direttiva MIFID 2

Contratto quadro di investimento valido con la sola firma del cliente

| 16/1/2018

Corte di cassazione - Sezioni Unite - Sentenza 16 gennaio 2018 n. 898

È valido il contratto quadro relativo a servizi di investimento stipulato con la banca che porti unicamente la sottoscrizione del cliente e la consegna della relativa copia, senza dunque quella del funzionario dell'istituto di credito. Tale prassi è anche in linea con la direttiva europea sul risparmio Mifid 2 appena entrata in vigore in Italia. Lo hanno stabilito le Sezioni unite della Cassazione, sentenza n. 898 di oggi, accogliendo il ricorso della Banca Popolare di Sondrio contro la decisione della Corte di appello di Milano che invece aveva sancito la nullità dell'investimento in bond argentini da parte di due clienti, con il conseguente obbligo della banca di restituire 70mila euro ai risparmiatori.

Secondo il giudice di merito agli atti risultava «solo un modulo contrattuale, datato 25/1/1994, predisposto dalla Banca e sottoscritto dai clienti, privo di ogni manifestazione di volontà negoziale della prima e della sottoscrizione del funzionario delegato», che dunque valeva come semplice proposta. Per il Collegio, infatti, il contratto non poteva ritenersi «concluso per adesione con la sola sottoscrizione del cliente o in forza del successivo ordine del cliente o delle successive comunicazioni della Banca, prive di valenza negoziale, né ne era possibile la sanatoria, così come erano irrilevanti le manifestazioni di volontà desumibili da comportamenti attuativi».

Per la Suprema corte invece risulta chiaro che la previsione della nullità contenuta nel precetto normativo - laddove «in modo inequivoco prevede la redazione per iscritto del contratto» e «la consegna della scrittura» - è posta nell'interesse del cliente. La finalità infatti è quella di assicurare «la piena indicazione al cliente degli specifici servizi forniti, della durata e delle modalità di rinnovo del contratto e di modifica dello stesso, delle modalità proprie con cui si svolgeranno le singole operazioni, della periodicità, contenuti e documentazione da fornire in sede di rendicontazione, considerandosi che è l'investitore che abbisogna di conoscere e di potere all'occorrenza verificare nel corso del rapporto il rispetto delle modalità di esecuzione e le regole che riguardano la vigenza del contratto, che è proprio dello specifico settore del mercato finanziario».

Mentre non si può ritenere, per quanto sostenuto da autorevole dottrina, che tale normativa abbia anche la finalità di garantire una corretta organizzazione della banca imponendo, a pena di nullità, la firma del delegato dell'istituto. Nella interpretazione della norma, prosegue la Corte, si deve infatti tutelare l'interesse effettivamente protetto che è quello del risparmiatore. Una lettura, continua la Cassazione, «in linea con le disposizioni dell'ordinamento europeo» sia con riferimento alla direttiva Mifid 1 che Mifid 2 a cui è stata data attuazione con il Dlgs 129/2017, «al fine di perseguire gli obiettivi di trasparenza e di tutela degli investitori», e che «punta l'accento sulla registrazione del o dei documenti concordati, in tal modo evidenziandosi la necessità che risulti la verificabilità di quanto concordato». In definitiva, conclude la decisione: «Il requisito della forma scritta del contratto-quadro relativo ai servizi di investimento, disposto dall'art. 23 del Dlgs 24/2/1998, n. 58, è rispettato ove sia redatto il contratto per iscritto e ne venga consegnata una copia al cliente, ed è sufficiente la sola sottoscrizione dell'investitore, non necessitando la sottoscrizione anche dell'intermediario, il cui consenso ben si può desumere alla stregua di comportamenti concludenti dallo stesso tenuti».

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