Osservatorio Diritto Penale

La sospensione condizionale della pena non si applica alla confisca per equivalente

| 09/03/2020 08:59


L'Osservatorio di Diritto Penale, diretto da Fabrizio Ventimiglia , avvocato Penalista e Presidente del Centro Studi Borgogna


NOTA A MARGINE DELLA SENTENZA Cass. pen., Sez. II, del 27 novembre 2019 (dep. 3/03/2020), n. 8538

Con la pronuncia in commento la Corte di Cassazione rileva la inapplicabilità della sospensione condizionale della pena alla sanzione della confisca per equivalente ex art. 322-ter c.p.

Questa, in sintesi, la vicenda processuale.

Il Tribunale di Palermo applicava al ricorrente la pena concordata di anni uno e mesi otto di reclusione con la concessione del beneficio della sospensione condizionale. Ordinava, altresì, la confisca della somma di Euro 121.585,94 e, in subordine, la confisca per equivalente dei beni del ricorrente sino alla concorrenza di tale valore.

Avverso tale sentenza proponeva ricorso per cassazione il difensore lamentando che la confisca per equivalente, avendo natura di sanzione accessoria e non rientrando nella categoria degli effetti penali, non avrebbe potuto essere disposta tenuto conto che era stato concesso il beneficio della sospensione condizionale della pena che, ai sensi dell'art. 166 c.p., inibisce l'esecuzione delle pene accessorie.

La Suprema Corte, dopo aver rilevato che il ricorso avverso una statuizione estranea all'accordo di cui agli artt. 444 e ss. c.p.p., come la confisca, sia ammissibile, ripercorre il dibattito giurisprudenziale in ordine alla natura di tale istituto.

In primo luogo, la Corte ricorda come il Giudice delle leggi abbia escluso la riconducibilità dell'istituto in esame al genus delle misure di sicurezza, trattandosi di misura prevalentemente afflittiva, che attinge beni non intrinsecamente pericolosi e che non si trovano in rapporto di diretta pertinenzialità con il reato.

Il riconoscimento della natura "eminentemente sanzionatoria" della confisca per equivalente non si è comunque tradotto nella sua equiparazione alla "pena principale", in quanto la misura de qua non è definita in proporzione alla gravità della condotta ed alla colpevolezza del reo, e piuttosto che "affliggere", mira a "ripristinare" la situazione patrimoniale preesistente alla consumazione del reato.

Del pari è stata esclusa la equiparazione della confisca per equivalente alle pene accessorie: tale misura può essere definita come uno "strumento ablatorio ripristinatorio dal carattere afflittivo" (cfr. Cass. pen., Sez. I, 12 maggio 2017, n. 23716), che, a differenza delle pene accessorie, non esplica dunque alcuna funzione preventiva.

Secondo la Suprema Corte si tratta quindi di una misura i) "rigida" in quanto il quantum da confiscare non è sottoposto a valutazioni discrezionali, ma dipende solo dall'accertamento del profitto e del prezzo del reato; ii) "obbligatoria" e non gestibile attraverso l'accordo delle parti. Per tali ragioni la confisca per equivalente non può dunque essere tipizzata, né assimilata ad altre sanzioni.

Alla luce di tali considerazioni, la Corte di legittimità addiviene alla formulazione del principio secondo cui la sospensione condizionale, che investe solo le sanzioni stricto sensu intese, non trova applicazione rispetto alla confisca per equivalente, stante il suo carattere di presidio ripristinatorio autonomo rispetto alle sanzioni ed il suo statuto, che ne prevede la obbligatorietà e l'assenza di discrezionalità nella definizione del quantum.

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