NOVITA' - PERCORSO DI GIURISPRUDENZA DIRITTO BANCARIO

Superamento tasso soglia ed interessi usurari

| 26/03/2020 16:32

A seguito dell'entrata in vigore della legge 7 marzo 1996, n. 108 (c.d. legge antiusura) sono emerse importanti criticità per il ceto bancario. In principio, la legge antiusura aveva come ratio quella di reprimere fenomeni criminali estranei al sistema creditizio ufficiale e non di intervenire sul sistema bancario e, nel concreto, sui relativi finanziamenti bancari. Tuttavia, le interpretazioni date alle disposizioni della legge antiusura da dottrina e giurisprudenza hanno reso detta legge una tutela, a tratti impropria, del debitore rispetto alla banca creditrice.

L'art. 644 cod. pen. emendato dalla legge antiusura prevede che "chiunque, (…), si fa dare o promettere, sotto qualsiasi forma, per sé o per altri, in corrispettivo di una prestazione di denaro o di altra utilità, interessi o altri vantaggi usurari, è punito con la reclusione da due a dieci anni e con la multa da euro 5.000 a euro 30.000". Nella formulazione originaria, il reato consisteva nel farsi dare o promettere, per sé o per altri e sotto qualsiasi forma, approfittando dell'altrui stato di bisogno, interessi o altri vantaggi usurari in corrispettivo di una prestazione di denaro o di altra cosa mobile. Quindi, la fattispecie incriminatrice richiedeva la presenza dell'approfittamento dello stato di bisogno della persona offesa. Le corti di merito e di legittimità interpretavano il requisito dell'approfittamento dello stato di bisogno mediante il concetto di squilibrio contrattuale, ritenendo la prova della conoscenza dello stato di bisogno da parte del reo raggiunta anche in base alla sola misura degli interessi, quando essi fossero stati di entità tale da far ragionevolmente presumere che soltanto un soggetto in stato di bisogno avrebbe potuto contrarre il prestito alle predette condizioni (Cassazione, Sezione II, 27 gennaio 1987). Lo stato di bisogno poteva essere definito anche come una situazione che elimina o comunque limita la volontà del debitore (il soggetto passivo) che sottoscrive il contratto di finanziamento in uno stato di inferiorità psichica che vizia il consenso.

Ritornando alla odierna formulazione della fattispecie incriminatrice, per "interessi o altri vantaggi usurari" la legge prevede una definizione in termini oggettivi mediante precisi parametri quantitativi variabili nel tempo e, al superamento di detti parametri, si rientra nella fattispecie incriminatrice. Il sistema per individuare il c.d. tasso soglia (ovvero il tasso di interessi oltre il quale questo è definibile come usurario) è connesso all'andamento del mercato finanziario ed è compito del Ministero dell'economia e delle finanze di determinare trimestralmente il tasso soglia mediante apposito decreto. L'individuazione di detto tasso soglia da parte del Mef è effettuata con la media tra le condizioni applicate, per categorie omogenee, dalle banche e dagli intermediari finanziari nel trimestre precedente aumentato di un quarto, cui aggiungere ulteriori quattro punti percentuali. La differenza tra detto tasso medio e il tasso soglia non può in ogni caso essere superiore agli otto punti. A titolo esemplificativo, nel caso in cui il tasso medio pratico dalle banche e dagli intermediari finanziario per un'apertura di credito sia del 4%, il tasso soglia sarebbe del 9%.

Oltre che alle sanzioni di natura penale poste dall'art. 644 cod. pen. il legislatore prevede sanzioni civilistiche ai sensi dell'art. 1815, comma 2, cod. civ. che "se sono convenuti interessi usurari, la clausola è nulla e non sono dovuti interessi" con la conseguenza immediata che il finanziamento a titolo oneroso diventa un finanziamento a titolo gratuito. Quindi, la sanzione precede l'assenza di qualsiasi interesse nel caso di pattuizione di un compenso usurario non sostituendosi più al tasso usurario l'interesse legale. Si realizzerebbe un'ipotesi di nullità parziale ai sensi dell'art. 1419, comma 2, cod. civ. non pregiudicando la validità del rapporto di credito.
Con riferimento invece alle fattispecie anteriori all'entrata in vigore della legge antiusura, la pattuizione di interessi elevati non costituisce di per sé motivo di illiceità del negozio di mutuo salvo che non ricorrano i requisiti dell'esorbitanza degli interessi convenuti, lo stato di bisogno del soggetto passivo e l'approfittamento di tale stato da parte del soggetto creditore.

