OSSERVATORIO 231

Emergenza Coronavirus e rischio per le Aziende di incorrere nella responsabilità amministrativa da reato di cui al D.lgs. n. 231/2001

| 24/03/2020 11:29

L'Osservatorio è curato per Diritto24 dall'avv. Fabrizio VENTIMIGLIA, Avvocato Penalista Studio legale Ventimiglia e Presidente Centro Studi Borgogna.

L'emergenza epidemiologica da COVID-19, che sta tenendo sotto scacco ormai da oltre un mese il nostro paese, ha avuto notevoli ripercussioni anche sull'onere di prevenzione gravante sul datore di lavoro, imponendo l'adozione di specifiche misure volte a contrastare la diffusione del virus.

Come noto, infatti, l'art. 2087 c.c., nonché la normativa di cui al D.lgs. n. 81/2008, impongono al datore di lavoro di garantire l'integrità fisica dei suoi dipendenti, tutelandoli anche da un eventuale rischio biologico.

La prosecuzione delle attività produttive delle imprese, il cui esercizio non è stata sospeso dal DPCM del 22 marzo 2020, può dunque avvenire solo in presenza di condizioni che assicurino alle persone che lavorano adeguati livelli di protezione.

È, infatti, obiettivo prioritario quello di coniugare la prosecuzione delle attività con la garanzia di condizioni di salubrità e sicurezza degli ambienti di lavoro e delle modalità lavorative.
Appare, pertanto, evidente come le aziende, che dovessero proseguire la loro attività senza adottare i necessari protocolli di sicurezza anti-contagio, si esporrebbero al rischio di incorrere nella responsabilità amministrativa da reato di cui al D.lgs. n. 231/2001 ed alle relative sanzioni pecuniarie ed interdittive.

Nel novero dei reati presupposto di cui al D.lgs. n. 231/2001 sono, infatti, da tempo ricomprese all'art. 25-septies le fattispecie di cui agli artt. 589 c.p. ("omicidio colposo") e 590 c.p. ("lesioni personali colpose"), commesse in violazione della normativa a tutela dell'igiene e della sicurezza sul lavoro di cui al D.lgs. n. 81/2008.

Al fine di scongiurare questo rischio sanzionatorio, le imprese sono quindi tenute ad adottare tutte le opportune misure per contrastare la diffusione del virus nei luoghi di lavoro, attenendosi ai principi di massima cautela e prudenza, nonché alle best practice operanti in materia.
Proprio a tal proposito, su invito del Governo, le organizzazioni rappresentative dei datori di lavoro e i sindacati hanno sottoscritto lo scorso 14 marzo il "Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro", con lo scopo di agevolare le imprese nell'adozione di misure di sicurezza anti-contagio.

L'obiettivo di tale Protocollo è, infatti, quello di fornire indicazioni operative finalizzate a incrementare, negli ambienti di lavoro non sanitari, l'efficacia delle misure precauzionali di contenimento, adottate per contrastare l'epidemia da COVID-19.

In particolare, vengono dettate delle "linee guida" a cui i datori di lavoro devono attenersi, adottando le misure precauzionali indicate in tema di: i) adeguata informazione a chiunque entri in azienda circa le disposizioni della Autorità; ii) modalità di ingresso in azienda sia per il personale che per i fornitori esterni; iii) pulizia e sanificazione in azienda; iv) precauzioni igieniche personali; v) dispositivi di protezione individuale; vi) gestione degli spazi comuni; vii) organizzazione aziendale (turnazione, trasferte e smart working, rimodulazione dei livelli produttivi); viii) gestione entrata e uscita dei dipendenti; ix) spostamenti interni, riunioni, eventi interni e formazione; x) gestione di una persona sintomatica in azienda; xi) sorveglianza sanitaria/medico competente/RLS; xii) aggiornamento del protocollo di regolamentazione.

Tra le misure precauzionali da adottare vi è, ad esempio, la possibilità di sottoporre il personale al rilevamento della temperatura corporea prima dell'accesso al luogo di lavoro.

Oltre ad utilizzare lo smart working per tutte quelle attività che possono essere svolte presso il domicilio o a distanza, il datore di lavoro deve poi assicurare un piano di turnazione dei dipendenti dedicati alla produzione con l'obiettivo di diminuire al massimo i contatti e di creare gruppi autonomi, distinti e riconoscibili.

Deve essere, inoltre, garantita la pulizia giornaliera e la sanificazione periodica dei locali, degli ambienti, delle postazioni di lavoro e delle aree comuni e di svago.

Di particolare interesse appare anche il punto n. 10 del Protocollo, ove si dispone che "il mancato completamento dell'aggiornamento della formazione professionale e/o abilitante entro i termini previsti per tutti i ruoli/funzioni aziendali in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, dovuto all'emergenza in corso e quindi per causa di forza maggiore, non comporta l'impossibilità a continuare lo svolgimento dello specifico ruolo/funzione (a titolo esemplificativo: l'addetto all'emergenza, sia antincendio, sia primo soccorso, può continuare ad intervenire in caso di necessità; il carrellista può continuare ad operare come carrellista)".

Sempre nell'ambito del medesimo Protocollo, si invitano poi le aziende a favorire il confronto preventivo con le rappresentanze sindacali presenti nei luoghi di lavoro, affinché ogni misura adottata possa essere condivisa e resa più efficace dal contributo di esperienza delle persone che lavorano, in particolare degli RLS e degli RLST, tenendo conto della specificità di ogni singola realtà produttiva e delle situazioni territoriali.

Orbene, il documento in esame rappresenta certamente un importante vademecum per tutte le imprese ancora operative, che devono dunque uniformarsi alle misure richieste per continuare ad operare in condizioni di salubrità e sicurezza, scongiurando così il rischio di incorrere nella responsabilità amministrativa da reato di cui al D.lgs. n. 231/2001.

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