Società capitale e lavoro autonomo

Avvocati e concorrenza: le contraddizioni di un ceto debole

| 15/5/2017

Appena una settimana dopo l'approvazione del Disegno di legge contenente disposizioni in materia di mercato e concorrenza (il c.d. Ddl Concorrenza), che ora è tornato alla Camera in seconda lettura, il Senato ha definitivamente licenziato la legge intitolata “misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l'articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato”. Sia il Ddl Concorrenza che la legge sul lavoro autonomo interessano gli iscritti agli albi forensi.

Il disegno di legge, infatti, contiene disposizioni che – se definitivamente approvate – consentiranno agli avvocati di esercitare la professione in forma societaria; la legge, invece, introduce un pacchetto di norme pensate per una maggiore tutela dei lavoratori autonomi.

Il Ddl Concorrenza
- Più nel dettaglio, il Ddl Concorrenza consente l'esercizio in forma societaria della professione forense, ammettendo la costituzione di società di capitali e la presenza anche di soci professionisti iscritti ad altri albi professionali e di soci “non professionisti”: questi ultimi, però, potranno rappresentare non più di un terzo del capitale sociale e dei diritti di voto; l'amministrazione della compagine sociale non può essere affidata ad estranei ma la maggioranza dei membri dell'organo di gestione deve essere composta da soci avvocati; anche i soci professionisti possono rivestire la carica di amministratori; la prestazione professionale è personale e può essere svolta solamente dai soci professionisti in possesso dei requisiti necessari per lo svolgimento della specifica prestazione professionale richiesta dal cliente; il socio professionista che ha eseguito la prestazione è sempre responsabile e la responsabilità del predetto non è esclusa dalla responsabilità della società e dei soci; i provvedimenti disciplinari di sospensione, cancellazione o radiazione del socio professionista sono causa di esclusione dalla società; questa è comunque tenuta al rispetto del codice deontologico forense ed è soggetta alla relativa disciplina.

Il Ddl modifica anche l'art. 13, comma 5, della legge professionale perché, sopprimendo le parole “a richiesta”, rende obbligatorio il preventivo di spesa.

Legge lavoro autonomo - Ben più corposo l'insieme delle disposizioni che riguardano i lavoratori autonomi contenuto nella legge – in fase di pubblicazione – approvata dal Senato della Repubblica il 10 maggio 2017.
In particolare, l'art. 2 estende a costoro le norme in materia di transazioni commerciali, le quali si applicheranno ai rapporti tra lavoratori autonomi e imprese, a quelli tra lavoratori autonomi e pubbliche amministrazioni ed anche ai rapporti tra lavoratori autonomi; l'art. 3 definisce abusive le clausole che attribuiscono al committente la facoltà di modificare unilateralmente le condizioni del contratto ovvero di recedere senza congruo preavviso ovvero che prevedono termini di pagamento superiori a sessanta giorni; è abusivo anche il rifiuto del committente di stipulare il contratto di affidamento d'incarico in forma scritta; in tali ipotesi il lavoratore autonomo ha diritto al risarcimento del danno; inoltre si estende ai rapporti contrattuali con i lavoratori autonomi l'art. 9 della legge n. 192/1998 in materia di abuso di dipendenza economica; l'art. 5 prevede una delega al Governo in materia di rimessione di atti pubblici alle professioni organizzate in ordini e collegi mentre l'art. 6 prevede un'altra delega al fine di abilitare gli enti di previdenza ad attivare altre prestazioni sociali, finanziate da apposita contribuzione, con particolare riferimento agli iscritti che abbiano subito una significativa riduzione del reddito professionale per ragioni non dipendenti dalla propria volontà o che siano stati colpiti da gravi patologie; l'art. 8 stabilisce che tutte le spese relative all'esecuzione di un incarico conferito e sostenute direttamente dal committente non costituiscono compensi in natura per il professionista; l'art. 9 prevede la integrale deducibilità, entro il limite annuo di 10.000 euro, delle spese di iscrizione a master ed a corsi di formazione o di aggiornamento professionale, comprese le spese di viaggio e di soggiorno, nonché la integrale deducibilità degli oneri sostenuti per la garanzia contro il mancato pagamento delle prestazioni di lavoro autonomo fornita da forme assicurative; l'art. 11 prevede una delega al Governo in materia di semplificazione della normativa sulla salute e sicurezza degli studi professionali; l'art. 12, nell'ottica di favorire la partecipazione dei lavoratori autonomi agli appalti pubblici per la prestazione di servizi, ammette la costituzione di reti di esercenti la professione o di partecipare a reti d'imprese, ma anche di costituire consorzi stabili professionali ed associazioni temporanee professionali; l'art. 14 – tra l'altro – prevede la sospensione del versamento dei contributi previdenziali in caso di malattia ed infortunio, per l'intero periodo e fino ad un massimo di due anni; infine l'art. 15 modifica l'art. 634 c.p.c., consentendo anche ai lavoratori autonomi di ottenere un decreto ingiuntivo sulla base degli estratti autentici delle scritture contabili.

