LA RICERCA

Mediazione civile: dalla Camera arbitrale di Milano la prima ricerca sul campo

| 06/02/2014 14:48


Venerdì 7 febbraio 2014, a Milano (via Meravigli, 9/b, Sala Consiglio, alle ore 15,30 - il programma), verranno presentati i risultati della prima Ricerca qualitativa sulla mediazione civile commerciale condotta attraverso un'osservazione diretta sui casi del Servizio di conciliazione della Camera Arbitrale di Milano. La mediazione risulta particolarmente efficace nei «rapporti di durata», quando le parti si conoscono da tempo, come sovente accade nelle controversie inerenti locazioni, condominio, successioni e contratti bancari. E quando a confrontarsi siano parti fisiche o piccole società ed è opportuno trovare un punto di equilibrio in considerazione di altri interessi o per la difficoltà della prova o della normativa.

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LA MEDIAZIONE CIVILE PREMIA I RAPPORTI DI LUNGA DURATA

Nella ricerca che si presenta, a quanto risulta, per la prima volta, partendo dall'osservazione concreta degli incontri di mediazione realmente tenuti, vengono messe in correlazione le categorie relative alle parti, alla tipologia di controversie, agli assistenti, ai modelli e alle tecniche utilizzati dai mediatori, con gli esiti della gestione dei procedimenti. La ricerca è stata concepita e realizzata, mentre era in vigore il Dlgs 28/2010, prima, quindi, che la Corte Costituzionale, con la sentenza del 6 dicembre 2012, n. 272, dichiarasse l'incostituzionalità, per eccesso di delega, della mediazione obbligatoria e, tuttavia, è ancora perfettamente attuale, perché il decreto del fare (Dlgs 21 giugno 2013, n. 69, convertito con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 98), ha reintrodotto l'obbligatorietà, confermandone l'impianto normativo precedente.

L'osservazione diretta di 10 procedure
Grazie alla collaborazione e alla disponibilità della Camera Arbitrale di Milano, che vanta una pluriennale esperienza e grande professionalità nella gestione dei casi di arbitrato, di mediazione e di ADR in generale, e del Servizio di Conciliazione della stessa, è stato possibile realizzare una piccola ricerca qualitativa, svolta attraverso l'osservazione diretta di 10 procedure e la compilazione di una griglia. Il lavoro è stato svolto, analizzando i casi di mediazione civile commerciale, individuati in modo casuale tra quelli relativi a controversie di tipo nazionale, nei quali vi era stata l'adesione delle parti chiamate, che si fossero svolti nel periodo ricompreso tra maggio e novembre 2012, quindi soprattutto, anche se non esclusivamente, di mediazione obbligatoria. Tale campione non ha, quindi, alcuna pretesa di essere rappresentativo della tipologia dei casi gestiti dalla Camera Arbitrale ed il presente lavoro è ancora in fase sperimentale, tuttavia, è possibile, in base ai risultati ottenuti, senza alcuna pretesa di esaustività ed, anzi, con la massima cautela, cominciare a individuare le prime linee di tendenza, che dovranno ovviamente essere confermate tramite studi e approfondimenti successivi.

L'analisi sul campo
È noto, infatti, che a seguito dell'introduzione del Dlgs 28/2010 si era sviluppato nel nostro Paese un intenso dibattito, anche critico, da parte degli operatori giuridici, dei professionisti, in generale, e dei media, relativo, soprattutto, all'interpretazione e all'applicazione della mediazione obbligatoria. Appariva cruciale focalizzare l'attenzione sugli incontri realmente tenuti e, con particolare riferimento alla mediazione obbligatoria, comprendere sia quali fossero le tipologie di controversie che realmente portassero le parti al tavolo delle trattative, al di là dell'obbligo legislativo, sia quali fossero le tipologie di parti coinvolte, ma anche verificare la gestione dei procedimenti da parte del mediatore e gli esiti degli stessi, al fine di cominciare ad elaborare modelli teorici e migliori prassi applicative.

Nuovi soggetti interessati
Benché le procedure gestite dalla Camera Arbitrale di Milano già in passato si distinguessero per materia, valore, durata ed esito, dalla ricerca sembra potersi affermare che con l'introduzione dell'obbligatorietà, la mediazione in Italia avesse cambiato "pelle", nel senso che l'intervento legislativo, quale che fosse il giudizio sul suo contenuto, avesse dato una maggiore rilevanza all'istituto, che cominciava a gestire un numero significativo di procedure, di medio/alto valore e di complessità giuridica elevata. Inoltre, l'impressione che risulta dalla ricerca è che nel bene o nel male, la previsione legislativa della mediazione obbligatoria avesse costretto parti, imprese, assistenti ed operatori in genere a fare i conti con l'istituto, con la conseguenza che, se da un lato, permaneva, comunque, l'ostilità e, talvolta, ancora l'ignoranza, altri soggetti si erano avvicinati all'istituto e ne avevano compreso gli aspetti rilevanti, se non addirittura apprezzato le caratteristiche di contesto nel quale poter, in piena riservatezza, confrontarsi con la controparte, analizzare i problemi, elaborare ipotesi non vincolanti di soluzione.

Funziona bene nei rapporti di lungo corso
Inoltre, dall'osservazione dei casi sembra che si possa affermare che la mediazione riesca a svilupparsi, tra le materie in cui era prevista l'obbligatorietà del tentativo, relativamente ai rapporti di durata, nei quali le parti si conoscono da tempo e hanno una relazione precedente che prescinde l'attuale controversia, quali le locazioni, il condominio, le successioni e i contratti bancari e, quindi, tra parti fisiche o piccole società.

La mediazione sembra esplicare i propri vantaggi proprio in quei casi in cui la pretesa è contestata e possa apparire opportuno trovare un punto di equilibrio tra le parti in considerazione di altri interessi o per la difficoltà della prova e dell'interpretazione del diritto controverso.

La necessità di un nuovo approccio
Dall'osservazione emerge l'adozione da parte di tutti i mediatori osservati del modello problem solving, che risulta ottimamente elaborato e acquisito nella sua scansione in fasi e nelle sue tecniche di gestione delle parti, di creazione di un clima di ascolto empatico, di collaborazione con gli assistenti e di comunicazione verbale. Tuttavia, dalla ricerca sembra emergere anche la necessità di approfondire ed ampliare tale modello, affiancandolo ad altri modelli e tecniche che consentano di diversificare gli approcci, superare la cornice conflittuale delle parti, di gestire gli aspetti più emotivi, che ancora tanti dubbi sollevano in merito alla loro gestione, nonché di sviluppare pienamente le fasi esplorativa e creativa.

Infine, particolarmente apprezzato è risultato il Servizio di Conciliazione della Camera Arbitrale di Milano che ha avuto sia nell'osservazione diretta dei casi, sia dall'analisi dei questionari un altissimo gradimento.

* Psicologa Psicoterapeuta Mediatrice e Avvocato
Prof. a contratto di Psicologia Giuridica dell'Università Cattolica di Milano