l’intervento

Magistratura onoraria, il caso italiano anomalia d'Europa

| 24/5/2017

Il Forum Europeo del Giudice Laico, il sesto dopo la sottoscrizione della Carta Europea del giudice Laico, ha fatto eco alla manifestazione dei giudici onorari che, per la seconda volta nell'arco di un paio di mesi, hanno protestato dopo l'emanazione dello schema del primo decreto attuativo delle legge delega n° 57 del 29 aprile 2016, licenziato dal Governo il 5 maggio 17 e pubblicato il 15 maggio, intitolato Statuto Unico della Magistratura Onoraria, proclamando anche l'astensione, per un mese, da tutte le attività. Si è infatti, riunita a Stoccolma, il 12 maggio, l'Assemblea Generale delle Associazioni Europee dei Giudici Laici.

Il Ministro della Giustizia Morgan Johansson ha sottolineato il ruolo fondamentale dei giudici laici ossia dei giudici non professionali, nel rapporto con il diritto alla partecipazione del cittadino all'amministrazione della Giustizia. Ha evidenziato il proprio impegno a sostegno della magistratura laica in Svezia, nonostante le pressioni subite per ridurla e addirittura eliminarla dal panorama giudiziario. Ha altresì, più volte rimarcato il ruolo dei giudici di pace nel sistema legale e l'importanza delle loro decisioni in qualsiasi ambito dell'ordine sociale.
Questi in definitiva, gli obiettivi annunciati dal Ministro svedese: 1) maggiore presenza dei giudici laici; 2) aumento della qualità del lavoro; 3) maggiore controllo nell'applicazione del diritto; 4) trasparenza e monitoraggio del relativo sistema; 5) incrementare l'affezione dei cittadini al sistema giustizia. Il Governo svedese punta dunque, a preservarne e accrescerne il ruolo.
Di misura invece, l'intervento di Cecilia Wikstrom presidente della Commissione per le Petizioni dell'Unione Europea, avendo la parlamentare europea illustrato piuttosto il lavoro svolto dalla Commissione nell'ambito dell'Unione Europea.

Dopo gli interventi istituzionali, sono stati illustrati i Report degli Stati partecipanti che hanno evidenziato una generale tendenza di alcuni Governi a ridurre il numero dei giudici laici, è il caso della Polonia, o la totale abolizione della funzione, come in Ungheria. In qualche altro Stato si tende invece, alla loro implementazione anche con impegno presso le Corti di appello, come nel caso dei giudici laici in Belgio. Sono stati evidenziati i rischi connessi al lavoro della magistratura laica che pongono seri problemi di sicurezza, come il caso dell'Irlanda del Nord in cui, in sei mesi, sono stati presi di mira ben tre giudici in attentati terroristici.
L'Italia, a causa del mancato recepimento delle istanze della categoria, ha ottenuto il sostegno di tutte le associazioni aderenti alla Rete Europea che hanno sottoscritto un documento da inviarsi alle Istituzioni Italiane. L'Assemblea annuale ha chiuso i lavori conferendo la nuova presidenza all'Italia.

La magistratura laica e onoraria, un problema anche culturale di livello europeo
- Solo il confronto nel corso degli anni, diretto e immediato, con la magistratura laica europea e con il variegato sistema su cui è costruita la sua funzione nei vari Stati europei, piuttosto che le cifre e i dati della Commissione Europea, possono dare il senso della evoluzione (o involuzione, a secondo dei casi ) della magistratura non professionale d'oltralpe ma, ancor più, della metamorfosi subita da quella italiana. In Europa, per la maggior parte, i giudici laici sono volontari vengono impiegati per poche ore e ricevono una indennità solo per le spese. Spesso vengono scelti dalla politica come in Svezia e per la loro posizione sociale, l'onorabilità, l'esperienza e la formazione maturata in vari campi delle attività lavorative. Talvolta, sono chiamati ad assumere decisioni vincolanti nei Tribunali o in collegi formati anche da giudici professionali come il caso della Germania. E tuttavia, non si riscontra alcun sistema europeo in cui i giudici non professionali siano impiegati a tempo pieno, per due o anche tre udienze settimanali civili o penali, da tenersi secondo un sistema tabellare approvato dall'organo di autogoverno della magistratura, che siano soggetti a valutazioni di idoneità e di produttività, che seguano corsi obbligatori di formazione e non godano di alcuna tutela, ricevendo indennità non adeguate al lavoro svolto ma soprattutto, trattino oltre il 50% degli affari contenziosi civili e penali e siano stati reiteratamente prorogati nella funzioni per circa un ventennio.