Complessivamente, quindi, una serie di misure che, in parte, estendono disposizioni già previste a favore delle imprese – in tal modo implementando quel fenomeno di “ibridazione” in atto da parecchio tempo nel nostro paese – e, per altro verso, sembrano volere perseguire la introduzione nel nostro ordinamento di uno statuto del lavoro autonomo senza trascurare la possibilità di ampliare gli spazi di mercato attraverso l'outsourcing di servizi attualmente affidati alla pubblica amministrazione.

In tale ultima ottica, poteva essere questa l'occasione per ripensare anche la estensione, attualmente esclusa, della norma che limita la pignorabilità delle somme dovute a titolo di stipendio, di salario o di altre indennità relative al rapporto di lavoro a tutti quei casi di lavoro autonomo in regime di monocommittenza o ad essa assimilabili e nei quali la posizione di debolezza economica del prestatore d'opera giustifica la previsione di un tetto massimo oltre il quale il creditore non può soddisfare le proprie ragioni creditorie se non in maniera progressiva.

Professionisti mai ascoltati
- Ciò che però colpisce, esaminando gli atti dei lavori parlamentari, è la totale assenza – nel dibattito in Commissione Lavoro e previdenza sociale del Senato – di interventi da parte di rappresentanze istituzionali e/o associative di professionisti iscritti agli albi: eppure la materia era ed è di interesse per costoro sia perché non pare potersi dubitare della applicazione di queste disposizioni anche al mondo delle professioni regolamentate sia perché molte di quelle misure amplieranno le tutele ed i benefici di cui potranno godere i professionisti in un momento storico di grave crisi economica e di identità.

Disattenzione ai reali problemi del ceto professionale che pare di scorgere anche con riguardo al Ddl Concorrenza: le rappresentanze del mondo forense – ad eccezione di qualche voce isolata – si sono dichiarate apertamente contrarie alla introduzione nell'ordinamento di società tra avvocati nella quali sia presente anche il socio capitalista o non professionista e sono riuscite ad ottenere modestissime modifiche rispetto al testo originario (in particolare la previsione che l'organo di gestione debba essere comunque composto in maggioranza da soci avvocati mentre prima un limite del genere non era previsto e dunque era ben possibile che l'amministrazione fosse affidata anche ad un socio non professionista), perdendo di vista – a mio modo di vedere – l'aspetto più incomprensibile della normativa.

Il socio avvocato risponde illimitatamente - Se è destino (ma non è affatto detto che sia un destino triste) che la professione forense debba essere esercitata in forma societaria e se è altrettanto ineluttabile che questo possa avvenire nelle forme delle società di capitali partecipate da soci non professionisti, è davvero inspiegabile che questi ultimi debbano rispondere nei limiti del capitale conferito ed il socio professionista che esegue la prestazione invece debba rispondere illimitatamente e personalmente, pur essendo socio di una società di capitali.
Sarebbe auspicabile – anche se oramai forse i margini per emendamenti sono ridotti al lumicino – che l'Avvocatura si interrogasse sulla utilità di contrapporsi alla approvazione di un Ddl che – presto o tardi – sarà legge e ragionasse invece su correttivi che potrebbero migliorare un testo che, al momento, è la solita pasticciata soluzione di compromesso: abitudine consueta del legislatore italiano, che ne ha dato ancora prova con il Ddl in materia di legittima difesa.