Osservatorio costituzionale

L'imputato ha diritto di chiedere la sospensione del processo con messa alla prova nel caso di contestazione di un fatto diverso ex art. 516 c.p.p.

| 12/02/2020 13:33

Avvocato

L'osservatorio è curato per Diritto24 dal Prof. Davide De Lungo – Avv. Nicolle Purificati

Estremi della pronuncia: sentenza n. 14/2020

Tipologia di giudizio: giudizio di legittimità costituzionale in via incidentale

Presidente: Cartabia

Redattore: Viganò

Udienza pubblica: 15/01/2020

Decisione: 16/01/2020

Deposito: 11/02/2020


Oggetto del giudizio: art. 516 c.p.p., nella parte in cui non prevede, in caso di contestazione di un fatto diverso, la facoltà dell'imputato di richiedere al giudice del dibattimento la sospensione del procedimento con messa alla prova, in relazione agli artt. 3 e 24 Cost.
La questione: a seguito di modifica dell'imputazione effettuata in dibattimento dal pubblico ministero, l'art. 516 c.p.p. non prevede la possibilità di richiedere la sospensione del procedimento con messa alla prova, anche qualora il "fatto diverso" rientri nel novero dei reati di cui all'art. 168-bis c.p. Un'eventuale istanza di ammissione al rito speciale da parte dell'imputato risulterebbe infatti tardiva, perché (necessariamente) successiva alla dichiarazione di apertura del dibattimento, termine ultimo per la richiesta ai sensi dell'art. 464-bis, comma 2, c.p.p. Ad avviso del giudice a quo (il Tribunale di Grosseto), la disposizione contrasterebbe con gli artt. 3 e 24 della Costituzione, in modo analogo rispetto a quanto già "accertato" dalla stessa Corte nella sentenza n.141 del 2018, che ha dichiarato l'art. 517 c.p.p. costituzionalmente illegittimo nella parte in cui, in seguito alla nuova contestazione di una circostanza aggravante, non prevede la facoltà dell'imputato di richiedere al giudice del dibattimento la sospensione del procedimento con messa alla prova.


La decisione della Corte costituzionale: con una pronuncia "additiva", la Corte Costituzionale dichiara l'illegittimità dell'art. 516 c.p.p., «nella parte in cui, in seguito alla modifica dell'originaria imputazione, non prevede la facoltà dell'imputato di richiedere al giudice del dibattimento la sospensione del procedimento con messa alla prova».
Oltre alla citata sentenza "gemella" n. 141/2018, la Consulta richiama i differenti precedenti che hanno dichiarato l'illegittimità degli artt. 516 e 517 c.p.p., nella parte in cui non prevedevano la facoltà dell'imputato di essere ammesso a un rito speciale a contenuto premiale (patteggiamento, oblazione e rito abbreviato) allorché, nel corso dell'istruttoria dibattimentale, fosse emerso - rispettivamente - un fatto diverso da quello originariamente contestato, ovvero un reato connesso o una circostanza aggravante non previamente contestati all'imputato (cfr. sentenze nn. 265/1994, 530/1995, 333/2009, 237/2012, 184/2014, 273/14, 139/2015). Tali preclusioni sono state giudicate dalla Corte lesive, in primo luogo, del principio di eguaglianza, venendo l'imputato irragionevolmente discriminato, ai fini dell'accesso ai procedimenti speciali, in dipendenza dalla maggiore o minore esattezza o completezza della discrezionale valutazione delle risultanze delle indagini preliminari operata dal pubblico ministero; in secondo luogo, è apparsa evidente la lesione del diritto di difesa, in quanto l'imputato sarebbe privato – per il solo fatto che la contestazione "diversa" o "nuova" sia emersa in dibattimento – della possibilità di richiedere un rito alternativo premiale.

Come ricorda efficacemente la Corte, «in ogni ipotesi di nuove contestazioni - indipendentemente dalla circostanza per cui ciò sia o meno addebitabile alla negligenza del pubblico ministero nella formulazione dell'originaria imputazione - all'imputato deve essere restituita la possibilità di esercitare le proprie scelte difensive, comprensive della decisione di chiedere un rito alternativo». E tra i riti alternativi premiali va certamente ricompreso l'istituto della sospensione del procedimento con messa alla prova che, pur avendo effetti sostanziali in quanto comporta l'estinzione del reato, è connotato da un'intrinseca dimensione processuale.
Pertanto, se la sentenza 141/2018 aveva risolto il vulnus difensivo con riferimento alla contestazione di una circostanza aggravante, la pronuncia in esame ripiana il vizio anche con riguardo alla modifica dell'imputazione, riconoscendo il diritto dell'imputato a richiedere la sospensione del procedimento con messa alla prova. Non sembra arduo a questo punto ipotizzare, nel prossimo futuro, una sentenza che dichiari l'illegittimità costituzionale dell'art. 517 c.p.p. anche con riferimento alla diversa ipotesi della contestazione del reato concorrente.

Esito: accoglimento

Principali precedenti e riferimenti giurisprudenziali:
sentenze nn. 265/1994, 530/1995, 333/2009, 237/2012, 184/2014, 273/2014, 139/2015, 141/2018.

Leggi anche:

Nasce su Diritto24 la rubrica ...OSSERVATORIO COSTITUZIONALENasce su Diritto24 la rubrica "Osservatorio costituzionale"

OSSERVATORIO COSTITUZIONALEInammissibile il referendum abrogativo per l'abolizione del proporzionale e il passaggio al maggioritario. Depositato il testo integrale della sentenza della Corte costituzionale

OSSERVATORIO COSTITUZIONALE

Farmacie: al socio titolare che non eserciti attività gestorie non si applica l'incompatibilità rispetto ad altri rapporti di lavoro pubblico e privato

OSSERVATORIO COSTITUZIONALE

L'indennizzo per irragionevole durata del processo non si applica alla liquidazione coatta amministrativa


Vetrina