Un problema italiano - A parte i pochi casi in cui sono impiegati giudici laici, come ad esempio il Tribunale per i minorenni, i giudici di pace che avrebbero dovuto restare nelle funzioni per non più di due mandati quadriennali, a cui la legge istituiva del 1991 aveva inteso attribuire il contenzioso della tolleranza e della convivenza, riservandogli piuttosto una funzione conciliativa, da giudice dell'equità formativa o sostitutiva della regola da applicare, si è man mano destrutturato divenendo un giudice tecnico e professionale, le cui competenze sono state notevolmente ampliate. I giudici onorari di tribunale, istituiti nel 1998 che avrebbero solo dovuto sostituire i magistrati impediti o assenti, restando in servizio per tre anni prorogati di altri tre, sono invece, di fatto, rimasti stabilmente in servizio e, divenuti magistrati decidenti, trattano gran parte del contenzioso dei tribunali mentre ai vice procuratori onorari, in servizio presso le procure, viene affidato stabilmente tutto il settore penale nei reati di competenza del giudice di pace e gran parte del lavoro delle procure, in udienza.

La legge delega mira a riordinare lo status di tutta la magistratura onoraria e così, i giudici di pace e giudici onorari di tribunale confluiranno nel Giudice Onorario di Pace mentre i vice procuratori onorari saranno inseriti in uffici che costituiranno articolazioni delle procure. La ratio dello schema di decreto attuativo della delega, contestato dalla magistratura onoraria, non gradito a una parte della magistratura di carriera, oltre che a una parte politica in Parlamento e a gran parte dell'Avvocatura, sembra invece piuttosto volta alla riorganizzazione degli uffici attraverso la demolizione della giurisdizione (degiurisdizionalizzazione). È prevista la occasionalità della funzione e la temporaneità dell'incarico, la rideterminazione del ruolo e del compenso della magistratura onoraria, la natura formativa delle attività svolte presso le strutture organizzative dell'ufficio del processo e compiti e attività delegabili dal magistrato professionale oltre a un regime previdenziale a carico dello stesso magistrato onorario e un regime transitorio per i giudici in servizio. È proprio quest'ultimo a essere oggetto di forte opposizione da parte dei giudici onorari poichè decorso il primo mandato di quattro anni, andrebbe a regime la nuova normativa che prevede un impegno ancor più gravoso per i giudici di pace a causa dell'aumento cospicuo della competenza (per valore, in materia di condominio, esecuzione mobiliare, diritti reali, nuove fattispecie di reato), con una indennità di circa 700 euro nette mensili.

Non vi è dubbio che fin da subito, la riforma della magistratura onoraria, lungi dal costituire una risoluzione opportuna ed equa alla reiterata inerzia del legislatore e alla manifesta incapacità della politica di risolvere i problemi della giustizia, evidenzi altresì, per alcuni aspetti, un eccesso di delega, si ponga in contrasto con i principi costituzionali di ragionevolezza, del giusto processo e sia fortemente limitativa dell'autonomia, dell'indipendenza e della libertà di chi è chiamato a giudicare. Non appare conforme al principio della tutela giurisdizionale effettiva che costituisce un principio generale dell'Unione, desumibile dall'art 6 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo e 47 della Carta dei Diritti Fondamentali dell'U.E. (diritto a una tutela giurisdizionale effettiva, davanti a un giudice imparziale) né con la raccomandazione n° 12/10 del Comitato dei Ministri in ambito europeo tra i cui principi si annoverano: permanenza dei giudici nelle funzioni, inamovibilità, divieto di essere assegnati a nuove funzioni o incarichi senza consenso, indipendenza, responsabilità ed efficacia delle decisioni, giusta remunerazione, destituzione solo in caso di gravi infrazioni del codice disciplinare e non ultimo, con la decisione adottata dal Comitato Europeo dei Diritti Sociali, nel novembre 2015. Il Comitato ha infatti, riconosciuto la condizione discriminatoria della magistratura onoraria in servizio rispetto a quella di carriera a causa della totale mancanza di tutele sociali, oltre che fortemente penalizzante per tutta la categoria.

Superare il limbo della precarietà - Vero è che la magistratura onoraria, nel corso degli anni si è indiscutibilmente professionalizzata. Ciò nonostante, è confinata da decenni nel limbo della precarietà a causa delle proroghette annuali ed è privata di ogni garanzia e tutela sociale. Resa schiava dei propri bisogni, fortemente demotivata, con una indennità mensile sicuramente irrisoria oltre che indecorosa, con un carico di lavoro insostenibile che non consente, di fatto, di svolgere altre attività, se il decreto venisse approvato così com'è, resterebbe il volto distorto della giustizia amministrata, in nome del popolo, da un sistema di caporalato giudiziario di cui la causa non potrebbe che essere attribuita all'ignavia e alla isteria del legislatore e ai preconcetti di alcuni. Garantire, di certo, a queste condizioni, decisioni giuste ed eque per i cittadini, sarebbe oltremodo difficile e sicuramente l'Europa non resterebbe a guardare.

*Presidente European Network of Associations of Lay Judges