Inaugurazione anno giudiziario

Mammone, allarme su social e femminicidio Restano criticità su nuovi ricorsi

| 26/1/2018

«L'abuso dei mezzi di comunicazione e degli strumenti di partecipazione sociale messi a disposizione dalla Rete costituisce un fenomeno crescente e preoccupante». Lo ha detto Giovanni Mammone, Primo Presidente della Suprema Corte aprendo questa mattina, nell'Aula Magna della Corte di Cassazione, l'Anno Giudiziario, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella; del Vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura Giovanni Legnini; del Ministro della Giustizia Andrea Orlando; del Procuratore generale presso la Corte di Cassazione Riccardo Fuzi; dell'Avvocato generale dello Stato Massimo Massella Ducci Teri e del Presidente del Consiglio Nazionale Forense Andrea Mascherin.

«Da un lato – ha proseguito Mammone - è violato il diritto della collettività ad essere informata in maniera corretta, dall'altro sono messi in moto meccanismi di diffusione sociale delle notizie che possono arrecare, anche inconsapevolmente, danni a soggetti terzi. Il fenomeno può essere contrastato validamente, oltre che con le tradizionali forme di tutela giudiziaria, con la prevenzione, contrastando l'abuso prima che si realizzi il danno. Deve, pertanto, aumentare la consapevolezza degli utenti circa i pericoli della disinformazione e deve incrementarsi mediante un appropriato monitoraggio la conoscenza delle fonti di abuso».

Di notevole allarme sociale, poi, ha continuato Mammone, «è il fenomeno del cosiddetto femminicidio, che è indice della persistente situazione di vulnerabilità della donna e di una tendenza a risolvere la crisi dei rapporti interpersonali attraverso la violenza». «Vengono segnalati, inoltre, l'aumento del numero dei procedimenti per reati contro la libertà sessuale e per atteggiamenti persecutori verso il partner (stalking), nonché l'allarmante fenomeno delle aggressioni violente e immotivate messe in atto da giovanissimi ai danni di coetanei». Mammone ha poi affermato che «in alcuni distretti permane alto il numero dei procedimenti penali connessi all'immigrazione clandestina, spesso collegata ai fenomeni di criminalità organizzata transnazionali». Per cui «accanto all'adozione delle misure di intervento di carattere penale, dovranno essere verificati gli effetti dei provvedimenti legislativi per l'accelerazione dei procedimenti in materia di protezione internazionale e per il contrasto dell'immigrazione illegale».

Nuovi ricorsi - Il Primo Presidente ha ricordato poi che «permane la criticità costituita dalla quantità dei nuovi ricorsi – sia civili che penali – che vengono iscritti ogni anno; quantità veramente abnorme per una Corte che è deputata a realizzare l'esatta osservanza e l'uniforme interpretazione della legge». «Nel settore civile è alto il numero dei procedimenti pendenti a causa della sperequazione numerica e contenutistica esistente nell'ambito dei nuovi ricorsi, che ogni anno per la maggioranza (11.378 nel 2017, pari al 37,55% del totale) affluiscono alla Sezione Tributaria». Un apporto, spiega Mammone, verrà dalla previsione contenuta nella legge di bilancio del 2018 che prevede la nomina di cinquanta magistrati ausiliari per lo svolgimento di servizio onorario presso la Sezione Tributaria. «Nel settore penale nell'anno 2017 - prosegue - i ricorsi sopravvenuti sono aumentati (56.642, +8,13%) rispetto al 2016 (52.384). Il maggior numero dei ricorsi iscritti è stato, tuttavia, compensato dai ricorsi eliminati [56.760, un numero che non ha pari in Europa], tanto che l'indice di ricambio dei ricorsi è risultato positivo [100,20%]. Mentre la durata media del giudizio penale è ulteriormente diminuita passando dai 240 giorni dell'anno 2016 ai 200 del 2017, «così rimanendo ampiamente al di sotto del limite di durata massima (365 giorni) fissato dalla Corte della Convenzione europea dei diritti dell'uomo per la durata del giusto processo dinanzi agli organi apicali della giurisdizione».

Fuzio (Pg), udienze pubbliche per far conoscere posizione su temi nuovi
«Intendo valutare la possibilità di selezionare un limitato numero di ricorsi rilevanti per i quali, nella pubblica udienza, la posizione dell'Ufficio requirente possa essere resa pubblica, per iscritto, anticipatamente rispetto alle udienze fissate». Lo ha detto il Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione Riccardo Fuzio nel suo intervento nel corso dell'Inaugurazione dell'Anno giudiziario. «Una posizione che vuole accrescere l'autorevolezza delle decisioni e l'evoluzione giurisprudenziale, che si nutre del confronto di tesi e che assume intuitiva rilevanza, nei giudizi relativi a questioni nuove (le forme di tutela del risparmio), controverse o, comunque, di principio, o che involgono diritti costituzionali (alla salute, all'informazione, alla riservatezza, all'ambiente) o diritti nuovi (genitorialità e fine vita) e sempre nella doverosa consapevolezza che “la logica dei diritti, quando diventa insaziabile, pone problemi di coesistenza e pericoli di sopraffazione”».

