respinti i ricorsi delle associazioni

Il Tar promuove la conciliazione obbligatoria ma la rende meno costosa

| 27/1/2015

Tar Lazio, sentenza 26 gennaio 2015

Il Tar del Lazio promuove la conciliazione obbligatoria. E nello stesso tempo rende più leggero sul piano economico il procedimento di avvio (si veda l'articolo pubblicato sotto). Con due diverse sentenze, una del 23 e una del 26 gennaio, i giudici amministrativi hanno respinto la larghissima parte delle motivazioni alla base dei ricorsi dell'Oua e dell'Unione delle Camere civili. La conciliazione 2.0 messa punto due anni dal decreto "del fare" supera quindi indenne uno scoglio aguzzo. Resta da vedere ora se la questione verrà riproposta davanti al Consiglio di Stato. Intanto, il Tar Lazio, nella sentenza depositata ieri manda indenne da sostanziali censure e considera infondate le questione di legittimità costituzionale sollevate sulle misure che hanno disciplinato l'introduzione del tentativo di conciliazione come condizione di procedibilità prima di potere rivolgersi al giudice in alcune materie del contenzioso civile.

I giudici, quanto alla mancanza di criteri chiari sulla professionalità dei mediatori, osservano che l'intervento effettuato con il decreto legge n. 69 del 2013 ha modificato il quadro, prevedendo sì la conferma dell'"obbligatorietà" del tentativo, ma, nello stesso tempo, ha reso anche necessaria l'assistenza legale. Semaforo verde anche per la necessità di presentare una polizza da parte degli organismi di conciliazione per potersi iscrivere al registro, ma il semaforo diventa rosso se poi si prevede che a essere esentati siano gli organismi dei consigli degli ordini degli avvocati. Per il Tar «la pretesa che gli organismi di mediazione presentino, ai fini dell'iscrizione al registro di cui trattasi, una polizza assicurativa, lungi dal costituire una limitazione all'accesso all'attività di mediazione, risponde a un chiaro criterio di opportunità, essendo evidentemente finalizzata a garantire la funzionalità dell'organismo, e, conseguentemente, a tutelare il soggetto privato, che, obbligatoriamente o volontariamente, allo stesso si affida».

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