dopo la riforma

Magistrati onorari, i problemi restano aperti

| 6/4/2018

Da mesi la magistratura onoraria è sul piede di guerra. La tanto attesa riforma, infatti, ha deluso le aspettative delle migliaia di giudici onorari che ogni giorno amministrano la giustizia in nome del popolo italiano. Qualche settimana fa le rivendicazioni della categoria sono state amplificate da un dettagliato servizio televisivo andato in onda in una puntata di Report. Ne è venuta fuori una realtà probabilmente enfatizzata per esigenze giornalistiche ma che ha comunque evidenziato un dato di fatto difficilmente contestabile: in Italia lo stesso lavoro – scrivere sentenze – non ha lo stesso valore perché, se ad amministrare la giustizia è un giudice onorario, allo Stato questa professionalità costa tra i 1.000 ed i 1.500 euro lordi al mese e la previdenza è a carico del lavoratore, se invece è un togato ben altri e più elevati sono i trattamenti stipendiali.
Ed allora, sembrano chiedersi gli autori di quel servizio, se i più alti stipendi riservati ai magistrati togati sono un presidio a garanzia della autonomia ed imparzialità dell'ordine giudiziario, come si può derogare a questa fondamentale esigenza quando le funzioni giurisdizionali sono esercitate dai giudici onorari?

Certo, il servizio di Report ha dato voce innanzitutto ai giudici onorari e talvolta questo può avere condizionato la obiettività dell'informazione, ma non può proprio dirsi che sia stato una “sequela di errori”, come affermato da Bruno Tinti in un articolo pubblicato su “La Verità” del 28 marzo 2018 dal titolo “Report si mette la toga ma sbaglia la sentenza sui magistrati onorari”; in effetti l'indagine giornalistica ha avuto il merito di richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica su una inconfutabile realtà, e cioè che la macchina giudiziaria, senza questi giudici sostanzialmente pagati a cottimo, si incepperebbe definitivamente.

Invece, qualche preoccupazione dovrebbe destare l'intervento di Tinti, secondo il quale, mettendo a confronto le retribuzioni dei giudici di professione con quelle dei giudici onorari, si trascura che i primi sono selezionati attraverso un pubblico concorso ed i secondi no, e che proprio per questa ragione “il gap di preparazione professionale e cultura giuridica tra magistrati onorari e magistrati ordinari sia immenso, tale da non consentire alcun paragone”. Né potrebbe mitigare le conseguenze di questa affermazione il fatto che “i magistrati onorari hanno competenze su questioni bagatellari”.
Con questa espressione si intendono “quei processi civili che per il lieve valore dell'oggetto controverso si svolgono con forme semplificate” (vocabolario Treccani).
Dunque il modico valore della causa giustificherebbe un rito più snello (come in effetti è quello dinanzi al Giudice di pace), ma non una minore professionalità e tanto meno “un gap di preparazione professionale” immenso.

In secondo luogo, è abbastanza discutibile considerare bagatellare una controversia civile del valore di € 30.000 ovvero una causa fino ad € 50.000 per il risarcimento del danno derivante dalla circolazione di veicoli e natanti, per non parlare di tutte le altre materie (sono moltissime, a cominciare dalle liti condominiali) sottratte ai giudici togati ed affidate ai magistrati onorari.
Si spacciano per bagatellari, infatti, cause il cui valore è superiore al reddito medio dichiarato dagli italiani, che nel 2015 è stato di poco inferiore ad € 21.000 annui.
Ed allora, Report avrà pure indossato la toga e sbagliato la sentenza sui giudici onorari, ma è innegabile che la fetta più consistente del contenzioso civile, quello – per intendersi – che riguarda la vita della maggioranza degli italiani, è stata affidata a magistrati che non sono selezionati attraverso un pubblico concorso e che questi si occuperanno di controversie la cui rilevanza economica non è affatto modesta, se paragonata – come detto – al reddito medio, ossia all'unico dato obiettivo che consentirebbe di stabilire ciò che è di lieve valore rispetto alla capacità reddituale di cittadini ed imprese.

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