Nuova ipotesi di avocazione non deve preoccupare - «Il P.M. deve mantenere una cultura della giurisdizione – ha proseguito Riccardo Fuzio - che gli impone di richiedere l'archiviazione quando gli elementi acquisiti nelle indagini preliminari non sono idonei a sostenere l'accusa in giudizio. Un P.M., quindi, impavido nelle indagini ma coerente nel proprio ruolo». «In questo senso – prosegue Fuzio - non deve destare preoccupazione l'introduzione della nuova ipotesi di avocazione sulla quale il mio Ufficio, insieme al C.S.M., sta svolgendo una proficua attività di coordinamento volta a realizzare, con il contributo indispensabile dei Procuratori generali distrettuali e degli stessi Procuratori della Repubblica presso i tribunali, una elaborazione di linee-guida, di carattere organizzativo, condivise e – per quanto possibile – generali, idonee a realizzare il massimo coordinamento operativo tra gli uffici di Procura. Ciò con l'obiettivo di raggiungere il risultato voluto dal legislatore: la diminuzione dei tempi del processo, la riduzione delle prescrizioni e l'attuazione del principio della durata ragionevole del processo penale».

Intercettazioni, più garanzie da nuova disciplina
- «Non compete a questo Ufficio alcuna valutazione “di sistema” delle linee portanti della riforma delle intercettazioni: sarà infatti la sua concreta applicazione futura ad evidenziarne, eventualmente, gli snodi ermeneutici ed applicativi maggiormente problematici. Fin d'ora, tuttavia, può senz'altro apprezzarsi il fil rouge che informa l'intervento riformatore, sicuramente rinvenibile in una più intensa tutela del diritto fondamentale alla riservatezza dei cittadini – di cui sono traccia l'introduzione della nuova fattispecie incriminatrice dell'art. 617-septies cod. pen. (Diffusione di riprese e registrazioni fraudolente); il divieto di trascrizione, anche sommaria, delle comunicazioni o conversazioni ritenute irrilevanti per le indagini, sia per l'oggetto che per i soggetti coinvolti, nonché di quelle che riguardano dati personali definiti sensibili dalla legge; una più attenta ed analitica disciplina della conservazione e della selezione dei materiali intercettati; una disciplina per il cd. captatore informatico in dispositivi telefonici portatili (il trojan horse) – senza deflettere sull'efficacia ed operatività del mezzo tecnico».

Orlando, Italia fuori dall'emergenza giustizia grazie a investimenti

«La cifra delle riforme della Giustizia di questa legislatura può essere restituita, a mio avviso, da tre parole chiave: imponenza, coerenza, metodo». Lo ha detto il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, intervenendo nel corso della Cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario. «L'uscita dalla emergenza e la partenza di una nuova stagione di riforme è stata possibile solo grazie ai cospicui investimenti». Nel bilancio della Giustizia si è infatti passati da uno stanziamento di 7.553 milioni di euro, per il 2014, a 8.257 milioni di euro nel 2018”. «L'imponenza ha proseguito - riguarda le riforme approvate. Alcuni dati restituiscono l'ampiezza della sfida, come la riduzione delle cause civili pendenti, passate da 4.681.098 al dicembre 2013 a 3.634.146 al 31 dicembre 2017, e la riduzione della popolazione detenuta, decresciuta di 8.000 presenze dall'8 gennaio 2013 (data di pubblicazione della nota sentenza “Torreggiani”) al 16 ottobre 2017». «Le pendenze di fronte alla Corte Europea dei diritti dell'Uomo sono passate da 14.400 cause trattate a 4.665, con una riduzione del 67%». «Per dare coerenza al cambiamento - continua Orlando - , è stato fondamentale invertire il trend negativo relativo al personale amministrativo con un programma di assunzioni». Mentre le iniziative degli Stati Generali dell'Esecuzione Penale e degli Stati Generali della Lotta alle Mafie «sono una testimonianza di un metodo innovativo, che ha voluto coinvolgere pienamente la società civile su tematiche cruciali per la nostra vita pubblica».

