Osservatorio 231

Reati tributari. La confisca nei confronti degli enti dopo la conversione del Decreto fiscale

| 11/02/2020 13:18


L'Osservatorio 231 è curato da Fabrizio Ventimiglia – Avvocato Penalista, Presidente Centro Studi Borgogna

L'introduzione dei delitti tributari nel novero dei reati presupposto della responsabilità degli enti ex D.lgs. 231/2001, non determina conseguenze solo sul piano della redazione dei modelli organizzativi.

Un'importante conseguenza potrà aversi infatti anche sul piano processuale, con l'applicabilità dell'art. 19, D.lgs. 231/2001, alle condanne per i reati tributari "presupposto".

La norma citata prevede che "nei confronti dell'ente è sempre disposta, con la sentenza di condanna, la confisca del prezzo o del profitto del reato" e che quando ciò non è possibile "la stessa può avere ad oggetto somme di denaro, beni o altre utilità di valore equivalente al prezzo o al profitto del reato".

La prima parte dell'art. 19, D.lgs. 231/2001, si riferisce alla c.d. "confisca diretta" che può avere ad oggetto soltanto somme di denaro o beni che siano – per l'appunto – direttamente riconducibili all'illecito. Al riguardo, la novità sembra limitata alla natura giuridica che la confisca nei confronti degli enti potrebbe assumere, come meglio verrà precisato in seguito.

Già in passato, infatti, la giurisprudenza aveva esteso l'applicabilità della confisca "diretta" di cui all'art. 240 c.p. alle somme depositate presso i conti correnti della persona giuridica facendo leva, da un lato, sulla non estraneità dell'ente al reato tributario commesso dal suo rappresentante legale o da altro organo aziendale e, dall'altro, sulla natura fungibile del denaro quale profitto dell'illecito (1) .

La maggiore novità sembra quindi essere costituita dalla possibilità di procedere, in caso di condanna per uno dei reati tributari di cui all'art. 25-quinquiesdecies, D.lgs. 231/2001, alla confisca c.d. "per equivalente" nei confronti dell'ente, ai sensi dell'art. 19, D.lgs. citato. Tale possibilità, infatti, era stata sempre esclusa in giurisprudenza, proprio in ragione della mancata indicazione dei reati tributari tra quelli "presupposto" della responsabilità degli enti ai sensi D.lgs. 231/2001.

Dall'entrata in vigore del Decreto fiscale (2), pertanto, nel caso in cui il legale rappresentante o altro organo aziendale, nell'interesse o a vantaggio dell'ente, realizzi uno dei reati tributari indicati dal nuovo art. 25-quinquiesdecies, D.lgs. 231/2001, sarà possibile per l'Autorità Giudiziaria confiscare somme di denaro, beni o altre utilità di valore equivalente al risparmio di spesa realizzato grazie all'evasione fiscale. Inoltre, anche prima della condanna definitiva, lo stesso potrà avvenire grazie allo strumento del sequestro preventivo finalizzato alla confisca, disciplinato per gli enti dall'art. 53, D.lgs. 231/2001.

La prospettiva è quindi ben diversa rispetto a quella del passato, quando in caso di reato tributario del legale rappresentante o di altro organo aziendale la Società poteva, al massimo, incorrere nella confisca delle somme di denaro presenti sul conto corrente alla scadenza del termine per l'adempimento dell'obbligazione tributaria (3).

In relazione alla commissione dei nuovi reati tributari "presupposto", sembra quindi cambiare il parametro normativo di riferimento per l'applicazione della confisca, con rilevanti conseguenze sulla natura giuridica del provvedimento. Se precedentemente, infatti, trovava applicazione la confisca-misura di sicurezza di cui all'art. 240 c.p., il Giudice potrà ora utilizzare la confisca di cui all'art. 19, D.lgs. 231/2001, che come è noto dà luogo a una sanzione principale di cui è sempre disposta l'irrogazione (4).

In altre parole, non solo la confisca a carico dell'ente potrà essere più estesa ed incisiva, ma in quanto sanzione obbligatoria sarà giocoforza applicata in un numero maggiore di casi.

Questa novità, caldeggiata da tempo in giurisprudenza e da una parte della dottrina, riduce la distanza tra le conseguenze previste, in caso di reato tributario, in capo alle persone fisiche e agli enti. È probabile, quindi, che perderanno di attrattiva – almeno in parte – tutte quelle iniziative economico-giuridiche volte a intestare fittiziamente beni di proprietà personale ad una o a più persone giuridiche. Condotte sulle quali, in ogni caso, saranno ora chiamati a vigilare anche gli Organismi nominati ai sensi dell'art. 6, comma 1, lett. b), D.lgs. 231/2001.

L'efficacia delle misure sanzionatorie previste dal D.lgs. 231/2001 sembra quindi uscire rafforzata dall'entrata in vigore della L. 157/2019, rendendo ancora più opportuna l'adozione, da parte degli enti di ogni dimensione e natura, di adeguati modelli di organizzazione, gestione e controllo.

Note:

1. Cfr. Cass., Sez. Un., Sent. 26 giugno 2015, n. 31617; Cass., Sez. Un., Sent. 30 gennaio 2014, n. 10561..

2 D.l. 26 ottobre 2019, n. 124, convertito con L. 19 dicembre 2019, n. 157, pubblicata in G.U. il 24 dicembre 2019, in vigore dal 25 dicembre 2019.

3 Cfr. Cass., Sez VI, Sent. 29 gennaio 2019, n. 6816.

4 Cfr. Cass., Sez. Un., Sent. 25 settembre 2014, n. 11170.

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