimento agli illeciti richiamati dal nuovo art. 25-quinquiesdecies, D.lgs. 231/2001.

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