Fashion law e tutela penale del marchio non ancora registrato

| 19/12/2019 14:38


Nota a cura dell' avv. Mattia Miglio, avvocato in Milano

Con la presente pronuncia, la Suprema Corte di Cassazione fornisce alcuni interessanti spunti di riflessione in merito ad alcuni aspetti concernenti la tutela penale dei segni distintivi della proprietà intellettuale.

Chiamata a pronunciarsi sul sequestro probatorio di alcune borse riproducenti – in maniera illegittima – il modello e disegno appartenente a una Società terza rispetto alla s.r.l. all'interno della quale l'odierno indagato rivestiva la carica di Legale rappresentante, la Suprema Corte puntualizza che, al fine di configurare la penale responsabilità ex art. 474 c.p., non è sufficiente che sia stata depositata la domanda intesa ad ottenere il titolo, richiedendosi, invece, che questo sia stato effettivamente conseguito, dal momento che l'attuale formulazione dell'art. 473 cod. pen. (a seguito delle modifiche apportate dalla legge n. 99 del 23 luglio 2009) punisce chiunque altera o contraffà i segni distintivi "potendo conoscere dell'esistenza del titolo di proprietà industriale", lasciando così intendere che, per attivare la tutela penale, sia requisito necessario l'avvenuta registrazione del marchio o del segno, non essendo al contrario sufficiente la mera presentazione della semplice domanda.

Tuttavia, l'uso indebito di un marchio (ancorché non ancora registrato) può comunque assumere rilevanza penale, ai sensi dell'art. 517 c.p. (vendita di prodotti industriali con segni mendaci); tale norma ha infatti per oggetto la tutela dell'ordine economico e richiede la semplice imitazione del marchio o del modello, non necessariamente registrato o riconosciuto, purché detta imitazione sia idonea a trarre in inganno l'acquirente sull'origine, qualità o provenienza del prodotto da un determinato produttore.

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