OSSERVATORIO DIRITTO PENALE

Violazioni urbanistiche - legittimo l'ordine di demolizione emesso nei confronti dell'autore dell'abuso non proprietario del bene

16/03/2020 08:57

NOTA A MARGINE DELLA SENTENZA Cass. pen., Sez. III, del 19 novembre 2019 (dep. 05/03/2020), n. 8998


L'Osservatorio di Diritto Penale, diretto da Fabrizio Ventimiglia, avvocato Penalista e Presidente del Centro Studi Borgogna,

Violazioni urbanistiche - Per la Cassazione è legittimo l'ordine di demolizione emesso nei confronti dell'autore dell'abuso non proprietario del bene.


Con la decisione in commento, la Terza Sezione della Cassazione, chiamata a pronunciarci in tema di abusi edilizi, ha affermato che, l'ordine di demolizione delle opere abusive, previsto all'art. 31, co. 9 D.P.R 380/2001, in ipotesi di condanna per il reato di cui all'art. 44 D.P.R. 380/2001, sia disposto – ove ancora la demolizione non sia stata altrimenti eseguita - dal Giudice che ha emesso la sentenza di condanna e che, proprio la citata disposizione, obblighi il Giudicante a comminare tale sanzione ripristinatoria senza che sia necessario distinguere tra responsabile dell'abuso e proprietario del bene, posto che gli effetti dell'ordine di demolizione ricadono sul soggetto che è in rapporto col bene, indipendentemente dal fatto che questi sia anche l'autore dell'abuso.


Questa in sintesi la vicenda processuale.


Con ordinanza del 22 maggio 2019 il Tribunale di Velletri, quale Giudice dell'esecuzione, ha respinto la richiesta di revoca o sospensione dell'ordine di demolizione impartito con la sentenza del 24 ottobre 2007 del medesimo Tribunale, avanzata da un soggetto condannato per il reato di cui all'art. 44 D.P.R. 380/2001, fondando tale decisione sull'irrilevanza del dato fattuale che il condannato non fosse proprietario dell'immobile e che, pertanto, non ne avesse la disponibilità.
Il ricorrente, per tramite del suo difensore, proponeva ricorso per Cassazione, affidando ad un unico motivo la censura relativa all'errata applicazione del D.P.R. 380/2001, art. 31, co. 9, per non aver dato adeguato rilievo alla circostanza che altri soggetti fossero proprietari dell'immobile e che, dunque, tale evenienza comportava per il ricorrente - ancorchè autore dell'illecito per cui era stato condannato - un assoluto impedimento a provvedere alla demolizione delle opere abusive, atteso che l'attività ripristinatoria avrebbe "aggredito" beni non di sua proprietà. Nel medesimo motivo di ricorso il ricorrente eccepiva, altresì, la mancata notificazione dell'ordine di demolizione ai proprietari del bene da demolire, i quali avrebbero avuto diritto a tale notificazione nella loro qualità di soggetti quantomeno interessati, anche se non autori dell'abuso sanzionato, alla procedura di demolizione del bene di loro proprietà.


La Corte, ha dichiarato manifestamente infondato il ricorso, rilevando come l'art. 31, co. 9, D.P.R. 380/2001, preveda che il Giudice, con la sentenza di condanna per il reato di cui all'articolo 44, ordini la demolizione delle opere abusive se ancora non sia stata altrimenti eseguita, senza distinguere tra responsabile dell'abuso e proprietario del bene, e che, tale ordine abbia natura di sanzione amministrativa a carattere ripristinatorio, priva di finalità punitive e con effetti che ricadono sul soggetto che è in rapporto col bene, indipendentemente dal fatto che questi sia l'autore dell'abuso.


Si tratta di un principio del tutto consolidato nella giurisprudenza della Suprema Corte; un principio che appare fortemente condizionato anche dal particolare regime giuridico dell'ordine di demolizione che, anche secondo le più recenti pronunce, (cfr. da ultimo Cass. pen., sez. III, 28/01/2019, n. 3979) proprio alla luce della sua fisionomia, natura ed effetti, non può essere ricondotto alla nozione convenzionale di "pena" così come elaborata dalla giurisprudenza della Corte di Strasburgo.


Ebbene, secondo la Corte Edu, è pacifico che, per i manufatti costruiti in difformità alla normativa urbanistica, il sistema giuridico di uno Stato nazionale possa legittimamente prevedere la demolizione delle costruzioni abusive, non configurandosi una tale misura come una ingerenza statale limitativa del diritto di proprietà presidiato dall'articolo 1 Protocollo 1 della Cedu.


Con riguardo a questo profilo, la Corte Edu ha affermato che "il diritto di proprietà diventa evindemtente recessivo rispetto al margine di apprezzamento dello Stato nel perseguimento della politica urbanistica che è invece molto più esteso, sia nell'an che nel quomodo, per cui il diritto del singolo alla proprietà resta soccombente al cospetto di tali obiettivi generali, previsti espressamente dalla legge nazionale, che sono finalizzati al raggiungimento di uno scopo legittimo, in quanto diretto a reprimere gli abusi edilizi" (cfr. Corte Europea Dei Diritti dell'Uomo, sent. del 21/04/2016, Ivanova e Cherkezov c. Bulgaria).


Tornando alla vicenda in commento, la Corte con riferimento, infine, alla doglianza relativa alla mancata notificazione dell'ordine di demolizione ai proprietari del bene, ha rilevato come l'omessa notificazione dell'ordine di demolizione non comporti alcuna nullità, posto che il destinatario dell'ordine che non sia anche proprietario del bene non è portatore di un interesse giuridicamente rilevante a dedurre una nullità che riguarda un altro soggetto. Senza, peraltro, voler considerare – come pure aggiunto dai Giudici di legittimità – che il ricorrente risulterebbe privo anche del più generale interesse a dolersi della necessità dell'esecuzione di un ordine di demolizione su un bene che, come dal medesimo prospettato, apparterrebbe ad altri, non essendo il ridetto – in mancanza di subordinazione della sospensione condizionale della pena alla esecuzione della demolizione – in alcun modo pregiudicato dalla demolizione.

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