INAUGURAZIONE ANNO GIUDIZIARIO

Pajno (Cds): rinnovamento da completare Bene su Bellomo

| 30/1/20018

La vicenda che ha portato alla destituzione del Consigliere Francesco Bellomo è stata «una esperienza difficile ma di cui la magistratura amministrativa può andare fiera». Nella Relazione inaugurale dell'anno giudiziario della giustizia amministrativa, in corso questa mattina a Palazzo Spada, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il presidente del Consiglio di Stato Alessandro Pajno si ricava lo spazio per fare più che un accenno al “caso Bellomo” che ha tenuto banco sui media negli ultimi mesi per aver imposto alle borsiste un dress code, fatto di minigonne, ed ulteriori stringenti vincoli inerenti la vita privata e di relazione. Pajno afferma che non deve essere «sottovalutato lo smarrimento che una situazione del genere ha provocato nell'opinione pubblica» ma rivendica anche il ruolo svolto dal Consiglio di presidenza, subito attivatosi, pur potendo contare su «norme obsolete», fino ad arrivare ad una soluzione del problema «indipendente ed efficiente».
«Il caso con le storture ad esso collegate non sarebbe emerso senza l'intervento del consiglio di presidenza», ha affermato il Presidente Pajno. «Sono stati infatti gli organi della giustizia amministrativa a registrare i comportamenti anomali di un magistrato amministrativo e sono stati i medesimi organi ad avvisare il ministro della Giustizia, il Procuratore generale della Cassazione ed il Consiglio superiore della magistratura delle possibili anomalie del comportamento di un magistrato ordinario».

Arretrato si sta riducendo - La giustizia amministrativa si va modernizzando ma «c'è ancora molto da fare». «È proseguito il lavoro sui tempi e sulla produttività della giustizia. Anche quest'anno l'arretrato si è ridotto, la percentuale è del 12%», ha proseguito Pajno. In particolare, la Relazione riporta che lo stock dei ricorsi pendenti si è ridotto di 28.301 unità rispetto al 2016. Le pendenze sono passate da 238.726 al 31 dicembre 2016 a 210.425 al 31 dicembre 2017. Mentre il complesso dei ricorsi definiti lo scorso (Tar, Cds, Consiglio di giustizia regione sicilia) sono stati 85.846. Quelli presso il Cds sono stati 9.900, 75.856 nei Tar. «Negli ultimi anni l'arretrato si è più che dimezzato», ha detto Pajno, ricordando che il totale dei ricorsi pendenti a fine 2010 era di 536.726. Infine, sono «estremamente rapidi anche i tempi del processo cautelare». Nel 2017 su 5.153 istanze davanti al Cds, 3.650 sono state discusse in 48 giorni. Per quanto riguarda i Tar le istanze sono state 5.923, di cui 1.302 discusse in 29 giorni circa.

Attività consultiva decisiva su vaccini
- Il presidente Pajno ricorda poi il rilancio dello «strumento dei quesiti» che ha «consentito di risolvere in via preventiva possibili conflitti istituzionali, come nel caso del quesito della regione Veneto sulla nuova disciplina dei vaccini, in cui il parere del Consiglio di Stato ha condotto alla rinuncia a defatiganti iniziative in sede giurisdizionale». Ma «effetti analoghi», prosegue Pajno «si sono avuti nel caso del parere sulla stabilizzazione dei magistrati onorari o ancora nel caso delle farmacie o delle confessioni acattoliche». Ma i quesiti, prosegue, svolgono un ruolo importante anche nella fase di prima applicazione delle riforme come nel caso della legge Madia.

Incarichi extragiudiziari da rivedere
- Con riguardo agli incarichi extragiudiziari, Pajno afferma che «è necessario procedere ad un profondo ripensamento della materia riguardanti tali incarichi svolti nelle scuole di preparazione ai concorsi in magistratura, anche eventualmente attraverso confronti con mondi diversi da quello della giustizia amministrativa quali il Csm, il ministero della Giustizia il mondo della Università». «Il consiglio di presidenza è già al lavoro in questa direzione».

Alternanza di genere
- Con riferimento invece alla alternanza di genere, Pajno ricorda che «la presenza di donne magistrato nei Tar è significativamente aumentata in questi anni, nei concorsi più recenti la percentuale di vincitrici donne raggiunge il 50%. Anche presso il Cds, pur non arrivando a tali percentuali, il numero di donne è significativamente aumentato negli ultimi anni».

Avvocati, troppe barriere per avere giustizia
- Umberto Fantigrossi, presidente dell'Unione Nazionale degli avvocati amministrativisti, ha sottolineato: «Ancora una volta si è aperto l'anno giudiziario al Consiglio di Stato senza dare voce all'avvocatura: una mancanza retaggio del passato e sintomo dell'eccesso di autoreferenzialita' di questa istituzione». «Una gran parte della domanda di legalità amministrativa resta inevasa» ha proseguito Fantigrossi «a causa di troppe barriere all'ingresso e di una disciplina dei carichi di lavoro che disincentiva i magistrati che dedicano tutte le loro energie lavorative ai processi». «Auspico che nella prossima legislatura si ponga mano ad una riforma che modernizzi questo settore e consenta agli avvocati di partecipare alla migliore organizzazione delle risorse per rendere il processo amministrativo più rapido e più incisivo nei confronti della cattiva amministrazione e della corruzione».