Prosecco: Tar Veneto, comuni non possono imporre il Protocollo biologico

20/2/2020 18:08

È illegittima l'ordinanza del comune di Vittorio Veneto (n. 66 del 13 marzo 2019) che ha ingiunto alla Tenuta Agricola San Martino di disporre la coltivazione della vite con metodo biologico certificato, in adesione al disciplinare dettato dal "Protocollo Viticolo del Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG". Lo ha stabilito il Tar Veneto, con la sentenza n. 174/2020, accogliendo sotto questo aspetto il ricorso della casa vinicola. Per il Tribunale amministrativo infatti il protocollo costituisce un atto del "Consorzio di tutela Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG", che è un «soggetto di natura privata». Se è vero dunque che il Protocollo fornisce agli operatori del settore indicazioni «utili» nell'ambito delle Linee tecniche di difesa integrata (LTDI) predisposte dalla Regione Veneto, «lo stesso tuttavia è privo del carattere tipico di un documento scientifico ed ufficiale proveniente da un'Autorità sanitaria pubblica, competente in materia di tutela della salute e dell'incolumità pubbliche». E, pertanto, «non solo non può assurgere al rango di fonte normativa a contenuto prescrittivo obbligatorio, ma neppure a base di riferimento per un atto ordinatorio di un'amministrazione pubblica». Circa poi la prescrizione di coltivare la vite secondo il metodo biologico certificato, prosegue la decisione, «l'ordinanza è fonte di perplessità». La certificazione, infatti, perviene «da appositi "enti certificatori" – soggetti privati che non sono autorità in materia di sanità ed igiene pubblica – i quali seguono l'andamento del ciclo lavorativo della vite per l'intero periodo e svolgono i necessari controlli, a spese del coltivatore». Mentre, conclude sul punto il Tar, «la coltivazione "biologica" può avvenire a prescindere dalla certificazione, la quale non ha carattere di ufficialità». (Francesco Machina Grifeo)

Vetrina