Osservatorio 231

Il nuovo Codice di Corporate Governance. Punti di contatto e riferimenti per l'elaborazione dei Modelli organizzativi ex D.lgs. 231/2001

| 03/04/2020 14:17

a cura degli avv. ti Fabrizio Ventimiglia e Marco Marengo, Studio Legale Ventimiglia


Il Comitato per la Corporate Governance, costituito nell'attuale configurazione nel giugno del 2011 ad opera delle Associazioni di impresa (ABI, ANIA, Assonime e Confindustria), di Borsa Italiana S.p.A. e dell'Associazione degli investitori professionali (Assogestioni), ha recentemente pubblicato l'ultima versione del suo Codice di Corporate Governance (di seguito "Codice").

Il Codice si rivolge a tutte le Società con azioni quotate sul Mercato Telematico Azionario ("MTA") gestito da Borsa Italiana e punta a definire i principi e i comportamenti utili al perseguimento di una "buona governance". In particolare, ogni Società che voglia aderirvi può farlo dichiarandolo nella propria relazione sul governo societario, nella quale dovrà in tal caso descrivere, concretamente, come abbia attuato i principi e le raccomandazioni ivi contenute.

In primo luogo, il Codice rappresenta quindi un importante punto di riferimento nella definizione dei sistemi di governance, controllo e gestione dei rischi delle Società quotate. Tuttavia, ponendosi quale compendio di alcune tra le migliori best practice in materia di gestione aziendale, non può ragionevolmente essere ignorato neanche dalle realtà economiche non quotate.

I principi e le raccomandazioni codificate dal Comitato per la Corporate Governance, inoltre, acquistano particolare rilevanza nell'ambito della definizione e dell'adozione dei Modelli di Organizzazione, Gestione e Controllo a norma del D.lgs. 231/2001 ("Modelli 231").

Le best practice, di cui il Codice offre uno spaccato chiaro e aggiornato, rappresentano infatti una delle principali fonti da cui trarre i presidi e le regole di comportamento finalizzate alla prevenzione dei reati di cui agli artt. 24 ss. D.lgs. cit.

Di seguito, senza alcuna pretesa di esaustività, sono segnalati alcuni dei passaggi che possono rappresentare punti di riferimento e di confronto proprio ai fini dell'elaborazione e dell'attuazione dei Modelli 231.

Dopo una prima parte dedicata alle definizioni, il documento si snoda in sei articoli, a loro volta suddivisi in principi e raccomandazioni aventi ad oggetto i seguenti aspetti:

• ruolo dell'Organo di amministrazione;

• composizione degli Organi sociali;

• funzionamento dell'Organo di amministrazione e ruolo del Presidente;

• nomina degli amministratori e autovalutazione dell'Organo di amministrazione;

• remunerazione;

• sistema di controllo interno e di gestione dei rischi.

Nell'ambito delle raccomandazioni di cui all'art. 1, particolarmente significativa ai fini del D.lgs. 231/2001 è l'indicazione di cui al n. 1), lett. f).

Viene infatti previsto che, al fine di assicurare la corretta gestione delle informazioni societarie, l'Organo di amministrazione adotta, su proposta del Presidente del Consiglio di Amministrazione d'intesa con il Chief executive officer ("CEO"), una procedura per la gestione interna e la comunicazione all'esterno di documenti e informazioni riguardanti la Società.
Tale raccomandazione, con particolare riferimento alla gestione delle informazioni privilegiate, oltre che rispondere all'obiettivo di una "buona governance", rappresenta invero anche un valido presidio ai fini della prevenzione dei reati previsti dall'art. 25-sexies, D.lgs. 231/2001, in materia di abusi di mercato.

Inoltre, anche a prescindere dalla disponibilità di informazioni privilegiate, una procedura in grado di garantire la corretta e trasparente gestione della documentazione sociale appare oggi indispensabile al fine di prevenire i reati tributari di cui al nuovo art. 25-quinquiesdecies, D.lgs. 231/2001.

Il tema della correttezza e della trasparenza nelle comunicazioni, fondamentale per la conformità al D.lgs. 231/2001, viene poi ripreso dall'art. 1 anche nell'ambito del comma IV e della raccomandazione n. 3.

Quest'ultima, in particolare, attribuisce all'Organo di amministrazione il compito di adottare e descrivere, nella relazione sul governo societario, una politica per la gestione del dialogo con la generalità degli azionisti che tenga conto anche delle politiche di engagement adottate dagli investitori istituzionali. Laddove effettivamente attuato, tale protocollo dovrebbe allora integrare i presidi previsti dal Modello 231, con particolare riferimento a quelli finalizzati alla prevenzione dei reati societari di cui all'art. 25-ter D.lgs. 231/2001.

L'attenzione per la trasparenza e la tracciabilità si ritrova poi nel Codice anche all'art. 3, dedicato al funzionamento dell'Organo di amministrazione e al ruolo del Presidente. In particolare, la raccomandazione n. 11 prevede espressamente la definizione di regole di funzionamento dell'Organo amministrativo e dei suoi Comitati che includano modalità di verbalizzazione delle riunioni.

Tale previsione assume un rilievo fondamentale ai fini del Modello 231, agevolando il necessario raccordo informativo tra l'Organismo di vigilanza previsto dall'art. 6, comma 1, lett. b), D.lgs. 231/2001, e l'Organo amministrativo.

La nomina dell'Organismo di vigilanza è del resto oggetto di specifica menzione nell'ambito dell'art. 6, avente ad oggetto proprio il sistema di controllo interno e la gestione dei rischi.

In particolare, la raccomandazione n. 33, lett. e), con riferimento alla composizione dell'ODV, invita l'Organo amministrativo a valutare l'opportunità di nominare al suo interno almeno un amministratore non esecutivo e/o un membro dell'Organo di controllo contabile e/o il titolare di funzioni legali o di controllo della Società.

Tale previsione appare coerente con l'esigenza di garantire all'ODV un flusso informativo costante, nell'ottica della sua necessaria continuità d'azione. Inoltre, essendo espressamente finalizzata ad assicurare il coordinamento tra i diversi soggetti coinvolti nel sistema di controllo interno e gestione dei rischi, la raccomandazione dimostra attenzione e consapevolezza per il problema del coordinamento tra gli ormai numerosi Organi di controllo attivi all'interno delle Società (c.d. "iperfetazione degli Organi di controllo").

In conclusione, sembra possibile affermare come il Codice di Corporate Governance 2020, così come avvenuto per le sue passate edizioni, continuerà a costituire un importante punto di riferimento anche nella costruzione dei Modelli di Organizzazione, Gestione e Controllo ai sensi del D.lgs. 231/2001, condividendone i più importanti principi: flessibilità, trasparenza, tracciabilità e segregazione delle funzioni.

L'Osservatorio è curato per Diritto24 dall'avv. Fabrizio VENTIMIGLIA, Avvocato Penalista Studio legale Ventimiglia e Presidente Centro Studi Borgogna.

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