La legge antiusura nel calcolo del tasso soglia non include espressamente gli interessi moratori (ovvero gli interessi dovuti a causa del ritardo dei pagamenti). La giurisprudenza di legittimità tuttavia, di fronte a prese di posizione divergenti in dottrina e tra le corti di merito, dalla sentenza del 9 gennaio 2013 ha sancito di includere anche gli interessi moratori nell'ambito di applicazione della legge antiusura.

Ulteriore problematica attiene all'usurarietà sopravvenuta ovvero all'ipotesi in cui in un contratto di finanziamento a tasso fisso gli interessi possano essere considerati usurari nel corso del rapporto (seppure considerati perfettamente legittimi al momento della sottoscrizione del contratto) a causa dell'abbassamento del tasso soglia dovuto alla diminuzione del valore del denaro. Tuttavia, il legislatore ha spento la problematica con la legge 28 febbraio 2001, n. 24 mediante una interpretazione autentica prevedendo che il giudizio sull'usurarietà del tasso va riferito al momento in cui il contratto è stato stipulato, a prescindere da quando saranno corrisposti gli interessi.

I dubbi nell'applicazione della norma hanno riguardato anche l'individuazione delle voci da considerare per valutare se l'effettivo tasso applicato in concreto rispettasse la normativa antiusura. In particolare, nei contratti di conto corrente la discussione ha riguardato l'inclusione o meno della commissione di massimo scoperto costituito dalle voci di spesa applicate dalle banche per i diversi servizi bancari prestati. Anche in questo caso è intervenuto il legislatore che con la legge 28 gennaio 2009, n. 2 ha incluso, a partire dal 29 gennaio 2009, le commissioni comunque denominate nelle voci di spesa da considerare rilevanti ai fini del computo del tasso effettivo globale e del tasso effettivo globale medio (quindi del tasso soglia calcolato su questa base).

Riferimenti normativi:
Codice Civile
Codice Penale
Legge 28 febbraio 2001, n. 24
Legge 7 marzo 1996, n. 108 (legge antiusura)
Legge 28 gennaio 2009, n. 2

Focus giurisprudenziale

Rapporti bancari - Inserimento di clausola di "salvaguardia" - Trasformazione del divieto legale in obbligazione contrattuale a carico della banca - Responsabilità "ex contractu" - Onere della prova del regolare adempimento a carico della banca.
In tema di rapporti bancari, l'inserimento di una clausola "di salvaguardia", in forza della quale l'eventuale fluttuazione del saggio di interessi convenzionale dovrà essere comunque mantenuta entro i limiti del c.d. "tasso soglia" antiusura previsto ai sensi dell'art. 2, comma 4, della legge antiusura, trasforma il divieto legale di pattuire interessi usurari nell'oggetto di una specifica obbligazione contrattuale a carico della banca, consistente nell'impegno di non applicare mai, per tutta la durata del rapporto, interessi in misura superiore a quella massima consentita dalla legge. Conseguentemente, in caso di contestazione, graverà sulla banca, secondo le regole della responsabilità "ex contractu", l'onere della prova di aver regolarmente adempiuto all'impegno assunto. Cassazione civile, Sez. III, Sentenza del 17 ottobre 2019, n. 26286

Interessi usurari - Finanziamento a stati di avanzamento assistito da ipoteca - Tasso soglia - Individuazione - Criteri - Fondamento.
In tema di interessi usurari, tenuto conto dei rischi e della garanzia prestata, il tasso soglia fissato per il finanziamento a stati di avanzamento assistito da ipoteca è quello previsto "ratione temporis" per i mutui con garanzia reale; ciò in quanto, in caso di dubbio circa la riconducibilità dell'operazione all'una o all'altra delle categorie identificate con decreto ministeriale cui si riferisce la rilevazione dei tassi effettivi globali medi, si devono individuare i profili di omogeneità che l'operazione stessa presenti rispetto alle diverse tipologie prese in considerazione dai detti decreti, attribuendo rilievo ai parametri normativi individuati dall'art. 2, comma 2, della legge 7 marzo 1996, n. 108 e apprezzando, in particolare, quelli tra essi che, sul piano logico, meglio connotino il finanziamento preso in esame ai fini della sua inclusione nell'una o nell'altra classe di operazioni. Cassazione civile, Sez. I, Sentenza del 6 settembre 2019, n. 22380 ...continua la lettura in Plusplus24Diritto

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