Consiglio Stato

Elezioni europee, ‘Pensioni & Lavoro' e ‘Dc' escluse per i simboli

| 24/4/2019

Consiglio di Stato - Sentenze n. 2620 e n. 2621 del 23 aprile 2019

È legittima l'esclusione dalla competizione elettorali europee del 26 maggio prossimo delle liste elettorali che usano un simbolo che per l'elettorato ormai identifica un'altra formazione politica, o che rimanda ad altri partiti europei senza averne l'approvazione. La III Sezione del Consiglio di Stato, con le sentenze n. 2620 e n. 2621 del 23 aprile, ha così definitivamente escluso sia la lista che aveva depositato il contrassegno "Democrazia Cristiana", con al suo interno anche il rimando al PPE, chiarendo che l'unica formazione legittimata a raccogliere l'eredità della passata formazione politica è l'U.D.C. Sia la lista "Pensioni & Lavoro" che nel contrassegno riportava elementi caratteristici del simbolo del Partito Laburista inglese - una rosa di colore rosso vermiglio sovrastata dalla scritta Labour – senza averne l'autorizzazione.
I giudici ricordano che l'art. 14, comma 3, Dpr n. 361 del 1957 vieta espressamente la presentazione di contrassegni riproducenti simboli o altri elementi che, per essere usati tradizionalmente da partiti presenti in Parlamento, possono trarre in errore l'elettore. Nel caso della D.C. dunque, il Consiglio di Stato ha ritenuto legittima l'esclusione della lista che intendeva usare un simbolo appannaggio da anni un'altra formazione politica, tradizionalmente presente sia nel Parlamento nazionale che in quello europeo. Sul piano del diritto europeo, poi, i giudici hanno ricordato che i partiti o gruppi politici nazionali possono inserire nel contrassegno simboli e/o denominazioni di partiti europei, fornendo però la relativa documentazione sulla legittimità all'uso.
Con la decisione (UE, Euratom) 2018/994 del Consiglio del 13 luglio 2018 è stato infatti modificato l'atto relativo all'elezione dei membri del Parlamento europeo inserendovi l'articolo 3-ter, secondo cui «gli Stati membri possono consentire l'apposizione, sulle schede elettorali, del nome o del logo del partito politico europeo al quale è affiliato il partito politico nazionale o il singolo candidato». I partiti nazionali devono però produrre l'attestazione/dichiarazione del presidente o del segretario del partito europeo di riferimento, che affermi l'esistenza di un «collegamento». In mancanza l'uso del simbolo non è legittimo.
I principî relativi all'esigenza dell'affiliazione valgono (sentenza n. 2621) anche – ed è il cado di "Pensioni e Lavoro" - per il rapporto tra partito nazionale e altro partito estero e, dunque, anche per il collegamento orizzontale tra partito nazionale e quello presente in altro Stato dell'Unione. Diversamente, infatti, si consentirebbe ad un partito politico nazionale di accreditarsi, presso l'elettorato, come "affiliato" ad un certo movimento partito o movimento politico estero, senza l'assenso di questo.
Conseguentemente il divieto dell'art. 14, comma 3, del Dpr n. 361 del 1957, a mente del quale «non è ammessa la presentazione di contrassegni identici o confondibili con quelli presentati in precedenza ovvero con quelli riproducenti simboli, elementi e diciture, o solo alcuni di essi, usati tradizionalmente da altri partiti», nell'ottica della competizione elettorale europea non riguarda solo i partiti nazionali, ma anche quelli di altri Stati membri dell'Unione, con la conseguenza che l'affiliazione è istituto applicabile sia al collegamento verticale tra partiti nazionali e partiti europei sia al collegamento orizzontale tra partiti di diversi Stati.