Il ministro si è poi rivolto agli studenti di un Liceo romano ammessi per la prima volta alla cerimonia invitandoli a non essere «spettatori ma attori della democrazie». E riguardo al cyberspazio ha affermato che esso non è solo un «luogo di opportunità» ma anche dove si commettono reati. Per cui a distanza di 80 anni dalle leggi razziali non si deve aver paura di identificare «i nuovi soggetti di odio anche negli spazi virtuali».

Legnini, in politica giudiziaria serve continuità e stabilità
«La cerimonia cade nel pieno di una transizione di legislatura ma il percorso di riforme non deve subire battute di arresto, si richiede un certo grado di stabilità e continuità della politica giudiziaria per risolvere i problemi della giustizia italiana». Lo ha detto il Vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura. «Tre sono state le stelle polari integrazione del Csm - ha proseguito Legnini -, il coordinamento con gli altri attori sistema, la forte promozione della cultura organizzativa, la spinta riformista nelle regole di funzionamento del Consiglio, aprendo alla conoscibilità e dunque alla valutabilità delle scelte fatte». Legnini ha poi ricordato anche l'avvio di una «nuova stagione di collaborazione con l'avvocatura che ha prodotto proficui risultati». Il Csm, conclude Legnini, è poi intervenuto «per allentare i vincoli correntizi» anche se rimangono da risolvere importanti temi ordinamentali quali: il trattamento dei fuori ruolo; l'accesso, la formazione; la partecipazione dei magistrati alla politica.

Mascherin (Cnf), dal Governo riconosciuta importanza avvocato
«Devo dare atto innanzitutto al Ministro della Giustizia, ma insieme al Governo e alla forze parlamentari tutte, di avere intrapreso un percorso di riconoscimento del ruolo dell'avvocato e della dignità della di lui prestazione, attraverso misure come l'equo compenso, il legittimo impedimento della avvocata in gravidanza, i nuovi parametri, l'attuazione della legge professionale». Lo ha detto il Presidente del Consiglio Nazionale Forense, Andrea Mascherin, intervenendo questa mattina alla inaugurazione dell'anno giudiziario in Cassazione.
«Positivi – prosegue - anche gli sforzi del ministero in investimenti economici nel sistema giustizia, gli interventi a sostegno di una concezione del carcere e della pena maggiormente coerenti con il dettato costituzionale, come anche quelli a maggior tutela della privacy dell'individuo nel campo delle intercettazioni». L'avvocatura, d'altro canto, ha espresso la propria contrarietà con riferimento ad altre iniziative, ad esempio la c.d. “sommarizzazione” del processo civile; il rischio di sacrificare il principio di prossimità, ma anche di efficienza, attraverso alcune delle soluzioni suggerite dalla riforma fallimentare; alcuni interventi in materia penale, ricordo qui ad es. il c.d. processo a distanza».

Avvocatura Stato, nel 2017 trattati 170.000 affari nuovi
«Nel 2017 l'impegno dell'Avvocatura dello Stato nella sua attività di patrocinio e consulenza in favore degli Organi costituzionali, delle Amministrazioni, delle Autorità indipendenti e degli altri Enti, ha registrato un incremento di circa 2 punti percentuali, arrivando a circa 170.000 affari nuovi». Lo ha detto l'Avvocato generale dello Stato Massimo Massella Ducci Teri intervenendo alla inaugurazione dell'anno giudiziario. «In tale contesto – prosegue sono intervenuti, nel corso dell'anno oltre 110.000 provvedimenti decisori (quasi 345, per ciascuno dei circa 320 avvocati e procuratori dello Stato in servizio)». «Si tratta di una mole di lavoro imponente, destinata, peraltro, ad aumentare nell'anno in corso in ragione dell'attribuzione all'Avvocatura dello Stato di nuove competenze tra le quali assume particolare rilievo l'assunzione del patrocinio dell'Agenzia delle Entrate-Riscossione, chiamata a esercitare i compiti svolti dalla soppressa Equitalia. Nel mese di giugno 2017, è stato sottoscritto con la stessa Agenzia il protocollo d'intesa in forza del quale l'Avvocatura dello Stato sta progressivamente subentrando nella gestione di una parte di tale contenzioso (che raggiunge anch'esso la considerevole cifra di circa 150.000 affari nuovi l'anno), che si aggiungerà a quello sopra richiamato». Comunque, la legge 27 dicembre 2017 n. 205, conclude l'Avvocato generale, «ha previsto un incremento delle dotazioni organiche degli Avvocati dello Stato e dei Procuratori dello Stato di 40 unità che consente di immettere in servizio, dal prossimo 1° febbraio, ben 47 vincitori del concorso a procuratore dello Stato, che si è concluso di recente».

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